Copertina di The Vines Vision Valley
Adil

• Voto:

Per appassionati di rock alternativo, fan dei the vines, ascoltatori di garage-punk e musica indipendente, giovani adulti curiosi di sonorità 2000
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LA RECENSIONE

Craig Nicholls non sta bene. Negli ultimi due anni si è parlato più della Sindrome di Asperger (una rara forma di autismo che sarebbe all’origine dei suoi violenti e bizzarri comportamenti antisociali) che della musica realizzata dai suoi Vines. Dopo il flop di Winning Days (2004) Nicholls ci riprova, dando alle stampe le tredici canzoni di Vision Valley.

La ricetta è sempre la stessa: brani dalle sonorità quasi country (Take Me Back, Going Gone, Vision Valley) e violentissime frustate garage-punk (i singoli Don’t Listen To The Radio e Gross Out). A sorprendere questa volta sono le ballate: Take Me Back e Vision Valley proprio in virtù della loro assoluta semplicità sono gli episodi migliori di questo ritorno. Molti però preferiranno trascurare l’evidente maturazione musicale di Nicholls, per poter meglio puntare i riflettori sulla sua traballante salute mentale. Un vero peccato visto che il ragazzo, nonostante stia decisamente male, sembra avere ancora qualcosa da dire.

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Riassunto del Bot

L'album Vision Valley dei The Vines rappresenta un ritorno dopo il flop di Winning Days. Craig Nicholls, segnato dalla sindrome di Asperger, propone brani che oscillano tra sonorità country e feroci esplosioni garage-punk. Le ballate semplici spiccano come gli aspetti migliori del disco. Purtroppo, l'attenzione mediatica si concentra più sulla salute mentale di Nicholls che sulla sua evoluzione musicale.

The Vines

The Vines sono una band australiana formata a Sydney e guidata da Craig Nicholls. Esordiscono nel 2002 con Highly Evolved, trainato dai singoli Get Free e Outtathaway!, e proseguono con Winning Days, Vision Valley, Melodia e In Miracle Land. Il loro suono mescola psichedelia sixties e abrasioni grunge.
15 Recensioni

Altre recensioni

Di  ste84

 Ma in questa valle si vedono solo cose viste e riviste...

 Una qualche novità sta nella traccia finale 'Spaceship': una chitarra che arpeggia e una voce angelica che canta flemmatica.


Di  JULIANHAMPSHIRE

 La volgarità quest'anno ha premiato solo i Babyshambles di "Fuck forever", e "Fuck yeh" più che un tosto pezzo rock'n'roll, è il picco negativo della vena compositiva di Mr. Nicholls.

 E come dice un famoso filosofo: meglio di tanta merda che c'è in giro...


Di  Roberto De Filippis

 Deliziosa è Nothin's comin', che parte diretta e sembra uscita da un 'In Utero' dei Nirvana versione più garage e meno elaborata.

 La title track propone una ballatona molto patinata ed orecchiabile con gli archi e il ritmo alla Oasis ma che mostra sempre la forte personalità del gruppo.