Vedi buio e continui a cercare un po' di luce, ma non c'è.
No, luce c'è solo come antagonista del tutto che avvolge quest'atmosfera incredibile, surreale e mai creata da nessuno mai prima. Una luce che volendola vedere nella voce di Liv si tramuta sempre e comunque nell'oscurità della voce di Raymond.
Vedi buio sempre e comunque, nelle mani insistenti di Lorentz su quelle tastiere che ancora significano tristezza, alienazione... E che spesso accompagnano il canto dolce di Liv. Una batteria spesso lenta, ancora troppo doom per essere l'espressione del futuro recente di questo gruppo norvegese che una volta avevano fatto uno dei più bei dischi mai suonati: "Velvet Darkness They Fear".
Non vi aspettate grandi assoli, anzi non ce ne sono. Nemmeno intricate reti di suoni coordinati. Solo atmosfera plumbea, oscura, invernale. Il resto viene da se. Non pensate di ascoltare un album facile, non entra subito: dopo due anni che lo ascolto continuo a scoprire immagini nuove, sensazioni, emozioni...
Pensate solo a voi stessi, chiusi al buio nel luogo più oscuro della vostra anima...
È disarmante e sempre doloroso, seppur piacevole, riascoltare le nove canzoni di questo cd.
La bellezza, anche se misteriosa e dal vago sentore pericoloso, e la ferocia dosata ed intrappolata in una costernazione universale e oggettivante.
Fine d’un capolavoro che non vorreste mai smettere d’ascoltare.
Lasciatevi ammaliare dalla vellutata oscurità del Teatro della Tragedia.