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Umberto Bindi
Il Nostro Concerto

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Nel 1961, con l'incoscienza dei suoi pochi anni, Umberto Bindi sale sul palco di Sanremo con ''Non mi dire chi sei'', canzone infarcita di sfumature classicistiche, in virtù del suo trascorso da conservatorio più che invidiabile. Solo 37.000 voti per un interpretazione che fece parlare di se, mai per la canzone in questione, ma per un vistoso anello portato al dito dal cantautore di Bogliasco. ''Della mia canzone non fregava niente a nessuno. Volevano solo sapere se ero finocchio''.

Erano anni in cui la sottocultura borghese e moralista metteva radici nelle case e nelle televisioni degli italiani. Quella che oggi definiamo paura del diverso, che altro non è che misera disinformazione e trionfo dell'ignoranza, pervedeva allora più che mai, complice una carenza culturale che oggi in linea teorica è ai massimi storici, e che proprio per questo rende ancor meno giustificabile qualsiasi tipo di discriminazione. Il rischio di mettere a repentaglio una carriera passava anche attraverso verità di questo tipo, che il più delle volte rimasero celate negli anni, venute alla luce in periodi successivi o rese segrete fino alla fine dei giorni. E forse Lucio Dalla aveva ragione a scindere personaggio e vita privata, al punto da rendere la sua sessualità un tabù e un indice di discussione per chi crede, dopotutto, ci sia dell'altro dietro le righe dei suoi testi. Passando anche attraverso chi, come Renato Zero, l'ha resa parte integrante del proprio personaggio.

Quell'edizione la vinse Betty Curtis. O meglio. La vinse Mogol, che scrisse per lei ''Al di là'', anticipando un ondata di successi italiani che vide protagoniste le migliori interpreti della nostra penisola, di cui è d'obbligo citare quella Gigliola Cinquetti, che qualche anno dopo cantò di amori troppo giovani che, riallacciandosi a quanto detto in precedenza, venivano additati come immorali da un bigottismo esagerato, schiavo di una subcultura ai limiti dell'esasperante, che si esprimeva attraverso censure di ogni tipo, mietendo vittime illustri. Passando anche per chi, circa 10 anni dopo, dalla penna di Bigazzi, fece suo il 71 con ''Montagne Verdi''.

Perchè tutto è figlio del suo tempo, e forse era giusto che quell'edizione venisse portata a casa da chi, nell'immaginario comune, incarnasse al meglio musicalmente quel periodo storico. L'Italia non era ancora pronta per la scuola genovese, che pochi anni dopo avrebbe preso per mano il cantautorato, trasformandolo e plasmandolo attraverso centinaia di sfaccettature. Nonostante un pioniere come Modugno, che con Genova c'entrava ben poco, avesse già aperto le porte ad un movimento ancora acerbo, ma che vide come suo embrione quel ''Vecchio Frack'' che tanto fece discutere per tematiche inerenti a un suicidio enigmatico, definibile quasi tematica pionieristica di un movimento che stava per vedere la luce. L'America di Bob Dylan cede il posto alla Francia e ai suoi chansonnier, attraverso l'ermetismo e il surrealismo di chi, qualche chilometro piu in su, dava spazio a un marcato impegno nei testi, come Brassens e Aznavour, passando per Brel. In una conversione che ricordava a tratti quella tra Naturalismo e Verismo, che vide in Verga massimo esponente di un genere letterario figlio ma mai gemello di quello che l'ha preceduto.

Un cambio di rotta esasperante, che traeva radici nella sofferenza della quotidianità, nell'amore vissuto sul proprio corpo e cantato attraverso l'esperienza dell'autore. L'obbiettivo era muovere le coscenze, e spesso ci si arrivava attraverso un'inquietudine interiore che in alcuni casi portò ad epiloghi tragici. Ed è il caso di quel tragico 67, quando l'inumana sensibilità di Tenco porta quest'ultimo al suicidio, dopo aver toccato con mano che collegare cuore e pianoforte risultava estraneo a un pubblico che non riusciva a individuarne fragilità poetica e intensità compositiva. Nel 63 Gino Paoli tenta il suicidio, sparandosi un colpo al cuore, proiettile che ancora oggi risiede nel suo corpo, a causa dell'impossibilità dell'estrazione. Piero Ciampi, genio e sregolatezza, personalità divenuta con gli anni celebre per complessità e inadeguatezza ad ogni contesto sociale, si lascia lentamente morire nell'alcol e nella sua cirrosi epatica. Un movimento che prende maggiore forma nella figura di Fabrizio De Andrè, nei suoi emarginati, nei disadattati, nelle puttane, negli ultimi. Figura così pesante da distaccarsi da quella matrice, incarnandosi nell'icona anarchica del decennio successivo, e in quel ''cattivo maestro'' che fece della sua arma più forte il verso e la rima.

