Alter Bridge
BlackBird - Single

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Avete presente quelle canzoni che, nonostante passino gli anni, cambino le cose, escano nuovi dischi, rimangono incastrate nel nostro cuore e nella nostra testa?

Blackbird è una di quelle canzoni. Nelle sue note e nel suo testo c’è malinconia, riflessione, non si tratta né di un pezzo da headbanging, né di una ballad paracula radio-friendly destinata a un best selling fine a se stesso.

Blackbird è un capolavoro di composizione, di vocalità e di narrazione. Il protagonista del testo, il merlo nero, è la rappresentazione dell’anima che lascia la vita terrena, accompagnata dalla voce di Myles Kennedy, che la conduce lontano, dandole speranza.

Il frontman degli Alter Bridge ha raccontato che il pezzo è dedicato al defunto amico d’infanzia Mark Morse, con il quale è cresciuto e dal quale ha acquistato per qualche spicciolo la sua prima chitarra. Diversamente da quanto si possa pensare, la dedica è postuma alla composizione, dato che Morse è morto pochi giorni prima della pubblicazione del singolo.

Nel testo ci sono passaggi molto espliciti, a tratti dark. L’anima vola lontano con le sue ali e le si chiede di interagire con altre anime perché possano fuggire ancor prima di vedere il nuovo giorno. Solo per non soffrire:

“Cause some birds to fly long before they've seen their day

Long before they've seen their day”

Perché il mondo è un luogo statico, crudele e impuro, dove i fragili e gli stanchi non possono resistere:

“The fragile cannot endure

The wrecked and the jaded, a place so impure

The static of this cruel world”

Se separiamo la narrazione del testo dalla musica e dal cantato, potremmo pensare di trovarci al cospetto di otto minuti dai quale uscire totalmente oppressi. Solo ascoltando (e non sentendo) il pezzo, ci rendiamo conto del contrario e della dimensione nella quale veniamo catapultati. La voce di Kennedy ci accarezza e ci accompagna per mano, per poi strattonarci costringendoci ad aprire gli occhi. Le ottave esplodono e raggiungono l’apice nel secondo ritornello, dal quale deriva il magnifico e famoso doppio assolo di chitarra con Mark Tremonti. Sfido chiunque e non avvertire brividi in questo preciso momento.

Blackbird fu pubblicato nell’ottobre 2007 e fu inserito nell’album omonimo, il secondo in studio. Fu riconosciuto dalla critica, dai fan e dalla stessa band come il pezzo migliore del disco e il punto più alto della carriera del quartetto di Orlando. La definitiva consacrazione arrivò quattro anni dopo, nella primavera del 2011, quando la rivista britannica Guitarist (la più antica e apprezzata in Inghilterra e in generale nell’ambiente) assegnò al doppio assolo di Myles Kennedy e Mark Tremonti il premio come "Miglior Assolo di Chitarra di tutti i tempi". Superando performance di Slash, Eddie Van Halen, Jimmy Page, Jimi Hendrix, John Petrucci, Steve Vai e David Gilmour, per citarli tutti.

Blackbird ci insegna che anche se stiamo vedendo tutto nero, possiamo ancora sperare di volare lontano, trascinati dalla brezza che ci farà ritrovare chi è già andato altrove.

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