Copertina di The Shins Heartworms
GrantNicholas

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Per appassionati di musica indie, fan dei the shins, ascoltatori di musica alternativa e pop raffinato
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LA RECENSIONE

Prosegue la regola del cinque per gli statunitensi The Shins.

Cinque anni separavano il bel “Port Of Morrow” del 2012 dal precedente (clamoroso) “Wincing The Night Away”, e adesso altri cinque anni per poter finalmente ascoltare il nuovo “Heartworms”, quinta fatica in studio del sestetto capitanato dal talentuosissimo James Mercer (qui anche in veste di produttore).

E questa regola sembra ripagare, visto che anche il nuovo album non delude: già i pezzi che lo hanno anticipato lasciavano intuire l’ennesimo centro di Mercer e soci. “So Now What” (inserita nella colonna sonora di “Wish I Was There”, ultima fatica da regista di Zach Braff) sembrava riconciliare la band statunitense con le sonorità pre-major del proprio percorso artistico, ma poi i successivi singoli ufficiali “Dead Alive” e “Name For You” hanno di nuovo mescolato le carte in tavola. Se la prima è un bel numero molto lennoniano nei contenuti, la seconda è una sferragliante orgia di fascinazioni pop, opportunamente scelta come opener del lavoro.

“Painting A Hole” (sublime) alza ulteriormente il tiro in un celestiale tripudio di claphands incastonati su di un andatura al contempo macchinosa e tribale (l’ultimo Martin Gore avrà sorriso soddisfatto), mentre la successiva “Cherry Hearts” è la cosa più smaccatamente uptempo del disco.

E poi non mancanzo fascinazioni proto-country (“Mildenhall”), ballate dal sapore agricolo (“Fantasy Island”) e un gran pezzo come la titletrack, che riporta dritti dritti ai tempi di “Wincing The Night Away”. Immancabili le influenze fab four di “The Rubber Balz”, e incredibile come Mercer somigli a Bono (quello degli esordi, non quello plasticoso da “Pop” in poi) nella deliziosa chiosa indie folk della conclusiva “The Fear”.

“Heartworms” è un grande disco, uno dei migliori di questo giovane 2017. Un album centrato, mai banale ma al contempo mai esagerato, che dosa sapientemente le tante anime degli Shins e ce li riconsegna ancora assolutamente sul pezzo. Per fortuna.

Miglior brano: “Painting A Hole”

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Riassunto del Bot

Heartworms segna il ritorno dopo cinque anni dei The Shins, con un album solido e variegato che mescola indie pop, folk e influenze Beatles. James Mercer conferma il suo talento sia come frontman che come produttore. Brani come "Painting A Hole" e "Name For You" si distinguono per originalità e qualità, rendendo Heartworms uno dei migliori dischi del 2017.

Tracce

01   Name For You (00:00)

02   Painting A Hole (00:00)

03   Cherry Hearts (00:00)

04   Fantasy Island (00:00)

05   Mildenhall (00:00)

06   Rubber Ballz (00:00)

07   Half A Million (00:00)

08   Dead Alive (00:00)

09   Heartworms (00:00)

10   So Now What (00:00)

11   The Fear (00:00)

The Shins

The Shins sono una band indie rock statunitense formata ad Albuquerque (New Mexico) da James Mercer nel 1996. Hanno esordito con Oh, Inverted World (2001, Sub Pop), seguita da Chutes Too Narrow (2003) e Wincing the Night Away (2007). Dopo il passaggio ad Aural Apothecary/Columbia hanno pubblicato Port Of Morrow (2012) e Heartworms (2017).
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