Fu tutto messo in discussione: dalla politica all'amore, dall'istruzione all'estrazione sociale, dalla religione a quel sentimento di libertà tanto caro. L'atmosfera conservatrice e retrograda dell'epoca impiegò poco a puntare il dito verso i cattivi maestri, responsabili, forse, solo di dare una scossa alle coscenze di chi, per qualcuno, era meglio le teneresse spente. Anche in virtù di chi, apparentemente in modo innocente, sognava ''un mondo diverso, diverso da qui''.

Umberto Bindi era un perfetto membro della scuola genovese, per intimità e approccio alla canzone. Si differenziava dal contesto poichè amante della struttura musicale ricercata e della raffinatezza classicistica più che delle parole. Personaggio schivo e riservato, ascoltava 7 ore di musica classica al giorno, come dicono gli amici che l'hanno conosciuto. Compositore sopraffino e mai banale, messo a lungo in secondo piano per un'omosessualità che lo mise alle corde. Scrisse numerose canzoni per altri artisti. E' del 59 ''Arrivederci'', cantata anche da Mia Martini, altro personaggio con la quale l'ambiente non è stato mai cortese. Con l'amico Gino Paoli pubblica un pugno di canzoni, e ancora Califano, Ornella Vanoni, Iva Zanicchi. ''Il mio mondo'' fa il giro del globo, attraverso l'interpretazione in lingua inglese di Cilla Black. E ancora ''La musica è finita'', divenuta in breve un classico del suo repertorio. per la sfrontata intimità delle sue parole, che la rendono quasi un triste presagio.

Ma è con ''Il nostro concerto'' che Umberto compone un brano icona non solo di un controverso periodo storico ma di un personaggio musicale da riscoprire. E le prime note del brano sono tutto tranne che pop. Umberto teletrasporta l'ascoltatore in una dimensione fatta di pianoforti ed archi, nella classica, la sua classica, croce e delizia nonchè punto di svolta del suo approccio alla canzone. Qualcosa di così elegante da schiacciare il palco di canzonissima. Ma la voce che fa da contraltare alla musica impreziosisce la composizione, non la stona ne la esageara. Sguardi lontani e mani che si cercano, un amore perduto che supera lo spazio e il tempo in un vortice di note che trasudano eleganza e poesia attraverso una voce precisa e struggente. La figura evanescente e sfumata di una donna che sembra quasi prendere vita tra i tasti del pianoforte. La intravedi e le passi attraverso, ma svanisce nel rumore degli applausi dopo gli ultimi versi:

Accanto a te, mi troverai
e troverai un po di me
in un concerto dedicato a te

Dieci settimane consecutive primo in classifica. La delicatezza delle note di Bindi non sopravvisse agli anni 70, ricordata come figlia di un periodo passato e di un personaggio mai completamente accettato. Lui, che si definiva una cicala, e non una formica, per la sua tendenza a sperperare denaro, vittima di un mondo che non ha mai fatto fatica a scagliarsi verso il diverso, verso il presunto ambiguo, verso lo sconosciuto, ponendo in secondo piano la musica del compositore. Nel 1988, al Maurizio Costanzo Show, Umberto decide di dichiararsi, denunciando le ingiurie che è stato costretto a subire nel corso dei suoi anni. Cadde in disgrazia negli anni 90, senza più un soldo, al punto che l'amico Gino Paoli chiese di applicare per lui la legge Bacchelli, che prevedeva un sostegno economico per chi, famoso, avesse difficoltà economiche. Lui, che non aveva mai chiesto nulla a nessuno. Incarnando, così, la perfetta figura del cantore genovese.

