Copertina di Vampire Rodents Lullaby Land
Armand

• Voto:

Per appassionati di musica sperimentale e industriale, ascoltatori di sound elettronici provocatori e amanti di atmosfere oscure e intense
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LA RECENSIONE

Si può essere ciccioni pur essendo nervosi, dinamici, veloci, muscolosi. La fiera della vanità di mostrarsi superbi nella bellezza dell'effimero veicolo biologico, da Toronto, viene sbeffeggiata da staffilate di disgregati eterni ritorni presi a piene mani dall'aldilà, sia zona del giù, sia di quella del su.

Una presenza ingombrante la loro, che orrorifica nelle tonnellate di sinuosità tecno-metal arcane che industrializzano senza catena di montaggio il risveglio di accorgersi di avere una pineale. Gente che gigioneggia così con l'orrore non è che si trova tanto facilmente. Queste sono le "ninnananne" giuste per destarsi da ipnotizzazioni gaglioffe che ci strappano all'immediato.

Perciò la dieta corretta è una energia nolente che ti schiaccia in maniera diversa dalla forza di gravità. È come la clessidra dell'eternità: la sabbia scende dal basso verso l'alto; mettiamoci l'anima in pace. Certo che la premiata ditta Rathausen & Wulf non ce la manda a dire, non filtrando comunelle d'ascolto con l'utenza, anzi il mistificare un pathos da giudizio universale, filtrato da ombre di musica da camera, mi sa tanto di una concrète presa per il culo, visto il puntiglio scherzoso che mettono nella sbobba.

E ben venga che l'ascolto risulti a dir poco fastidioso, irritante, post scioccante nel revisionare le nostre paure di comodo, che abbiamo adattato alle nostre bugie, con un horror vacui finalmente puro che bradamente disintossica da tutti quei cibi sbagliati che finora ci hanno fatto ingerire. Mancando uno sterile esibizionismo l'oscenità dunque è servita, solo quella fa brodo (di stelle).

E certo che per mettersi a sentire questo baccanale di chaos infarcito continuamente da pantagrueliche costruzioni piramidali, si deve già avere il callo per frequentare la "grande abbuffata" di massacri millenari, specialmente psichici, buttati lì sul piatto con nonchalance. Ed è quell'assenza di mostrare oscenamente quell'accelerazione arcangela che ci provoca lo stolzo che ci proietta in zone concitate del nostro essere che non sapevamo di avere.

Il grasso delle quattro ere che cola dai componimenti finalmente ci fa assaggiare che la disintegrazione cosciente del coagulo delle menzogne in cui viviamo è l'unico obbiettivo che ci possa liberare dalla crosta che inquisisce il nostro Dio interiore. Nell'inferiorità della condizione disumana in cui ci troviamo in questo cammin di nostra vita odieremo questi succhiatori canadesi, ma loro solvono anche, che ci volete fare?

E ricordate, chiunque dica la verità uccide le fantasie, per questo è odiato. Ma per questo è da me senza sosta lodato. Che dire della copertina? È meglio non dire niente, và. Bypassiamo il resto della giugulare, sangue blu qui comunque, blu.

Saltiamo senza rete, son questi gli angeli di cui ci si può fidare.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza Lullaby Land dei Vampire Rodents come un album provocatorio e complesso, che mescola techno-metal con atmosfere inquietanti e profonde. L’opera si presenta come una critica tagliente alla superficialità, offrendo una musica fastidiosa ma rivelatrice, capace di scuotere e liberare l’ascoltatore dai propri limiti. La scrittura è ricca di immagini metaforiche e ironia, valorizzando l’audacia artistica del duo canadese.

Tracce video

01   Trilobite (04:45)

02   Catacomb (04:05)

03   Crib Death (04:23)

04   Dogchild (03:26)

05   Gargoyles (03:54)

06   Grace (04:34)

07   Tremulous (00:55)

08   Glow Worm (02:25)

09   Lullaby Land (03:06)

10   Dervish (03:57)

11   Scavenger (05:08)

12   Exuviate (05:13)

13   Akrotiri (04:13)

14   Toten Faschist (02:27)

15   Nosedive (03:09)

16   Bosch Erotique (02:19)

17   Hubba Hubba (01:48)

18   Cartouche (01:55)

19   Awaken (01:46)

20   Raga Rodentia (05:45)

21   Passage (03:39)

Vampire Rodents

Vampire Rodents è un progetto industrial-sperimentale guidato da Daniel Vahnke (alias Anton Rathausen), con Victor Wulf tra i membri fondatori. Attivo soprattutto nei primi anni ’90, è noto per collage orchestrali, campionamenti radicali e ritmiche da drum machine, con frequenti ospiti e intrecci tra industrial, avanguardia ed elettronica. Dopo i classici anni ’90, il nome è riemerso con nuove uscite alla fine degli anni 2010.
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Di  floyd

 Rumori metallici, pulsazioni viscerali, frammenti d’avanguardia, assolutamente liberi da ogni costrizione o sequenza logica.

 Chi non ama la follia in musica, si tenga ben lontano da roba simile. Che è mille anni avanti.