Copertina di Vasco Rossi Vado al massimo
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Per fan di vasco rossi, appassionati di musica italiana anni '80, studiosi di cultura pop e giovani in cerca di musica autentica.
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LA RECENSIONE

VADO AL MASSIMO (1982) 9/10

Un ebete bruttino e drogato, da mandare in Siberia alla pari di quel tale Lou Reed (Nantas Salvalaggio)

Al netto di una delle copertine più brutte mai viste, “Vado al massimo”, se non esistessero altri due album di fattura superiore (“Non siamo mica gli americani”, 1979; “Liberi... Liberi”, 1989), sarebbe il capolavoro di Vasco, nonostante due brani (“Credi davvero” e “Amore... aiuto”) così e così. E lo è perchè lo contiene tutto (la vena anarcoide; quella prettamente rock; gli “assalti” funky; le sbandate reggae; le romanticherie) molto più del successivo (e sopravvalutato) “Bollicine”, 1983. Vasco, in quel periodo, era già abbastanza famoso (non famosissimo) anche se la stroncatura bacchettona del bacchettone Nantas Salvalaggio aiutò molto a far conoscere il personaggio, idolo all'epoca delle generazioni più giovani (i genitori, inorriditi, erano costretti a fare buon viso a cattivo gioco). Sì, nel 1982 Vasco come rocker sopra le righe era ancora abbastanza credibile. Per poco, ma lo era.

La partecipazione a Sanremo (la prima di due consecutive, se escludiamo quella nel 2005 come super-ospite) con la celebre title-track passò alla storia. Oggi si direbbe dissing, all'epoca semplicemente si parlò di rendere pan per focaccia. Il mitico “tale che scrive sul giornale”, irriso nel brano, è proprio Salvalaggio, come geniale fu l'idea di far riferimento al Messico, all'epoca famoso per essere una specie di porto franco per gli occidentali che volevano far massiccio utilizzo di cocaina. Come dire: se drogato devo essere, almeno che lo sia fino in fondo. Eliminazione sanremese al primo turno: vabbè, quell'anno vinse Riccardo Fogli con “Storie di tutti i giorni”, voi capite...

Le prime due canzoni dell'album sono magnifiche, peccato le abbia sempre riprese poco nei live. “Sono ancora in coma” è schizzata e flashosa come i primi anni '80 volevano: Vasco ebbe il talento di capire che al pubblico, soprattutto giovane, i testi lunghi ed elaborati dei cantautori del decennio precedente non piacevano più (la soglia dell'attenzione si era già drasticamente abbassata all'epoca) e che poche parole e pochi concetti potevano “colpire” maggiormente un certo tipo di pubblico. Il racconto di una tizia che lo molla per telefono mentre lui si sveglia totalmente intronato era la perfetta rappresentazione del ventenne made in eightees (valevole ancora oggi). “Cosa ti fai”, a seguire, è un mid-temp divertentissimo che si conclude con l'urlo “Non dirmi che non ti droghi mai”: molto importante in questo brano, così come in tutto l'album, l'utilizzo di sax (Rudy Trevisi) e tastiere, segno di un Vasco voglioso di allontanarsi dai lavori precedenti, per altro tutt'altro che disprezzabili. Come invece gli venne “Splendida giornata” è un mistero: alla prima collaborazione con Tullio Ferro, Vasco s'inventa una specie di soul che nulla aveva a che vedere col suo repertorio precedente e che nulla avrà a che vedere col suo repertorio successivo, tanto che nel 2003, a Fabriano, il produttore Guido Elmi raccontò delle difficoltà che Vasco e la band (Solieri e tutta la Steve Rogers Band) incontrarono al momento dell'incisione, totalmente spiazzati da un qualcosa che non avevano ancora “maneggiato”. Gli opposti estremismi dell'esistenza sono raccontati ne “La noia”. Prima la giornata era splendida, poi ecco arrivare la noia. E' il brano conclusivo, forse il più bello (forse, perchè c'è n'è uno che io ho nel cuore da sempre): al di là della splendida coda finale che sta lì, sospesa, è il testo a mettere i brividi perchè ha tutte le caratteristiche di una poesia crepuscolare e definitiva (sicuramente incomprensibile in giovane età): “...Quella noia che c'era nell'aria, che c'era nell'aria allora è ancora qui, è qui che ti aspetta, sai, e tu ora non puoi certo più scappare come hai fatto allora, ora sai che vivere non è vero che c'è sempre da scoprire e che l'infinito, è strano ma per noi sai tutto l'infinito finisce qui...”. E poi c'è “Ogni volta” (ma quante “ogni volta” ci sono nel canzoniere italiano?): è un lungo brano elencatorio che, come scrisse anni fa il critico Michele Molina, è “[...] impreziosito dalla chitarra di Maurizio Solieri davvero ispirato ed in grado di cavare dallo strumento note da brivido”. Poi ci si puo' anche sceherzare, come hanno fatto Paola Maraone e Paolo Madeddu nel loro “Da una lacrima sul viso”: “...Il meccanismo diventa contagioso […] Ogni volta che manca il sale, ogni volta che il gatto sta male”.

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Riassunto del Bot

La recensione promuove 'Vado al massimo' come uno degli album essenziali di Vasco Rossi, che racchiude tutta la sua anima ribelle e trasversale. L'album viene lodato per la varietà stilistica, i testi diretti e la capacità di parlare ai giovani degli anni '80, nonostante alcune imperfezioni e una copertina poco riuscita. Momenti salienti sono la title-track, la partecipazione a Sanremo e brani come 'Splendida giornata' e 'La noia'.

Tracce testi video

01   Sono ancora in coma (02:58)

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02   Cosa ti fai (02:48)

04   Vado al massimo (04:11)

06   Amore (04:42)

07   Canzone (04:17)

08   Splendida giornata (04:43)

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09   La noia (04:30)

Vasco Rossi

Vasco Rossi (Zocca, Modena, 1952) è un cantautore e rocker italiano. Attivo dalla fine degli anni ’70, è noto per brani iconici e tour negli stadi, figura centrale e divisiva del rock in Italia.
89 Recensioni

Altre recensioni

Di  macciocapatonda

 Vasco ci regala nove brani molto orecchiabili e carichi, per un disco variegato nella scelta degli stili.

 Noi siamo tutti qui, sull’isola che non c’è, che non vogliamo crescere e aspettiamo sperando di vederlo tornare.


Di  papus

 In Italia il rock sono io.

 Questo disco è il più bello che ho fatto insieme ad altri 9.