Il 23 maggio del 2002, 'la musica è finita' davvero. Ma mai le note del suo concerto. E viene spontaneo domandarsi come Umberto sia potuto rimanere all'ombra di un perbenismo asfissiante per così lungo tempo. Ma la sua grandezza prende vita proprio nella delicatezza e nel modo silenzioso, quasi in punta di piedi, con la quale la sua musica, nel corso degli anni, si è resa superiore a qualsiasi critica e qualsiasi oltraggio. Perchè se si perde il diritto di essere diversi, si perde il diritto di essere liberi.

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Ultimi Trenta commenti su TrentaCinque

macaco
macaco
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Bella pagina. Solo non mi é chiaro un passaggio: "complice una carenza culturale che oggi in linea teorica è ai massimi storici, e che proprio per questo rende ancor meno giustificabile qualsiasi tipo di discriminazione." Sembra un controsenso...


lector
lector
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Sandrino! Sono commosso.


lector: Umberto Bindi, chapeau.
lector: E mandalo a cagare quel Dokken......
lector: Hai ragione Hearty mi sa che ho scritto una minchiata.....
algol
algol
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Bentornato Sandrino


RinaldiACHTUNG
RinaldiACHTUNG
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Era da un po'che ti si vedeva :)


RinaldiACHTUNG: *che non ti si vedeva
imasoulman
imasoulman
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ebbravo santrino! Bindi meritava un simile racconto, dalle mie parti sta ai vertici di sempre della canzone d'autore (quando entrambi i sostantivi - "canzone" ed "autore" - hanno significato e la somma vale più delle singole parti). E non solo del Bel Paese


nes
nes
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hjhhjij
hjhhjij
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Ben tornato.


hjhhjij: Bentornato. Mi pareva di aver fatto qualcosa di sbagliato...
alia76
alia76 Divèrs
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Grazie per questo bellissimo scritto su un autore e musicista immenso.


Pinhead
Pinhead
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Se sei un fake, dai gran dignità al concetto di fake.


Mark76
Mark76
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L'America di Bob Dylan cede il posto alla Francia e ai suoi chansonnier

Mai passaggio di testimone fu più gradito: da una insopportabile cornacchia alla imperitura tradizione europea.

Bindi, grandissimo singer classico e tra i più significativi esponenti della fondamentale scena genovese (da cui però uscì pure, una generazione dopo, l'inutile de Andrè). Alcuni suoi pezzi, dotati di arrangiamenti sontuosi, sono da antologia, a tratti commoventi come un tramonto tra i ghiacci di Thule. Peccato si sia abbassato a collaborare con alcuni impresentabili esponenti negroidi. Inaccettabile. Un gigante, comunque. Tanto di cappello a lui ed al recensore.


hjhhjij: Vabè però basta hai finito di far ridere due giorni fa, manco ci fa entrare più sulle tue recensioni il sito. @[heartshapedbox] che famo ? Lo defenestriamo ?
Mark76: Ma tu non hai proprio niente di fare? Commenti sempre tutto? Mi sembri un decerebrato. Un bel tacer non fu mai scritto.
hjhhjij: Io veramente sto uscendo XD E tu pure. Però che cazzo di fake di merda sei, sono riuscito io a fare incazzare te ahahaaha
nes: il primo disco di dylan esce due anni dopo quello di bindi. Non sei capace, ritenta.
Mark76: L'America di Bob Dylan cede il posto alla Francia e ai suoi chansonnier

Dove lo vedi Bindi? Ecco un altro analfabeta.
algol: @[G] , io direi che è giunta l'ora di defenestrare questo provocatore. Quelle passino, gli piace attirarsi palate di guano e va bene così. Meno bene invece vanno le sue ricorrenti allusioni dal sapore proto razzista. Ciò non è accettabile.
Mark76: ricorrenti allusioni dal sapore proto razzista. Ciò non è accettabile.

