Copertina di Uriah Heep Come Away Melinda: The Ballads
Battlegods

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Per appassionati di rock anni settanta, fan degli uriah heep, amanti delle ballate emozionanti e del rock progressivo classico
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LA RECENSIONE

Questo disco che mi accingerò di recensire è una raccolta delle ballad più famose di una grandissima band degli anni Settanta: gli Uriah Heep. Il gruppo, penso, non abbia bisogno di presentazioni... se proprio non vi dice nulla vi potrei nominare tre degli album più belli, "The Magician's Birthday", "Demons & Wizards" e "Salisbury". Questa raccolta è uscita nel 2001 e il fù il primo disco degli Uriah Heep che acquistai a scatola chiusa, visto che ancora non avevo ascoltato niente di loro. I brani che contiene sono diciotto e vanno dal 1970 al 1978, racchiudendo così il primo periodo magico del gruppo. Ci troviamo di fronte a canzoni dolcissime e delicate come la commovente "Come Away Melinda", che con la sua melodia e passione sembra quasi accarezzare l'ascoltatore. Veramente una delle ballads più belle del combo britannico. Poi si prosegue con la famosa "Lady In The Black", un pezzo con un sound rock - folk tipo i Byrds, capace di incantare sin dalle prime note. "The Park" è introdotta da una sommessa tastiera che riesce a creare da subito una bella atmosfera e melodia, dove poi subentrano anche gli arpeggi di Mick Box. Un brano veramente particolare, dove a farla da padrone è la voce sensuale e quasi femminile dell'indimenticato David Byron, che rende il tutto molto malinconico e originale. Interessante anche "What Should Be Done", mentre si prosegue con la celebre "The Wizard", dove gli Uriah riescono a mescolare la melodia di una ballada con la potenza hard rock tipica dei seventies. Infatti la track inizia con l'acustica di Box e la voce perfetta di Byron, mentre successivamente si approda ai duri riff di chitarra e ad un susseguirsi di emozioni. "Rainbow Demon" ha un suono molto più cupo e tenebroso, quasi tipo gli Atomic Rooster, con la tastiera che supporta la voce accattivante di Byron, che esplode nel favoloso refrain. Una canzone veramente tosta! "Circle Of Hands" è un'altra perla della band, impreziosita dalla bella introduzione tastieristica e ai riff efficaci e precisi di Mick Box. La song, quando David inizia a cantare, riesce a esprimere energia da tutti i pori, grazie all'immancabile sognante melodia e pura bellezza. Da ascoltare solamente! "Rain" è una delicata ballad dove è difficile non emozionarsi davanti alla poesia e alla bravura che la band ci offre e ci dimostra. "If I Had The Time" ritorna sugli schemi hard rock di "Circle Of Hands", con la tastiera di Hensley che rende il tutto più godibile e originale, mentre Box & Co. sfornano riff e ritmi, rendendo il brano come un'altro esempio di vero rock. Dopo le mediocri, almeno secondo il mio parere, "Circus", "Why Did You Go?" e "The Easy Road", ci troviamo davanti alla irresistibile "Wonderworld" e al classic rock di stampo americano di "You Turn To Remember". Brani molto godibili e carini. "Weep In Silence" è introdotta da una bella sonorità dove la tastiera di Hensley e la chitarra di Box riescono ad "unirsi", prima che Byron ci incanti con le sue parole. Sublime. "Footprints In The Snow" è un brano interessante e che mantiene il disco ancora su livelli molto alti, mentre dopo "Free Me", arriviamo all'ultima song, ovvero alla disarmante e alla favolosa "Come Back To Me". Semplicemente magico e incredibile, oppure, come direbbero gli Uriah Heep, è un "vero ritorno alla fantasia". RETURN TO FANTASY!

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Riassunto del Bot

La recensione analizza la raccolta "Come Away Melinda: The Ballads" degli Uriah Heep, concentrandosi sulla delicatezza e potenza emotiva dei brani. Vengono evidenziati i pezzi più significativi del primo periodo della band (1970-1978). L'autore sottolinea la qualità musicale, la voce iconica di David Byron e le atmosfere originali e malinconiche create dalle ballate, confermando il valore storico e artistico dell'album.

Uriah Heep

Gli Uriah Heep sono storica band hard/prog rock inglese nata a Londra nel 1969 e attiva fino a oggi. Dalla travolgente gloria dei seventies ai mille cambi di formazione, hanno influenzato generazioni di band, miscelando cori, Hammond, fantasy e un certo gusto melodico unico nel loro genere.
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