Copertina di The Spencer Davis Group The Best of the Spencer Davis Group featuring Stevie Winwood
MauroCincotta66

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Per appassionati di musica anni '60, cultori di rock e soul, amanti delle raccolte e chi desidera riscoprire le origini del sound britannico.
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LA RECENSIONE

Finalmente è arrivato! Ora il difficile è introdurlo a casa senza farmi vedere da Sam.

Sgamato subito, vabbè, pazienza, so già la prima canzone che voglio ascoltare e vado direttamente al lato B, prima traccia: tan, tan, tan ...

No Sam, non è “Cuore Matto”, è “Keep On Running”, brano storico del cosiddetto Blue-eyed Soul! Il termine coniato a metà degli anni '60 per descrivere artisti bianchi del Regno Unito il cui suono era simile a quello delle etichette discografiche nere Motown e Stax: Dusty Springfield, gli Animals di Eric Burdon e Tom Jones furono le prime stelle del nascente stile. Poco dopo, altri importanti esponenti del blue-eyed soul furono i Them di Van Morrison e l'archetipo della mod band, gli Small Faces. Ma il vinile che gira sul piatto è degli Spencer Davies Group; pur non essendo delle rockstar, ho sempre pensato che abbiano creato molta musica che ha contribuito a creare un'atmosfera entusiasmante per quel periodo.

Ehhh, la Swinging London degli anni ’60 …

Non proprio, tu lo sai, io in Inghilterra non ci sono mai stato e voglio andarci con te e, quando ci andremo, di sicuro andremo a Londra, ma non penso andremo a Birmingham, dove tutto iniziò per questo gruppo, se non storico, di certo seminale. È la seconda città più popolosa dell’Inghilterra ed è stata un distretto di produzione dell’auto, un settore che impiegava decine di migliaia di lavoratori stipati in palazzoni nati come funghi durante la pessima politica di ricostruzione dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale: ciminiere industriali; autostrade e un centro città in stile americano. Insomma, una specie di Detroit in salsa europea, la “Motor City” degli U.S.A. che, tra la fine degli anni '60 e '70, ha dato i natali a band fondamentali come MC5, gli Stooges di Iggy Pop e Alice Cooper, definendo il proto-punk e il garage rock.

Mauro, ma allora, acciaio, bulloni e olio motore sono l’humus perfetto per far germogliare la musica del diavolo?

Sì, deve essere proprio così, perché Ozzy Osbourne e tutti i membri della formazione originale dei Black Sabbath vengono da qui. I membri dei Jethro Tull e dei Fleetwood Mac sono di qui. Robert Plant e il compianto John Bonham erano ragazzi di Birmingham! E a Birmingham, il 12 maggio 1948, nacque Stephen Lawrence Winwood, detto Steve. “Voi negli USA avete little Stevie Wonder, noi in Inghilterra abbiamo little Steve Winwood”. Questa frase, attribuita a Chris Blackwell fondatore della Island Records (etichetta della band), evidenziava che l'Inghilterra nella metà dei sixties aveva un talento soul bianco paragonabile, per intensità e maturità artistica, al genio di Stevie Wonder: Steve Winwood. Uno che a nove anni suonava nell'orchestra jazz del padre; a undici era leader di un suo gruppo; a 13 suonava nella “Muffy Woody Jazz Band” - gruppo semiprofessionale guidato dal fratello maggiore, il bassista Mervyn “Muff” - diventando, quindi, una star del blues/rock già a 16-17 anni con lo “Spencer Davis Group”. Era, insomma, un ragazzo prodigio che, oltre a suonare ottimamente chitarra e piano, a comporre ed arrangiare, era (ed è) dotato di una bellissima voce.

E Davis Spencer?

Spencer Davis (Swansea, 17 luglio 1939 – Los Angeles, 19 ottobre 2020), negli ambienti musicali conosciuto come “Professore” (parlava fluentemente 5 lingue, cantava ed era un buon polistrumentista e discreto chitarrista), alla sera si esibiva nei folk-clubs locali, dove conobbe i fratelli Winwood con i quali decise di formare un gruppo. Beh, 9 anni, in quel particolare arco di vita che va dai 15 ai 30 anni, non sono pochi ma fu subito chiaro a tutti, anche al buon Davis, che il leader era lui, il ragazzino polistrumentista con una voce “nera” alimentata sin da bambino dall'ascolto di cantanti come Ray Charles cui si ispirava. Non era una copia carbone, aveva un suo stile personale, ben distinto e con un registro vocale leggermente più alto; si esprimeva con lamenti e scat sui ritornelli e sulle dissolvenze e, con lo Spencer Davis Group, acquisterà fama anche per come suonava l'organo Hammond e la chitarra solista. A Davies resterà la consolazione di aver dato nome al gruppo ma la voce di Stevie, già matura e piena di sentimento fin dagli anni dell’adolescenza, era il punto di forza principale della band.