No, non è accettabile. Hai ragione. Per caso sei l'ufficio stampa di Platinette?
algol: hai vita brevissima
SandroGiacobbe: Mi permetto di invitarvi all'acquisto di un cane. Tiene impegnati, fa conoscere gente, e se gli lanci un biscotto ti fa pure le feste. L'ideale per certi casi
nes: Qui l'analfabetismo è funzionale e di qualcun'altro: Bindi lo vedo nella recensione e nel tuo commento, Aquila.
SandroGiacobbe: ''da cui però uscì pure, una generazione dopo, l'inutile de Andrè'' ellamadonna questa mica l'avevo letta
nes: Cazzo te ne fai de deandrade quando puoi ascoltarti BURZUUUUUUMMMM!!!!!!
macaco: Negroidi, che parola orribile.
hjhhjij: @[algol] le sparate razzi-nazi fanno parte del personaggio, certo sono brutte ma sono da perculare come il resto. Tanto la sua fine quella sarà... Bim-Bum-Ban.
algol: è stato bannato e sbannato. Le puttanate vanno bene, le sparate razziste anche no.
hjhhjij: Ma le ha fatte fin da subito le sparate razziste :D Comunque, perché sbannarlo ? XD
algol: ha dato garanzie. Pare
algol: a questo punto rivoglio Cuocoglione
hjhhjij: Ha dato garanzie ? Ma quindi ci tiene proprio a stare qui e farsi prendere in giro per le cagate che scrive ? Oddio ahahahahha ma perché ?
luludia
luludia
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Troppo pesante la prima parte, troppo bella la seconda...bentornato...


Miss Kinotto
Miss Kinotto
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mrbluesky
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CLOUDS
CLOUDS
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Siccome sono mezzo accecato mi sono fermato a metà strada ma il @[SandroGiacobbe] rende interessanti anche personaggi che non incontrerò mai. Non è da tutti, forse solo Mario Luzzatto Fegiz. Scherzo !


algol
algol
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Comunque, qua per esempio ci si indigna per le puttanate di Cuocoglione, e sta bene. Poi invece con utenti che arrivano a provocazioni dai contenuti ripetutamente razzisti nessuno fiata. Forse è il caso di fare qualche riflessione.


CLOUDS: Io ho letto solo metà della recensione,. Secondo me sei troppo polemico. Nessuno si è indignato per @[Cuocoglione] , si ride, spero di morire con un sorriso. Ma non ti viene in mente che sia solo un gioco, un gioco di ruolo. Senza NUOVE CARTE , due palle !
nes: Katarsys. I suoi fake si ripresentano ciclicamente sul deb. Ne ha bisogno per qualche ragione che mi sfugge. Ora: Vuoi tu privare un minorato di supporto e assistenza? Eddai, c'ha problemi, e' evidente.
nes: Katarsys e i suoi fake*
algol: guarda, il risotto a me aveva fatto ridere. Non avrei mai bannato per uno scritto del genere, pur essendo una puttanata. Altro sono i deliri nazifascisti. E li sarò sempre "polemico". Tutto qua. Per un pò il giochino di Katarsys va bene, poi fuori.
nes: Ma e' chiaro che tra un po' lo sbatteranno fuori. Funziona cosi' da anni: Lo si fa sfogare, lo si percula, gli si da visibilita', e quando comincia a credere di poter avere un suo posto nel sito gli si caga in gola un ban. Va cosi' da che mi sono iscritto.
algol: infatti è già stato bannato
nes: Di gia'? Merda, @[G] non ha ancora capito come si fa a far piangere la gente...
macaco: L´erba cattiva non muore mai.
hjhhjij: Non è vero che è stato bannato, io la sua scheda la vedo normale. Comunque secondo me ha finito di far ridere, però se volete tenerlo un altro po' va bene lo stesso.
nes: speriamo, non vedo l'ora di leggere qualche commento omofobo.
hjhhjij: E poi lo speracchiamo tutti in coro però
nes: ho in mente di meglio.
hjhhjij: C'ho quasi un po' di "hype".
CLOUDS
CLOUDS
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Sono provocazioni , ma guardati in giro, siamo in un mondo di provocazioni. Guarda la politica è un universo di provocazioni e noi poveri comuni mortali non sapremo mai come andrà a finire. Non prendertela per così poco.


algol: si clouds. Provocazioni. Infatti il cuoco mi ha fatto ridere, e non me ne vergogno. Il razzismo un pò meno. Ma fermiamoci qua e non roviniamo questa ottima pagina. Altrimenti Sandrino ci mette troppo tempo a scriverne ancora, e sarebbe un peccato.
Cialtronius
Cialtronius
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ciao algol, dai su fa il bravo ...non prenderti troppo sul serio ;)


algol: mai fatto
luludia: non prendersi sul serio è una cosa che è difficile prendere sul serio...(parlo per me)
Harlan
Harlan
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Sempre bello leggere una tua recensione.


llawyer
llawyer
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Oh, il solito Sandrino che non rilegge mai! E che mi piace uguale!


