Formatisi in quel di Stavanger (Norvegia) nel 1994 i Theatre Of Tragedy sono considerati gli inventori del "beauty and the beast metal", ovvero del metal cantato da una voce growl maschile e da un'eterea e delicata voce femminile, che come in uno scontro tra bene e male duellano completandosi a vicenda. In questo caso il duello è tra il growl di Raymond I. Rohonyi e la stupenda voce dell'angelica (nonché storica) Liv Kristine.
La musica è caratterizzata da un doom metal dalle spiccate influenze gotiche e dalle movenze raffinate, tanto lento e avvolgente in alcune parti quanto veloce in altre, ma mai eccessivamente violento. Particolarissimi i testi scritti tutti in inglese medievale e che costituiscono delle stupende poesie.
Il cd si apre con la traccia omonima, in realtà un'intro di poco più di un minuto, caratterizzata da plumbee note di piano e da urla di sottofondo. È poi il turno di "Fair And 'Guiling Copesmate Death" introdotta dalla voce di Liv che predomina sullo sfondo di chitarre e tastiere violineggianti. Subentra la voce di Raymond, dapprima pulita, lenta e monotona (come d'altronde richiede il genere) per poi scatenarsi in poderosi growl a formare un duetto con la metà angelica. Bellissimo l'intermezzo con tastiere a mo di clavicembalo e il sample a metà brano tratto da non so quale film, molto suggestivo. I due cantanti continuano a duellare sino alla fine, spronati da tastiere che in realtà danno l'idea d'un quartetto d'archi. Una chitarra acustica ci introduce a "Bring Forth Ye Shadow" con Raymond intento a declamare i suoi versi e presto raggiunto da Liv, fantastica persino nel modo di pronunciare la parole. Le lente chitarre accompagnate dal piano disegnano scenari maestosamente tragici. "Seraphic Deviltry" è un pezzo dai ritmi quasi industrial corredato da effetti elettronici che lo rendono molto ballabile.
Un piano malinconico e la voce di Liv introducono "And When He Falleth", lasciando poi spazio alle chitarre e al growl di Raymond che cerca di prevaricare la controparte angelica. Il pezzo viene inframmezzato da cori gregoriani cui segue un dialogo tratto dal film "The Masque Of The Red Death" del 1964, e il tutto ci fa sembrare d'essere in un antico castello medievale. Primo singolo nonché unica canzone in tedesco è "Der Tanz Der Schatten" (al tempo tormentone in molti locali gothic/dark), misteriose tastiere introducono le chitarre per lasciar spazio a voci filtrate elettronicamente e ai consueti duetti. Liv chiude ripetendo ossessivamente, quasi fosse una litania, la frase: "Ich Liebe Dich". "Black As The Devil Painteth" è un pezzo spiccatamente doom, davvero lento che alterna alla voce solista di Raymond il duetto travolgente e malinconico tra i due. Molto bello il testo incentrato sulla figura dell'artista. Un riff decisamente tetro ci introduce a "On Whom The Moon Doth Shine" che alterna parti dolcissime di piano a parti più dure di chitarra per poi sublimare il tutto quando la voce di Liv s'innalza sovrana, come un grido d'innocenza, e quando i due duettano su un sottofondo di violini soavi quali il tocco di pallide rose. Il suono delicato di un'arpa ci introduce a "The Masquerader And Phoenix", un capolavoro nel capolavoro. Sopraggiungono le tastiere e poi, eterea come non mai, la voce della bionda cantante. Poi organo, batteria dalle cadenze tribali e chitarre violente come pugnalate al cuore ci dilaniano il viso mentre il growl non fa che gettar sale sulle ferite. Ma dopo la tempesta torna il sereno ed ecco che queste due magnifiche voci s'intrecciano un'ultima volta per poi svanire nel nulla. Fine d'un capolavoro che non vorreste mai smettere d'ascoltare.
Anche dal punto di vista grafico il lavoro si distingue, mostrando una copertina sensuale e decadente, e un artwork in generale bellissimo pur nella sua semplicità. Lasciatevi ammaliare dalla vellutata oscurità del Teatro della Tragedia.
Una luce che volendola vedere nella voce di Liv si tramuta sempre e comunque nell’oscurità della voce di Raymond.
Dopo due anni che lo ascolto continuo a scoprire immagini nuove, sensazioni, emozioni...
È disarmante e sempre doloroso, seppur piacevole, riascoltare le nove canzoni di questo cd.
La bellezza, anche se misteriosa e dal vago sentore pericoloso, e la ferocia dosata ed intrappolata in una costernazione universale e oggettivante.