Craig Nicholls non sta bene. Negli ultimi due anni si è parlato più della Sindrome di Asperger (una rara forma di autismo che sarebbe all’origine dei suoi violenti e bizzarri comportamenti antisociali) che della musica realizzata dai suoi Vines. Dopo il flop di Winning Days (2004) Nicholls ci riprova, dando alle stampe le tredici canzoni di Vision Valley.
La ricetta è sempre la stessa: brani dalle sonorità quasi country (Take Me Back, Going Gone, Vision Valley) e violentissime frustate garage-punk (i singoli Don’t Listen To The Radio e Gross Out). A sorprendere questa volta sono le ballate: Take Me Back e Vision Valley proprio in virtù della loro assoluta semplicità sono gli episodi migliori di questo ritorno. Molti però preferiranno trascurare l’evidente maturazione musicale di Nicholls, per poter meglio puntare i riflettori sulla sua traballante salute mentale. Un vero peccato visto che il ragazzo, nonostante stia decisamente male, sembra avere ancora qualcosa da dire.
Ma in questa valle si vedono solo cose viste e riviste...
Una qualche novità sta nella traccia finale 'Spaceship': una chitarra che arpeggia e una voce angelica che canta flemmatica.
La volgarità quest'anno ha premiato solo i Babyshambles di "Fuck forever", e "Fuck yeh" più che un tosto pezzo rock'n'roll, è il picco negativo della vena compositiva di Mr. Nicholls.
E come dice un famoso filosofo: meglio di tanta merda che c'è in giro...
Deliziosa è Nothin's comin', che parte diretta e sembra uscita da un 'In Utero' dei Nirvana versione più garage e meno elaborata.
La title track propone una ballatona molto patinata ed orecchiabile con gli archi e il ritmo alla Oasis ma che mostra sempre la forte personalità del gruppo.