TheJargonKing
TheJargonKing
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musicista e persona seria quel Bindi


MikiNigagi
MikiNigagi
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E chi cantava De André? Gli ultimi, cazzo.


Mark76
Mark76
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De Andrè cantava gli ultimi ma poi, un po' come Bergoglio, era amico intimo dei primi. Sula legge Bacchelli: chissà perché non esistono leggi per i padri di famiglia che lavorano una vita, e che poi magari si vedono taglieggiati dalle usurocrazie dominanti. Per quanto riguarda il finissimo Bindi e la recensione, molto buona anche se un poco rapsodica, noi mettiamo 4: anche se è intaccata da un finale orwelliano.


nes: perchècontinui a credere di poter convincere qualcuno che dietro la tua utenza non ci sia una ma più teste di cazzo? vai puGGGGile!!!!
Mark76: Grazie di cuore per le belle parole. Lei comincia benissimo Quaresima. Ovviamente, il "banning" non si applica al turpiloquio.
hjhhjij: Tu però sempre qualcuno mi ricordi.
nes: no, è che non si banna chi sputa sulla merda. è così da sempre, sei qui da anni, dovresti averlo capito.
nes: comunque ancora dovresti spiegarmi come puoi pensare di non passare per rincoglionito a menarla con 'sta storia del "voi".
luludia: "intaccata da un finale orwelliano", hai dei numeri...
Mark76: Tu però sempre qualcuno mi ricordi.

Il ricordo di un lontano passato sembra un sogno.
hjhhjij: Si vabè ma impegnati di più o tra un po' soltanto nes riuscirà a trovare i giusti stimoli per ridere di te. E questo non va bene, avresti buttato ancor di più il tuo lavoro da fake al cesso.
Cialtronius: Non dargli retta Mark sei il migliore. Solo piantala con questa storia dei negri che non sanno suonare, non ci credi neanche tu.
hjhhjij: Non credo si limiti a pensare che non sappiano suonare :D Nel suo personaggio, ovvio.
lector: A marké, guarda che voi avete messo 5. I neri almeno sanno contare.
score_angel
score_angel
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commosso, grazie.


aleradio
aleradio
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bravo alfrè


aleradio: bravo altrettanto
Kotatsu
Kotatsu
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Bella rece, Sandro... Bentornato tra noi...


noveccentrico
noveccentrico
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L'avevo letta giorni fa ma finalmente posso scrivere due parole. Ricordo Bindi a Sanremo insieme ai New Trolls, nel 1996, con un brano piuttosto ostico, dal titolo "Letti". Si classificò, manco a dirlo, ultimo. In queste cose Pippo Baudo era molto sensibile (lo fu con lui, con Alessandro Bono pochi mesi prima di morire, con Giuni Russo, anche lei poco prima di lasciarci, con la Bertè malridotta nel 2002). Quell'immagine perdente di Bindi (era il Festival del '96) mi rimarrà sempre impressa. La canzone non era niente di che, non era "Il nostro concerto", ma rimane un canto del cigno struggente e ingiusto.


