Copertina di Ain Soph Ain Soph
caesar666

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Per appassionati di musica esoterica e industriale, cultori dell'occulto, amanti della musica minimale e rituale, collezionisti di album di culto
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LA RECENSIONE

Gli Ain Soph sono un gruppo che ha sempre avuto una forte connotazione magica ed esoterica fin dai primi loro lavori: nella trilogia di I, II e III e, successivamente, nel loro capolavoro Kshatryia, fondevano le istanze esoteric-industrial dei primi Current 93 con un approccio personale e originale in cui si faceva uso della musica sacra e liturgica. Il progetto Ain Soph è stato concepito per andare oltre la musica, i membri del gruppo sono cultori della Tradizione. Gli Ain Soph sono riusciti a creare delle ambientazioni sataniche e sepolcrali uniche che li hanno fatti diventare un vero e proprio gruppo di culto.

Nel 1990 gli Ain Soph se ne escono invece con un disco (intitolato semplicemente Ain Soph) che lascia trasparire un cambio di direzione musicale e filosofica. La copertina raffigura un bimbo biondo avvolto da bolle di sapone. Il disco venne rilasciato dall’olandese Staalplaat in formato cassetta. In seguito ci furono anche dele ristampe in cd da parte della stessa Staalplaat e poi della Elfenblut. La grafica inconsueta per questo genere musicale fa capire la volontà di differenziarsi da tutto il calderone esoteric-industrial del periodo in cui abbondavano immagini truci e parareligiose. In realtà la prima traccia, intitolata “V Chiave di Enoch”, si riallaccia tematicamente alla magia rituale già esplorata in passato anche se la musica (sempre minimale) è qui più ariosa, ecclesiastica e meno cupa. La successiva “Giahilya” è un breve strumentale per pianoforte e tablas. Con “Azazel” troviamo Crucifige ispirato alla voce (sicuramente dimostra di avere grande carisma ed è autore di una grande interpretazione) in quello che è una sorta di inno accorato a questa divinità del pantheon giudaico. Notevole anche “Hand In Hand”, costruito sui testi del Flauto Magico. “La Route” presenta i testi in francese di Roger Arnaud Rivière mentre “Chorale I” e “Chorale II” sono due Lieder cantati in tedesco. Ma il momento forse più intenso di tutto il disco è “Datemi pace” che musica testi di Francesco Petrarca.

Ain Soph è un buon lavoro ma rappresenta l’inizo di una nuova fase per il gruppo romano. La musica ha sempre una sua forza preternaturale ma siamo di fronte ad un disco di transizione: si tratta del preludio a quella che sarà la loro svolta “etica” che si compierà con il successivo Aurora.

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Riassunto del Bot

L'album 'Ain Soph' segna una svolta per il gruppo romano Ain Soph, con un passaggio da atmosfere cupe e industriali a sonorità più ariose e sacre. Il disco mischia temi esoterici con musica minimale, testi in più lingue e riferimenti letterari. Pur rappresentando una fase di transizione, il lavoro mantiene una forte carica magica e spirituale. È il preludio alla futura svolta estetica del gruppo.

Tracce

01   Adieu aux Rêves (03:06)

02   Azazel (04:26)

03   Chorale I (04:34)

04   Chorale II (02:36)

05   Datemi pace (04:14)

06   Giahilya (04:20)

07   Hand in Hand (07:17)

08   La Route (03:20)

09   Prologon (04:59)

10   V chiave di Enoch (09:48)

Ain Soph

Collettivo romano nato nei primi anni ’80, divenuto culto nella scena post-industriale. Dopo la trilogia rituale I–II–III e Ars Regia, arriva Kshatriya (1988). Con Aurora (1992) il progetto vira alla forma-canzone e all’“etica”, proseguendo con Oktober (2002) e Finis Gloriæ Mundi (2018).
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