Copertina di Baby Woodrose Money for Soul
psychopompe

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Per appassionati di musica psichedelica, garage rock, cultori di sonorità vintage e fan della scena nord europea alternativa
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LA RECENSIONE

La prima immagine che mi viene in mente quando ascolto questo disco, è Terry the Tramp che si aggira per Haight Asbury in cerca di qualche giovane hippie americana a cui offrire dell’LSD in cambio di ovvie prestazioni sessuali.

Vi chiederete voi: “ma chi cazzo è Terry the Tramp?”
Il caro Terry era uno dei primi Hell’s Angels (il gruppo di motociclisti per antonomasia, diventati tristemente noti dopo l’uccisione di Meredith Hunter al raduno rock di Altamont nel 1969), famoso per il suo look che mischiava il rozzo biker sempre pronto alla rissa, al freak sporco e capellone, costantemente imbottito delle droghe più disparate (specialmente il suddetto LSD).
E Haight Asbury? La residenza estiva di qualche nobile d’oltremanica? Assolutamente no, era la zona di San Francisco raduno e centro creativo cruciale della scena psichedelica americana, diventata simbolo della controcultura americana di fine anni ’60. E, particolare non secondario, era il luogo dove gli Hell’s Angels rifornivano di LSD gli hipsters della zona, Grateful Dead compresi.
Miscelate queste immagini con l’attuale scena garage nord europea, aggiungeteci un pizzico di Freak Brothers (chi se li ricorda?) e il risultato non si discosterà molto dai Baby Woodrose.

Fin dall’iniziale Honeydripper, abbondantemente farcita di chitarre fuzz/stoner e organo stile sixties, questi tre danesi lungocriniti (per la cronaca Lorenzo, Rocco e Ricky) ci assalgono con un sound garage roccioso, più freak che punk, a volte addirittura danzereccio. Anche i culi più pesanti si scuoteranno all’ascolto della titletrack (davvero trascinante il giro di chitarra!), o di Rollercoaster (caratterizzata da un bel vocoder e da una fantastica sirena in sottofondo... tributo ai13th Floor Elevators?).

Alcune influenze del passato sono a volte facilmente riconoscibili, come in Disconnected (i primi Who), o in You Own It (atmosfera West Coast alla Jefferson Aiplane), ma nel complesso l’album non cade mai, a mio avviso, nel plagio sfrontato. Dopo l’ascolto della finale Volcano (tutta riverberi e samples di donne ansimanti), proverete un’irrefrenabile voglia di alzare il volume dello stereo, prendere il vostro chopper (in realtà il caro Benelli dello zio), infilarvi il gilet di pelle con tanto di ascella fetente in bella evidenza, e rimorchiare la prima bionda che passa per strada.
Attenti però che il vecchio Terry non ve la freghi prima!

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Riassunto del Bot

La recensione immerge l'ascoltatore nell'atmosfera psichedelica e garage di 'Money for Soul', collegando sonorità e riferimenti storici alla controcultura americana degli anni '60. Descrive un album vibrante, ricco di chitarre fuzz e organo, capace di coinvolgere e far muovere anche gli ascoltatori più esigenti. Le influenze sono molteplici ma ben integrate, offrendo un'esperienza nostalgica e fresca.

Tracce video

01   Honeydripper (02:51)

02   Disconnected (02:09)

03   Pouring Water (02:14)

04   Hippie Chick (02:43)

05   Everything's Gonna Be Alright (03:00)

06   Carrie (03:41)

07   Money For Soul (03:08)

08   Never Coming Back (02:43)

09   You Own It (02:56)

10   You Better Run (02:14)

11   Rollercoaster (03:01)

12   Volcano (03:13)

Baby Woodrose

Band danese di garage/psichedelia guidata da Lorenzo (Uffe Lorenzen), nota per sonorità fuzz, organo in stile anni '60 e riferimenti alla controcultura psichedelica.
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