Copertina di The Vines Vision Valley
ste84

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Per appassionati di rock alternativo, fan dei the vines, ascoltatori di musica grunge e critici musicali
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LA RECENSIONE

Riecco lo scoppiato Craig Nicholls che torna col suo gruppo di poveri cristi costretti ad accontentarsi di un front man mentalmente instabile... e la musica? Bè avevo "osannato "Winning Days" in una mia de-rece e, per forza di cose, potrei osannare anche la "valle delle visioni" visto che non ci allontaniamo molto dai due predecessori: solito sound simil grezzo, simil Nirvana che fanno a botte con i simil Beatles, simil "la la la la la laaaaaaaa" (o "ye ye ye yeeeeeeeee", "ah ah aaaaaaaaaaaah", "uh uh uhhhhhhhhhhh" a seconda delle esigenze) che sono le strofe più intelligenti (e comprensibili) di ogni song.

Novità? Nessuna! Nemmeno nella durata: 31 miseri minuti da distribuire in 13 canzoni (hanno battuto pure gli Strokes...). "Anysound" potrebbe intitolarsi "Ride II" visto che ne è la copia; cosi come "Nothin's comin" scopiazza "Higly Evolved" e "Candy Daze" ha quel fresco sound "innovativo" anni '60 con l'assolo che copia il cantato e il gettonatissimo "la la la etc etc" (che du' palle!). La title track sa di già sentito ma da un certo senso di desolazione che ci può stare ("oh yee yee ye yeeeeeeeee"). Il primo singolo estratto deve piacere per forza: classico rock che abbraccia il grunge nel ritornello. "Gross out", "Fuck Yeah", "Dope Train" e "Atmos" sono quattro rabbiose tracce che fanno da tappabuchi visto che suonano "stranamente" inutili. "Take Me Back" puzza di quel folk da fiera, "Going Gone" è "Autumn Shade". Una qualche novità sta nella traccia finale "Spaceship": una chitarra che arpeggia e una voce angelica che canta flemmatica, entra poi la batteria e verso la metà c'è spazio per un assolo distorto e piacevole che si dilunga fino a fine song... nella valle delle visioni ognuno vede quello che gli pare.

Ma in questa valle si vedono solo cose viste e riviste...

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Riassunto del Bot

L'album Vision Valley dei The Vines è un lavoro che non presenta novità rispetto ai precedenti, mantenendo uno stile grezzo e molto simile. La durata di soli 31 minuti distribuiti su 13 tracce è ritenuta insufficiente, mentre alcune canzoni risultano ripetitive o inutili. L'unico momento interessante si trova nella traccia finale, che propone un cambiamento di atmosfera. Nel complesso, la recensione sottolinea la stagnazione e la mancanza di idee fresche della band.

The Vines

The Vines sono una band australiana formata a Sydney e guidata da Craig Nicholls. Esordiscono nel 2002 con Highly Evolved, trainato dai singoli Get Free e Outtathaway!, e proseguono con Winning Days, Vision Valley, Melodia e In Miracle Land. Il loro suono mescola psichedelia sixties e abrasioni grunge.
15 Recensioni

Altre recensioni

Di  Adil

 La ricetta è sempre la stessa: brani dalle sonorità quasi country e violentissime frustate garage-punk.

 Molti preferiranno trascurare l’evidente maturazione musicale di Nicholls, per puntare i riflettori sulla sua traballante salute mentale.


Di  JULIANHAMPSHIRE

 La volgarità quest'anno ha premiato solo i Babyshambles di "Fuck forever", e "Fuck yeh" più che un tosto pezzo rock'n'roll, è il picco negativo della vena compositiva di Mr. Nicholls.

 E come dice un famoso filosofo: meglio di tanta merda che c'è in giro...


Di  Roberto De Filippis

 Deliziosa è Nothin's comin', che parte diretta e sembra uscita da un 'In Utero' dei Nirvana versione più garage e meno elaborata.

 La title track propone una ballatona molto patinata ed orecchiabile con gli archi e il ritmo alla Oasis ma che mostra sempre la forte personalità del gruppo.