I Type O Negative di Peter Steele sono stati una delle band più chiacchierate degli anni Novanta, attirandosi violente accuse di razzismo, misoginia, nazismo e persino satanismo. Ma fu soprattutto la figura del leader a polarizzare su di sé tali voci, un uomo perverso con un passato trascorso nel degrado urbano, ma in realtà anche un provocatore nato. "La musica è la mia psicoterapia" era solito dire, e se i suoi testi riflettono ciò che abita la sua mente è il caso di credergli.
Dopo aver pubblicato "Slow, Deep And Hard" (il loro capolavoro, un irraggiungibile concentrato di aberrazioni) la band dà alle stampe "Bloody Kisses", che nella forma e in parte nei contenuti si discosta abbastanza radicalmente dal predecessore. Dopo l'introduzione scherzosa-pornografica di "Machine Screw", il gruppo attacca con uno dei migliori brani di sempre: "Christian Woman". A reggere il pezzo per tutti i suoi nove minuti c'è la voce calda e viscerale di Steele alternata a dolci cori femminili, che certo non bastano a nascondere quanto il testo sia blasfemo, trasferendo la religiosità della "donna cristiana" in un desiderio carnale di Dio. Nonostante tali parole vengano pronunciate tra i canti degli uccellini e le volate perfette delle tastiere, l'effetto che se ne ricava non è affatto grottesco, bensì passionale. La canzone si chiude trionfalmente, dove Steele dichiara vittorioso "Jesus Christ looks like me". Dopo questa catarsi il disco irrompe con il secondo singolo, "Black No. 1", oltre undici minuti di Hard Rock contaminato dal Progressive senza cedimenti o divagazioni così da mettere in luce tutta l'ispirazione e la capacità della band, mentre le liriche alimentano di nuovo un voluto cattivo gusto. Basterebbero le prime due tracce per fare dell'album un classico, i Type O Negative non raggiungeranno più vertici simili. Ciò che resta aggiunge poco al visionario mondo ormai evocato: l'hardcore selvaggio di "Kill All The White People" ricorda i tempi andati, pur senza raggiungere la violenza epica degli esordi, "We Hate Everyone" e i numerosi intervalli strumentali accentuano il lato sarcastico, mentre "Summer Breeze", la title track e i lunghi pezzi conclusivi traslano su territori più rilassati ed intimi, marcando sulla forte attitudine progressiva.
"Bloody Kisses" forse non è imprescindibile, ma è un disco importante di una band fondamentale, che andrebbe presa seriamente in considerazione da parte di chi ancora non la conosce. Per non parlare della copertina, che certo farebbe un figurone in bella vista nella vostra cameretta.