Dopo 'Highly Evolved', il capolavoro di coolness, raffinatezza, dolcezza e nostalgia del loro esordio nell’agosto 2002, e un 2° album, al primo ascolto, ragionevolmente, meno folgorante di quello dell’esordio (ma che rivelava una sicura conferma della loro bravura) i Vines tornano con un album (Vision Valley), ma rinunciano al tour perché non ideale per l’ordine mentale del leader Craig Nichols, a cui è stata diagnosticata la sindrome di Asperger: una lieve forma di autismo, più una ‘diversità’ che una malattia, che infatti caratterizza persone ipersensibili ma aventi doti geniali.
L’album non sorprende molto come i suoi predecessori. Esso ha diverse facce, con in comune la forte personalità dei Vines. Le componenti dell’opera sono: lo stile dei Nirvana e dei Beatles, il garage rock, e soave psichedelia. L’album si apre con una sorta di intro fatto di schitarrate zoppicanti a quattro accordi stile anni ’70 sorrette dalla voce energica ed eccitata di Nichols (Anysound) Nothin’s comin’ e Don’t listen to the radio si aprono con un irresistibile basso pulsante.
Deliziosa è Nothin’ s comin’, che parte diretta e sembra uscita da un ‘In Utero’ dei Nirvana versione più garage e meno elaborata, mentre Don’t listen to the radio è meno diretta, più pop, procede nel refrain con ruvide schitarrate garage (sgradevoli). Ma è ancora più deliziosa, gia dal titolo, Candy Daze, la quale parte sparata alla maniera degli incipit dei Beatles, che proseguono ad ispirare una soave psichedelia rubbersoulesca scesa a compromesso con i Nirvana (ovviamente privati dell’elaboratezza hard rock).
Nella title track propongono una ballatona molto patinata ed orecchiabile (come non mai una loro canzone) con gli archi e il ritmo alla Oasis ma che mosta sempre la forte personalità del gruppo, ed in particolare della voce di Craig: discendente, da brivido caldo, che rimanda alla sensazione di estatica soddisfazione di chi si è innamorato della persona giusta. Molto breve, diretta e incendiaria (e abbastanza punk) Gross Out sempre con schitarrate ruvide, e voce sguaiata, non particolarmente brillante. Take me back essenziale, diretta, semplice, al punto che sembra essere stata gia ascoltata (magari in un film retrò, tipo Tutti insieme appassionatamente), una ballata che richiama atmosfere decisamente country e di soave psichedelia.
Going gone, la traccia meno diretta, molto raffinata, potrebbe figurare nell’album precedente Fuck yeh divertita e ironica ostentazione di tutta la loro cazzutaggine. Dope train (super-trascinante), figlia degli Stooges, ritmo a valanga, atmosfera intrigante, ritornello dall’umore risentito. Atmos, brevissimo pezzo incendiario, non brillante, che però culmina con un’ assolo con la chitarra che poi va in picchiata fino a sfociare in popedelici coretti da rituale solenne. E infine Spaceship, il pezzo più artificioso (ricorda vagamente i Pink Floyd) e disteso (il più lungo: 6 min.) inizia molto sommessamente, prosegue con ritornello ritmato e poi in maniera andante, e dopo un falso finale riparte con ottime digressioni lisergiche (gia accennate in tutte le, pur brevissime, canzoni del disco).
PRODOTTO DA: Wayne Connoly (Died Pretty, The Fauves)
LE PROMOSSE: Nothin’s comin’ (5/5), Candy Daze (5/5), Vision valley (5/5), Dope train (5/5), Going gone (4 ½ /5), Take me back (4-/5)
LE BOCCIATE: Don’ t listen to the radio, Gross Out
LE ALTRE: Anysound, Fuck yeh, Futuretarded, Atmos, Spaceship
La ricetta è sempre la stessa: brani dalle sonorità quasi country e violentissime frustate garage-punk.
Molti preferiranno trascurare l’evidente maturazione musicale di Nicholls, per puntare i riflettori sulla sua traballante salute mentale.
Ma in questa valle si vedono solo cose viste e riviste...
Una qualche novità sta nella traccia finale 'Spaceship': una chitarra che arpeggia e una voce angelica che canta flemmatica.
La volgarità quest'anno ha premiato solo i Babyshambles di "Fuck forever", e "Fuck yeh" più che un tosto pezzo rock'n'roll, è il picco negativo della vena compositiva di Mr. Nicholls.
E come dice un famoso filosofo: meglio di tanta merda che c'è in giro...