Ma le note in copertina indicano quale autore Jackie Edwards, sarà stato il quarto elemento della band …

No, no: la combo originale si completava con Pete York alla batteria. Jackie Edwards, invece, nacque in Giamaica nel 1938 e crebbe lì con quattordici fratelli. Fortemente influenzato da Nat King Cole, iniziò a esibirsi all'età di 14 anni. Edwards attirò l'attenzione di Chris Blackwell che, all’epoca, aveva fondato la Island Records in Giamaica (1959) e che fu tra i primi a produrre album di musica popolare giamaicana, musica che sarebbe poi diventata famosa con il nome di ska. Quando Blackwell trasferì la Island Records a Londra, nel 1962, Edwards lo seguì, lavorando come cantante e autore per l’etichetta. Scrisse sia “Keep On Running” che “Somebody Help Me”, che avremo modo di ascoltare. Ma, adesso, giro il vinile e andiamo con ordine nel susseguirsi di brani inediti e cover raccolte in questo Best Of, una delle poche compilation presenti nella mia collezione. Nonostante alcuni brani di riempimento, i successi principali sono considerati esempi intramontabili del blue-eyed soul degli anni '60. Prendi l’opener “I’m A Man” - no, non c’entra Bo Diddley, questa è stata scritta da Winwood e dal produttore Jimmy Miller - dal ritmo contagioso e ballabile e con un bel riff distintivo dell’organo discendente, non ti ricorda il lavoro di Booker T. & The MG's?

Booker chi?

Ma si, quelli di Green Onions …

Ehi, questa la conosco, è dei Blues Brothers!

No, no, no: “Gimme Some Lovin’” è un loro brano. Pubblicato nel 1967 (sì, a calcoli fatti Stevie aveva 17 anni) è un inno blues-rock energico, crudo e pieno di sentimento. E, con tutto l’amore che ho per Belushi e i B.B., la versione originale, marchiata dalla voce incredibilmente potente di Steve Winwood e dai riff grintosi dell'organo Hammond, è un gioiello grezzo che fonde il soul con un suono rock pesante: per me una delle migliori canzoni degli anni '60. Per non parlare di …

Senti, mi hai convinta: basta “ballare d’architettura” (questa massima di Frank le è rimasta impressa), alza il volume e prendi due birre.

Ok, ok, anche se discendo da una famiglia mutanghera quando inizio a parlare di musica esagero. Buonanima di mio nonno, noto in osteria come “Battisilenzio”, si starà rigirando nella tomba. Solo un’ultima cosa: sebbene io non ami le raccolte, in questo caso, credo sia la scelta migliore. Infatti, anche se durante il boom del blues-rock/R&B britannico di metà anni '60 gli Spencer Davis Group erano una delle band più compatte ed essenziali di quell'epoca, è curioso come i loro primi dischi non abbiano mai venduto o avuto la stessa risonanza di quelli dei Rolling Stones o persino degli Animals, probabilmente perché questi ragazzi erano più una band da singoli che da album. E allora, ben venga questa compilation di grande successo del 1967, l’anno dell'abbandono dei fratelli Winwood (con Steve che formerà subito dopo un'altra storica band: i Traffic). Pensa, due anni dopo il gruppo, dopo alcuni cambiamenti di formazione, si sciolse. In buona sostanza, Winwood fu il principale artefice del successo di questo storico gruppo tra i 16 e i 19 anni.

Eh, altri tempi! Ma, le birre?

A1 I'm A Man - J. Miller, S. Winwood

A2 Gimme Some Lovin' – Muff Winwood, Spencer Davis, Steve Winwood

A3 Every Little Bit Hurts – Ed Cobb

A4 This Hammer – Muff Winwood, Pete York, Spencer Davis, Steve Winwood

A5 Back Into My Life Again – J. Miller Written-By – Jackie Edwards

A6 Waltz For Lumumba – Steve Winwood

A7 Together Till The End Of Time – Frank Wilson

B1 Keep On Running Written – Jackie Edwards

B2 Trampoline – Steve Winwood

B3 When I Come Home – Jackie Edwards, Steve Winwood

B4 Strong Love – Malone/Silvers/Brown

B5 Somebody Help Me – Jackie Edwards

B6 She Put The Hurt On – L. Nelson

B7 Goodbye Stevie Written – Muff Winwood, Pete York, Spencer Davis, Steve Winwood

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Riassunto del Bot

La recensione si concentra sulla compilation Best Of degli Spencer Davis Group, guidati dal talento precoce di Steve Winwood. L'autore, con tono appassionato e ricco di riferimenti storici, sottolinea il contributo fondamentale della band al blue-eyed soul britannico e il ruolo di Birmingham come fucina musicale. Nonostante la minore fama rispetto ad altre band coeve, la raccolta è considerata la migliore sintesi dei loro successi intramontabili.

Tracce video

01   I'm a Man (02:47)

02   Gimme Some Lovin' (02:52)

03   Every Little Bit Hurts (03:27)

04   This Hammer (02:13)

05   Back Into My Life Again (02:24)

06   Waltz for Lumumba (04:12)

07   Together Till the End of Time (02:46)

08   Keep on Running (02:39)

09   Trampoline (02:23)

10   When I Come Home (01:52)

11   Strong Love (02:11)

12   Somebody Help Me (01:57)

13   She Put the Hurt on Me (02:38)

14   Goodbye Stevie (02:20)

The Spencer Davis Group

The Spencer Davis Group è un gruppo rock/R&B britannico formato a Birmingham nel 1963 da Spencer Davis con Steve Winwood, Muff Winwood e Pete York. Autori di hit come Keep On Running e Somebody Help Me (entrambe in vetta nel Regno Unito), oltre a Gimme Some Lovin' e I'm a Man, hanno definito il blue-eyed soul anni ’60. Steve Winwood lasciò nel 1967 per fondare i Traffic; la band si sciolse nel 1969 e si riformò brevemente nei primi anni ’70, pubblicando Gluggo e Living in a Back Street.
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