Premetto che mi sono appassionato a questi tre ragazzi di Sydney ascoltando proprio "Higly Evolved", disco apprezzato, ed in un certo senso anche osannato dalla critica.
Proprio questo disco, quello che permesso ai The Vines di emergere e di prendere parte al sempre più vasto e ricco panorama musicale. Il disco si apre con un pezzo che senza giri di parole definirei essenziale nella sua immediatezza, "Highly Evolved", qualcosa già sentito qua e la, ma nel contempo sempre piacevole da ascoltare.
Segue "Autumn Shade", ballata che sembra un po la quiete dopo la tempesta... Tutto l'album, per lo meno fino a "Get Free", il pezzo migliore a mio avviso, procede con questo andamento "ondulatorio", che forse rispecchia un po quella che è la personalità di Mr. Nicholls.
La semplicità è la prerogativa dei The Vines e si manifesta attraverso i riff elementari dei chitarristi, i tempi e i fill di Hamish Rosser e la voce del loro leader. Questo giudizio non è certamente negativo, anzi... Da non tralasciare brani come il singolo "Outtathaway", "Homesick" e "Country Yard".
Azzardando un paragone con gli altri due dischi questo si colloca inevitabilmente a metà.
In quest’album non troverete niente di nuovo, niente che nel rock degli anni ’90 non sia stato già scritto.
Questo è l’album che fa per voi poiché ripercorre con freschezza e intelligenti ispirazioni un decennio di guitar-band.
"Questo disco è stato acclamato dai più della critica, ma certi critici... hanno voluto andarci un po' più cauti."
"Un disco imprevedibile, il buonumore è assicurato!"
L'aspettativa era altissima. Ma, no, niente di tutto ciò.
Un ottimo disco ma da qui a dire che questi avrebbero rubato fans agli Strokes... un pelo esagerato.