All'uscita di "Very Eavy, Very Umble", primo lavoro degli Uriah Heep, un critico ebbe a dire che, se il gruppo avesse avuto successo, si sarebbe suicidato. L'aneddoto è noto, ma mette ben in evidenza la superficialità ed il sarcasmo con cui gli Heep sono stati trattati da una certa critica musicale.
L'album inizia con "Gypsy", storico brano della formazione, caratterizzato da una parte iniziale in cui tutti gli strumenti eseguono lo stesso riff entrando gradualmente in scena, da una seconda parte in cui emerge la splendida voce di David Byron, e da una parte centrale in cui l'hammond di Ken Hensley si lancia in uno splendido assolo sostenuto dal riff granitico e ripetitivo di Mick Box: splendido anche il modo in cui il pezzo sembra terminare per riprendere fino all’apoteosi sonora finale. Il secondo brano, "Walkin’ in Your Shadow", è un pezzo dalle sonorità più meditate, costruito attorno ad un riff di chiara derivazione blues e ben arrangiato con l’intervento di tutti gli strumenti: in bella evidenza i cori, di rara eleganza, con Byron a svettare su tutti. La terza canzone, "Come Away Melinda", dal testo un po’ stucchevole (una bambina scopre la foto della madre che non sa essere morta, chiedendo al padre chi è la donna che così le somiglia), è una ballad dalla melodia particolarmente malinconica, essenziale nel suo accompagnamento acustico. Il lato A del vecchio vinile si chiude con l’eccellente jam "Lucy Blues", in cui gli Heep, guidati dall’hammond di Hensley, si lanciano in improvvisazioni che proiettano l’ascoltatore nei fumosi club degli Stati Uniti del sud (à la "In Through the Outdoor" degli Zeppelin… ).
I toni rilassati dell’ultimo brano sono interrotti dalla splendida "Dreammare", scritta dal bassista Paul Newton, pezzo di particolare impatto in cui cori, riff esplosivi di chitarra e gorgheggi di Byron si fondono a meraviglia: degno contraltare della "Gypsy" incisa sul lato A. Segue poi l’ ottima "Real Turned My On", un rock duro con dei riff killer e l’incedere sincopato. Gli ultimi due brani, "I'll Keep on Trying e Wake Up", risentono, invece, di chiare influenze del nascente prog rock, con un uso delle tastiere maggiormente decorativo, temi più articolati e complessi, senza perdere comunque in melodia, caratteristica essenziale del gruppo, emersa con nitore negli album successivi.
Si tratta pertanto di un album godibilissimo per tutti gli amanti del rock duro, a torto definito come poco originale e scarsamente ispirato dal menzionato critico, aspirante suicida: non sia sacrilego dire che non sfigura affatto accanto ai capolavori usciti nello stesso anno, come "In Rock" dei Deep Purple, "Paranoid" dei Black Sabbath o "III" degli Zeppelin, risultando anzi caratterizzato da un suono più pulito che nei predetti lavori, e maggiormente appetibile anche da un pubblico scarsamente attento al genere.
Il voto è una necessaria conseguenza delle precedenti valutazioni.
"Se questo gruppo sfonderà, io mi suiciderò" – una profezia smentita.
Il ticchettio del cucchiaino di Mick Box che entra nella registrazione è un dettaglio unico e affascinante.
Questo disco ha un suo fascino, quel suono anni 70 grezzo, imperfetto, ma dannatamente rock.
La menzione d'onore va alla voce di David Byron, cantante a tratti operistico e comunque grande performer.