odradek
odradek
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Vedo che la riesumazione del Bindi sortisce unanimità di consensi, e aggiungo il mio apprezzamento per l'evidente coinvolgimento che attraversa le tue righe, ma non riesco a condividerne del tutto il senso o quello che mi pare d'avervi rinvenuto. Pare di poter intendere che il solo fatto d'avere estrazione "colta" e/o classica e di tendere a scrivere canzoni che la nella struttura e nelle orchestrazioni palesino tale bagaglio sia di per sé garanzia di qualità: non credo, credo, anzi, che spesso sia vero l'opposto. La canzone ha canoni specifici destinati, come sottolinei anche tu, a mutare in relazione ai tempi, ai costumi, al linguaggio: l'ibridazione di elementi distanti, a livello temporale e stilistico, va maneggiata con cura e con una certa dose di spregiudicatezza, se si vuole evitare l'effetto "posticcio", di sovrapposizioni sterili, destinate a "elevare" presso alcuni palati quel che si riterrebbe altrimenti "vogare", banale, "popolare", come quella che, negli anni successivi, sarebbe stata ritenuta la genia degli "urlatori". Nel caso specifico penso che ''Al di là'' fosse semplicemente più bella di ''Non mi dire chi sei'', più vicina a quella forma canzone destinata ad imporsi, con una immediata cantabilità e una orchestrazione che ne esaltava l'elementare dinamica senza tentare d'elevare alcunché. "Il Nostro concerto" èun'altra cos: ascolta come funziona già perfettamente l'introduzione orchestrale, sulla quale s'appoggia con naturalezza e efficacia la voce, portandoci dritti dritti in quel mood, e come sia lineare e "cantabile" la linea melodica che si snoda da subito, di come l'arrangiamento e l'orchestrazione, tra la soavità spaziale del coro femminile e il pieno impetuoso e crescente dell'orchestra ne enfatizzino l'efficacia. Ed infatti funziona: "Dieci settimane consecutive primo in classifica". Non credo che sia stata la delicatezza a impedire alla sua musica di sopravvivere, come dici, agli anni '70, temo si trattasse di una sensibilità in bilico, incapace di adeguare il proprio sentire a quello dei tempi, ancorata com'era ad una natura e a strumenti lessicali (intendendo qui anche e soprattutto quelli del linguaggio musicale). - Per quel che riguarda la "questione omosessuale" (buffo, scritto così mi obbliga a pensare alla "questione meridionale") e al fatto che interessasse più il suo essere finocchio che la canzone, credo dica di più sulla canzone di quanto si pensi. Nel senso che un grande canzone, per le proprietà misteriose che ha questa forma tutto sommato semplice, avrebbe comunque avuto il sopravvento sull'anello, l'avrebbe fagocitato, rendendolo magari una bizzarra nota iconografica. Questo non significa che io non conosca o addirittura neghi le condizioni bigotte e omofobe dell''Italia di quegli anni, anzi, ci sono cresciuto: significa che se le sue canzoni avessero vinto la sfida con i tempi, la sua sessualità non sarebbe stata un ostacolo sufficiente a frenare il successo, per il semplice motivo che il successo avrebbe generato denaro e l'industria discografica avrebbe trovato il modo di incassare. L'ha fatto con le sue canzoni cantate da altri, infatti: credo che le stesse interpretate da lui non avrebbero funzionato allo stesso modo e, temo, non a causa del suo orientamento sessuale. - Tra i nomi che citi, delineando il periodo nel quale, dici, la musica "traeva radici nella sofferenza della quotidianità..." sarà forse un caso, ma l'autore che è davvero sopravvissuto al tempo e disegnato un'evoluzione costante e mutamenti significativamente aderenti al mutare dei temi è solo De Andrè, Tenco essendo scomparso nel bel mezzo di un percorso che avrebbe potuto essere negli anni sorprendente, Ciampi essendo vissuto in una cosmo del tutto personale e quasi impermeabile, Paoli avendo campato per secoli di rendita "creativa" sino ai nostri tristissimi giorni. Ed è l'unico, De Andrè, ad aver scandagliato in lungo e in largo il proprio lessico sia musicale che non, spostando il baricentro, cercando di v


aleradio: Non so se si debba rimanere nel vestito del cantautorale italiano per citare altri artisti, ma se si riuscisse a raggrupparli in un unico pentolone questi cantautori, musicisti, artisti, parolieri, scultori e falegnami della musica, la figura che delinei nelle ultime righe mi rimanda immediatamente a Battisti.
odradek
odradek
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Recensione:
di volta in volta un terreno di sfida diverso, e poi accettando la sfida posta dal linguaggio stesso. Quindi, con tutto l'affetto che mi suscita Bindi (il video postato da Noveccentrico lo ricordo bene, fece quell'effetto anche a me) l'elegia che si tende a dedicargli non mi convince del tutto, perché cinicamente, credo che le canzoni debbano parlare da sole, che siano, in fondo, solo canzoni e che le sue non abbiano retto l'impatto devastante con il mutare repentino dei tempi. - Sulla considerazione finale della tua pagina sono ovviamente d'accordo, ma come no esserlo?


serenella: Odra, Odra, dek!
lector: Ellamadonna! Odra, davvero un bel commento.
odradek: M"è scappata di nuovo la logorrea. I'm sorry...
donjunio
donjunio
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Recensione davvero preziosa.


SleepTwitch
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Si percepisce che ti piace proprio ciò di cui scrivi!!! Quoto @[llawyer]


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