Ricordate "Facelift" e "Dirt"? Ricordate quei riff di chitarra distorti, così heavy e irresistibili, e ricordate quel cantante capace di raggiungere acuti formidabili in canzoni che sarebbero diventati inni generazionali come Man In The Box o Would? Bene, dimenticatevi di tutto questo, perchè "Alice In Chains" è un disco totalmente diverso, e lo si vede fin dall'artwork.
In copertina c'è il cane a tre zampe di Jerry Cantrell (che si chiama Sunshine, proprio come una delle canzoni più belle degli AIC) Sul retro un uomo con 3 gambe, e il booklet è il più bello, visionario e allucinato che abbia mai visto (solo quello di "Train Of Thought" dei DT lo eguaglia): ballerine scheletriche, maiali allo spiedo, gufi con la testa di cane e persino un mostro dalla grande bocca identico a quello che sta sulla copertina del singolo "I'm Going Slightly Mad" dei Queen.
Passiamo alla parte musicale: l'apertura è affidata a "Grind", cantata da Jerry Cantrell, in cui spicca un ritornello orecchiabile e solare che si discosta nettamente dalle sonorità abbastanza pesanti del resto della canzone. "Brush Away" è anch'essa molto orecchiabile e cantilentante, nonostante l'andamento ipnotico e ossessivo. Con "Sludge Factory" si entra finalmente nel cuore dell'album: la canzone sembra una "Symptom Of The Universe" in avanzato stato di decomposizione, caratterizzata da un riff lento e pesantissimo che si ripete di continuo e da una prestazione vocale di Layne Staley davvero cupa e da brividi. "Heaven Beside You" non ha bisogno di presentazioni, è diventata con pieno merito uno dei classici degli Alice In Chains, anche se a mio modesto parere è molto lontana dall'impatto emozionale di "Down In A Hole" e Layne è messo un po' troppo in disparte (Cantrell non è certo un cattivo cantante, ma personalmente mi lascia un tantino a desiderare) "Head Creeps" sarà pure la più allucinata e disperata ma non mi convince proprio: la voce di Layne è appena percettibile rispetto a tutto il casino della base. Segue "Again", il pezzo forse meno originale dell'album ma che riesce a colpire nel segno fin da subito, in pieno stile "Dirt". Riguardo a "Shame In You" non ho proprio parole, mai sentita una canzone così triste ma al tempo stesso così dolce e tenera, una specie di "Black Hole Sun" anestetizzata, ogni volta che la ascolto mi fa sciogliere come se fosse la prima, e sono davvero poche le canzoni che mi fanno questo effetto.
Con la filastrocca "heavy God Am" si ritorna a una dimensione più terrena, ricuperando in parte il vago sarcasmo dei primi AIC. "So Close" è la più breve e veloce dell'album, con un Sean Kinney in grande evidenza che scandisce il tempo. La scaletta ci propone quindi Nothin' Song, che ripropone ancora il mood fortemente heavy/rallentato/lisergico di questo disco, con la particolarità del bel ritornello funkeggiante. L'allucinazione raggiunge il picco massimo con gli 8 malatissimi minuti di "Frogs", un'ipnotica litania sostenuta da un arpeggio inquietante, almeno fino a quando Layne smette di cantare e si mette a sussurrare frasi sconclusionate rendendo il tutto ancor più cupo e straniante. L'incubo quando subentra un corno he suona il silenzio militare che ci introduce alla cantrelliana "Over Now", melodia pseudo-allegra che suona come la sigla finale di questi impagabile trip, che costituisce l'ultima impagabile fatica di questa grandissima band (sperando che Cantrell non faccia nuovi album che non farebbero altro che inquinare la memoria di una band che è già entrata a pieno titolo nella storia della musica).
R.I.P. Layne
Questo è l'album in cui sono rappresentati in tutto e per tutto gli Alice In Chains.
Il risultato è un ottimo lavoro, imperdibile per gli amanti degli Alice In Chains e sicuramente l'album più oscuro uscito dalla scena di Seattle.
Un disco folle, malato, tossico, non tanto nei testi quanto nei suoni, ma di grande caratura.
Da qui inizia l’uno-due finale con "FROGS", in assoluto la mia canzone preferita di tutta la loro carriera, molto sperimentale e straziante.
“Alice in Chains non è un cd dal facile ascolto, ma che si gusta col tempo.”
“'Shame In You' è la perla del disco, cinque minuti e mezzo che mi hanno dato sempre forti emozioni.”