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Andy Bell
The View From Halfway Down

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Era solo questione di tempo prima che Andy Bell si decidesse a lasciarsi andare e pubblicare un disco interamente a suo nome.

Ci arriva con questo bellissimo “The View From Halfway Down”, che raccoglie pezzi scritti nell’arco di un quadriennio e mai utilizzati per la sua band madre (che non ha certo bisogno di presentazioni), ovvero i Ride. E anche la carriera di Bell parla da sola: prima quattro dischi con gli stessi Ride, tra i quali troviamo il seminale “Nowhere”, vera e propria bibbia dello shoegaze. Poi lo scioglimento del quartetto di Oxford, gli Hurricane #1 e soprattutto la grande avventura negli Oasis, per il quale è stato bassista e anche autore dal 1999 fino allo scioglimento dei mancuniani. E dulcis in fundo, la nuova avventura con i Ride, che hanno pubblicato due ottimi album dalla loro reunion di qualche anno fa.

Adesso però è tempo di un’avventura in solitaria, e Bell si prende tutte le libertà del caso: siamo piuttosto lontani dal sound dei Ride e molto, molto lontani dal britrock degli Oasis. Quello di “The View From Halfway Down” è un viaggio del tutto nuovo, che ha inizio con lo psych pop annegato nel britpop di “Love Comes In Waves”, biglietto da visita davvero invitante, e prosegue per altri sette episodi che esprimono ognuno una propria personalità spiccata ed invitante.

Ci sono lunghi strumentali o semi-strumentali innaffiati in un’elettronica di gran classe, come “Indica” (forse il migliore) e la conclusiva “Heat Haze On Weyland Road”; troviamo anche il Beck più sornione di “Cherry Cola”, la psichedelia sixties della fruibilissima “Skywalker” e i delicati arpeggi dell’ariosa “Ghost Tones”.

Bell non si dimentica di scatenare anche il suo strumento principale, la chitarra, nell’abrasiva “Aubrey Drylands Gladwell”, e collabora con l’ex compagno negli Oasis Gem Archer, che suona batteria, basso chitarra e piano in ben quattro pezzi.

Un gran bell’esordio quello di Andy Bell; unica pecca qualche lungaggine di troppo (negli strumentali) , che però non intacca un quadro complessivo di grande classe e qualità assoluta.

Brano migliore: Cherry Cola

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Commenti (Uno)

Pescegatto
Pescegatto
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Recensione:
Lo avevo ascoltato senza riconoscerlo nei Ride quando avevo 16 anni, poi mi sono strafogato di Oasis e fino ai 22-23 anni per me era il chitarrista dei Beady Eye. Ora che ho quasi 30 anni arriva questo disco e mi da un nuovo spunto per riprendere la sua musica. Grande!


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