Copertina di Virgin Steele Invictus
Harlan

• Voto:

Per appassionati di metal, fan di epic metal, amanti della musica sinfonica e degli album concettuali
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LA RECENSIONE

Quando si parla di Epic Metal, solitamente si nominano i Manowar. Cosa assolutamente giusta, i dischi pubblicati fra il 1983 e il 1988 sono autentici pilastri del genere, ma ciò che viene difficile fare ad alcune persone, è cercare di allargare i propri orizzonti. Delle volte, si tende a ignorare altro poichè ci sentiamo in un qual modo "sicuri" con ciò che ascoltiamo al momento. Beh, non esiste cosa più sbagliata. Ricordo un paio d'anni fa, quando anche io era nella medesima situazione, ascoltavo un gruppo di un solo genere, il più blasonato e conosciuto solitamente, pensando che non esistesse cosa migliore al mondo. Però fortunatamente, l'essere umano ha il dono della curiosità, e scoprii dopo qualche ricerca un gruppo chiamato "Virgin Steele", autori di un Epic Metal dai contorni romantici, sinfonici, ed eleganti.. E come diavolo è possibile, dicevo io?

Fondati nel lontano 1981, il gruppo guidato dal leader David Defeis e il chitarrista Edward Pursino, i Virgin Steele hanno contribuito alla nascita di un Epic Meteal più armonico, caratterizzato sempre da una grande potenza, ma che abbracciava anche la musica classica, che si legava in maniera perfetta alla splendida voce (che fu) di Defeis. Album come "Noble Savage" (1985) e la saga dei due "The Marriage Of Heaven And Hell" (1994/1995) sono la prova di ciò, ed è da questi ultimi due che voglio partire ad introdurre il disco che andrò a recensire. Pubblicati dopo il fallimentare a livello di vendite e troppo lontano dal vero stile della band, seppur buono, "Life Among The Ruins" (1993), i Virgin Steele si trovavano in una situazione critica. Come detto, il disco citato proponeva un sound più vicino al blues/hard rock primi anni 70', e che non fu ben visto nè dai fan e nè dalla critica, contando anche un bassissimo numero di copie vendute. Ma come si dice, "L'eroe non è colui che non cade mai, ma colui che una volta caduto trova la forza di rialzarsi."

Nato come capitolo finale della trilogia sulla guerra fra divinità ed uomo, nel 1998 vede la luce "Invictus", che rappresenta nella discografia dei Virgin Steele forse il massimo apice musicale e compositivo. Accompagnato da una copertina che fa già presagire tutto, l'album presenta varie canzoni, tutte differentemente strutturate fra loro, e che perciò non fa altro che suscitare più interesse, dimenticandoci delle semplici canzoni basate su strofa ritornello, assolo, e ritornello.

Si alternano pezzi più diretti e rocciosi come "Dust From The Burning", "Through Blood And Fire", e la Titletrack, nelle quali è da segnalare un lavoro pressochè eccelente da parte del batterista Frank Gilchriest, a pezzi più complicati e evocativi come "Sword Of The Gods" (fantastico l'assolo), o "Whisper Of Death" che grazie alla voce di Defeis contribuiscono a creare un atmosfera semplicemente unica, e che leggendo anche i testi, non possono che far venire la pelle d'oca. Sui testi sopratutto, si può notare il lavoro accurato del frontman a creare un album che fosse perfetto da ogni punto di vista, e che sopratutto rappresentasse al meglio la storia che si cela dietro l'album. Menzione speciale va a due pezzi che, quando ascoltai per la prima volta l'album, mi lasciarono a bocca aperta. Parlo di "Mind, Body, Spirit", nella quale sovrasta in una prima parte il lato più heavy dei Virgin Steele, e nella seconda parte si fa spazio un atmosfera che è descrivibile in una sola parola, angelica. Leggeri accordi di chitarra, strumenti sinfonici, e la voce di Defeis che contribuiscono a dar al pezzo un classicismo veramente raro nel genere. La seconda canzone è invece l'ultima del disco, "Veni, Vidi, Vici", caratterizzata da cambi di tempo alle volte più aggressivi, altre sinfonici, in cui la chitarra di Pursino è protagonista, che si protrate per poco più di 10 minuti, e che può senza ombra di dubbio essere messa in una ipotetica lista delle 10 migliori canzoni Epic. Un pezzo semplicemente sublime per concludere l'ascolto.

"Invictus", come già detto ad inizio recensione, rappresenta probabilmente l'apice dei VS, che accennerà a scendere nelle due successive release, i due episodi di "The House Of Atreus Act I/ Act II", e che testimonia come il genere Epic non fosse affato deceduto alla fine degli anni 90'. Questo album non sta a rappresentare semplicemente, come in molti pensano, il fatto che sia stato ed è un ottimo disco, ma rappresenta l'incarnazione più pura di ciò che significa Epic Metal. Due parole che agli occhi di molti possono sembrare semplici, e forse anche stupide, ma che in questo album trovano la sua massima espressione, e che in un'ora abbondante di musica, fanno sentire l'ascoltatore come...invincibile.

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Riassunto del Bot

La recensione esalta Invictus, album del 1998 dei Virgin Steele, definito l'apice della loro carriera e un capolavoro dell'Epic Metal. Viene sottolineata l'armonia tra potenza e arrangiamenti classici, la qualità vocale di David Defeis, e la complessità dei brani. L'autore invita a superare pregiudizi ascoltando oltre i gruppi più noti, scoprendo così la bellezza di questo lavoro unico e emozionante.

Tracce testi video

01   The Blood of Vengeance (01:53)

03   Mind, Body, Spirit (07:17)

04   In the Arms of the Death God (01:19)

05   Through Blood and Fire (05:30)

06   Sword of the Gods (07:32)

07   God of Our Sorrows (01:19)

09   Defiance (06:30)

10   Dust From the Burning (04:32)

11   Amaranth (00:22)

12   A Whisper of Death (08:52)

13   Dominion Day (06:35)

14   A Shadow of Fear (06:11)

15   Theme From 'The Marriage of Heaven and Hell' (00:22)

16   Veni, Vidi, Vici (10:43)

Leggi il testo

Virgin Steele

Virgin Steele è una band heavy/epic metal statunitense fondata nel 1981 a Long Island e guidata da David DeFeis (voce, tastiere) ed Edward Pursino (chitarra). È nota per l’impronta “romantic epic” e per concept ambiziosi come la trilogia The Marriage of Heaven and Hell e le metal opera The House of Atreus.
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