Copertina di This Mortal Coil Blood
giovanniA

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Per appassionati di dark-wave, fan della musica alternativa anni '80-'90, amanti delle cover reinterpretate con atmosfere eleganti e sognanti.
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LA RECENSIONE

Terzo capitolo (e ultimo) del progetto This Mortal Coil, un'entità multiforme ideata dal boss della 4AD, Ivo Watts-Russell, che riunisce sotto lo stesso tetto i musicisti migliori della sua scuderia, quella 4AD vera e propria etichetta-feticcio di un certo genere dark-wave a metà degli anni '80.

Anche in questo caso, come nei due precedenti album, un gran numero di cover version costituiscono l'ossatura del lavoro e si alternano a brani di collegamento, per lo più strumentali, assemblati dallo stesso Ivo e dal fido ingegnere del suono John Fryer.

È divertente tentare di rintracciare i numerosi fil rouge dei brani qui reinterpretati: ma è tale l'eclettismo che alla fine lo sforzo si rivela forse inutile. Si va da "Til I Gain Control Again" del cantautore country Rodney Crowell a "With Tomorrow" di Gene Clark, uno dei fondatori dei Byrds; dalla canzone d'autore più ricercata ("Late Night" di Syd Barrett o "Several Times" di Pieter Nooten, già con i Clan of Xymox, band di punta della 4AD) per arrivare al poeta turco Natzim Hikmet che ispira "I Come and Stand at Every Door" sull'olocausto nucleare di Hiroshima, brano inciso da Pete Seeger nel 1962 e presente, nella sua versione più celebre, nel terzo album dei Byrds.

Ciò che conta in realtà è la trasfigurazione stilistica che questi brani ricevono nel contesto del progetto: suoni elegantissimi, atmosfere raffinate e un romanticismo notturno e stralunato costituiscono la filigrana dei 76 minuti ininterrotti di "Blood". Il dark dei primi anni '80 lascia spazio qua e là a chitarre acustiche, al quartetto d'archi, fino al garage rock di "I am the Cosmos", ma sono episodi, in realtà "Blood" altro non è che la trascrizione in musica di un sogno dilatato.

Con questo disco, uscito nel 1991 e forse di poco inferiore ai primi due strabilianti capitoli, i This Mortal Coil tornano nell'ombra che si nasconde dietro il nome del supergruppo: una citazione dal celeberrimo monologo di Amleto (sì, proprio "Essere o non essere") in cui Shakespeare evoca "questo groviglio mortale", metafora della vita.

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Riassunto del Bot

Blood, terzo e ultimo album di This Mortal Coil, prosegue il progetto musicale di Ivo Watts-Russell con un mix di cover e brani originali. Il disco unisce atmosfere eleganti e un romanticismo notturno, superando i confini del dark-wave classico con influenze variegate. Un viaggio musicale che appare come la trascrizione di un sogno dilatato, raffinato e coinvolgente.

Tracce testi video

02   Mr. Somewhere (02:52)

03   Andialu (03:03)

04   With Tomorrow (02:40)

06   You and Your Sister (03:14)

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07   Nature's Way (03:19)

08   I Come and Stand at Every Door (03:54)

10   Baby Ray Baby (02:13)

11   Several Times (03:12)

12   The Lacemaker II (01:24)

14   Ruddy and Wretched (03:15)

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15   Help Me Lift You Up (05:06)

16   Carolyn's Song (03:47)

17   D.D. and E. (00:47)

18   'Til I Gain Control Again (04:43)

19   Dreams Are Like Water (08:37)

20   I Am the Cosmos (04:05)

21   (Nothing But) Blood (04:04)

This Mortal Coil

This Mortal Coil è un progetto/collettivo della 4AD, curato da Ivo Watts‑Russell con John Fryer, attivo tra il 1983 e il 1991. Riunisce artisti della scuderia (tra cui membri di Cocteau Twins, Dead Can Dance e Colourbox) e pubblica tre album che intrecciano cover d’autore e brani strumentali eterei. La loro versione di Song to the Siren è diventata un classico.
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