Copertina di Vasco Rossi Liberi liberi
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Per fan di vasco rossi, appassionati di rock italiano anni ’80-’90, chi cerca approfondimenti musicali.
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LA RECENSIONE

LIBERI... LIBERI (1989) 9,5/10

Non esistesse “Non siamo mica gli americani”, 1979, questo sarebbe, a mani basse, l'album più bello del Blasco, nonché l'ultimo riuscito (negli anni '90 proseguirà ad intermittenza sino al declino irreversibile post-2000). E non piace a tutti, molti (anche su questo sito) lo considerano un disco poco riuscito o fin troppo “tamarro”. Un po' lo è, ma è l'apice del Vasco intrattenitore, quello che sa perfettamente come accontentare il pubblico più dedito alla caciara e quello che preferisce ballate notturne ed intimiste. Andiamo con ordine.

Il precedente “C'è chi dice no”, 1987 (qui da me recensito, con molte riserve), fu un successone e Vasco potè contare sulla band al completo, ma la Steve Rogers Band (a parte Solieri e Golinelli) voleva spiccare il salto: nel 1988 firmano come gruppo solista la celebre “Alzati la gonna” (canzone per la quale, oggi, verrebbero come minimo arrestati) e pure Guido Elmi, storico produttore di Vasco, se ne va. Dunque Vasco è solo: faso tuto mì, direbbero i veneti. E, miracolosamente, gli viene tutto benissimo: è in uno stato di grazia assoluto, rispetto all'album precedente non sbaglia un colpo, soprattutto musicalmente perchè è pur vero che vi sono sicuramente troppi suoni eightees (che hanno reso l'album, forse, un po' invecchiato, ma neanche tanto) ma vi sono certi assoli di chitarra, un paio di giri di basso da mandarsi a memoria (quello de “...Muoviti!” è strepitoso), la batteria a passo di carica di Lele Melotti (“Stasera!”) e una serie di slogan che, soprattutto nella prima facciata, sono tra i più divertenti e riusciti del cantautore di Zocca.

Eh, come è simpatica/questa domenica, così complicata”; “Ormai è tardi/non si torna”; “Questo è un treno che non passa/che non passa più”; “Vivere senza te/è una libidine”: praticamente i brani di un futuro live (che poi sarà quel mitico “Fronte del palco”, 1990) hanno già le parole, brevi ed incisive, per essere cantate a squarciagola. Gli opposti esistenzialismi che spesso convivono negli album di Vasco sono qui riassunti in una relazione con una donna di vent'anni di meno più matura di lui (“Domenica lunatica”), di cui forse si puo' fare a meno stando anche meglio (“Vivere senza te”), rimpiangendo pero' i tempi passati destinati a non tornare più (“Ormai è tardi”) ma, occhio, sguardo sempre attento perchè alcuni treni potrebbero anche ripassare (“...Muoviti!”). Il lato A va via liscio come l'acqua di un ruscello.

Il lato B sorprende con quell'esperimento, invero piuttosto curioso, di “Tango... (della gelosia)” che nonostante sia anch'esso molto divertente è forse il brano che mi ha sempre convinto meno (ecco spiegato il voto all'album), brano in cui Vasco fa davvero tutto da solo (canta, suona, si fa pure i cori). Poi c'è la title-track. Che dire? Un intro di sax da antologia fa da “prefazione” al primo vero brano d'autoanalisi di Vasco, quello in cui si mette a nudo rispetto alla propria età. E' una canzone che a 20 ti fa sorridere, a 30 ti incupisce, a 40 t'ammazza. Qualcuno, all'epoca, parlò di crisi, lui, dalle colonne de La Stampa, replicò piccato: “...Crisi? […] Parlerei di cambiamento. Io sono io, ma essere meno giovani significa ben qualcosa. Sono cambiato, come tutti. Fuori di testa ero, fuori di testa rimango pero' é differente il modo. Oggi essere fuori di testa significa non piegarsi alla banalità, alle sciocchezze che tentano di imporci...”. Credo sia il brano più bello di Vasco, primo dei tanti intimismi autoanalitici che produrrà da qui in poi (alcuni, peraltro, ottimi, vedi “L'uomo che hai di fronte”, 1993).

Notturno e disperata è anche “Dillo alla luna”: altro gioiello. Scrittura veloce, a mo' di slogan senza una soluzione di continuità, diretta, e quell'invocazione laica finale “Maledetta, maledetta sfortuna” che incanterà persino Mia Martini che la inciderà nel 1994 nell'album “La musica che mi gira intorno” (poi, una quindicina d'anni fa, venne “massacrata” da un concorrente bietolone di X-Factor: per i più forti di stomaco c'è ancora il video su Youtube). Si finisce mettendo al bando la malinconia che era stata il leit-motiv degli ultimi 2 brani: “Stasera!” spazza via le nubi. “Liberi... Liberi” sarà il disco della svolta: con oltre 1 milione di copie vendute (battuto solo, quell'anno, da Zucchero con “Oro, incenso & birra”) gli spalancherà le porte degli stadi, in primis San Siro.

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Riassunto del Bot

La recensione esalta 'Liberi liberi' come uno dei vertici creativi di Vasco Rossi. Nonostante la separazione dalla band storica, l'album convince grazie a un mix di brani energici e ballate malinconiche. Spiccano assoli memorabili, ritmi incalzanti e testi efficaci. Il disco segna la svolta: Vasco raggiunge una nuova maturità artistica e un successo di massa.

Tracce testi video

01   Domenica lunatica (03:53)

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03   ...muoviti! (05:04)

04   Vivere senza te (04:47)

05   Tango... (della gelosia) (03:07)

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06   Liberi... liberi (06:14)

08   Stasera! (05:00)

Vasco Rossi

Cantautore e rocker italiano nato a Zocca (Modena) nel 1952, figura centrale del rock nazionale. Dalla fine degli anni ’70 firma brani simbolo come Albachiara e Vita spericolata e costruisce una carriera di concerti negli stadi e album di grande impatto.
91 Recensioni

Altre recensioni

Di  Vincenzo

 «La title-track 'Liberi... liberi' rappresenta l’emblema della disillusione.»

 «Album completo e sincero, che si riesce ad apprezzare completamente solo dopo vari ascolti.»


Di  logan

 "Vascone non è mai stato un Signor della Musica: non ha inventato un cazzo, non hai mai rinnovato un cazzo.."

 "'Liberi, liberi' del 1989 è una disarmante disavventura nei solchi più scuri dell'amebità di bassa lega."