Provo a recensire con poche parole uno degli album che ha segnato il ritorno di san Tommaso dopo l'uscita di "The Black Rider" e a 7 anni di distanza dall'ultimo album solista di Waits, il grande "Bone Machine". Questo lavoro si distingue molto dagli altri per l'atmosfera rurale che accompagna ogni canzone, registrato nelle campagne del Nord California in mezzo al verde e ai muli, da cui prende forma anche il titolo dell'album, partorito da una frase detta da Kathleen "Non ho sposato un uomo... ho sposato un mulo", frase che ha ispirato e colpito il nostro... e trasformata in "Mule Variations".
Credo che in quest'album ci sia una forte e chiara componente di country-blues: "Lowside Of The Road", "Get Behind The Mule", "Cold Water", "Chocolate Jesus", tutti brani con un andamento di suoni più lento e di stampo più classico (se si può definire così un lavoro di Waits...) rispetto sia ai lavori precedenti che a quelli che ancora dovranno vedere la luce come l'ultimo (bellissimo) "Real Gone".
Non potevano mancare ballate come "Hold On", "Take It With Me", "Pony", "Picture In A Frame" e tracce più alla Waits e alla "Bone Machine" per intenderci in "Big In Japan" e nella grandissima "Filippino Box Spring Hog". Poi come sempre non poteva non esserci una spoken-song nella veritiera "What's He Building?".
Cosa dire quindi di queste variazioni del mulo... un ottimo ritorno dopo un lungo periodo di silenzio o quasi... dove troviamo un Tom più calmo e riflessivo ma di grande impatto fin dal primo ascolto. Tra le righe non si può non notare l'influenza avuta in quest'album più che in passato dall'altrettanto grande Captain Beefheart... artista che ha sempre apprezzato e ispirato il nostro. Credo che Tom può insegnare molto a tutti soprattutto in termini di valori e di scelte legate alla propria musica e alla propria persona. Dopo 5 anni che lo seguo ormai riesco a sentire e trovare musica anche nei lavori di un cantiere... e questo è merito soprattutto di quel santo di Tommaso.
Un capolavoro assoluto, contiene 16 pezzi dal suono 'sporco e sbilenco' ma tutti animati da una forza musicale irresistibile.
"Why wasn’t God watching? Why wasn’t God listening? Why wasn’t God there for Georgia Lee?" — una canzone colossale che lascia esterrefatti.
Con la sua voce dissacrante e rilassante allo stesso tempo, mi immagino di stare in mille mondi.
"Mule Variations" è un insieme di brani violenti e romantici, la sua voce aspra ed aggressiva in "Big in Japan" e calma ed accogliente in "Hold On".
Un mulo che, da qualche parte nell’immensa campagna americana, si siede su una seggiola di legno mezza scassata e registra un disco; cosi, perché gli va.
Quando finisce “Come On Up To The House” e tutto è finito, lui è lì, col cappello in mano, fra i campi, mentre tutto si sta oscurando, come in quei vecchi film.