Anche i migliori sbagliano. Del resto, sono sempre esseri umani. Il primo fu un errore di gioventù, Anno Domini 1983, quando ripudiarono "Into the Unknown", che invece aveva (e ha tuttora) buone frecce al proprio arco. Il secondo è un errore fresco fresco di Brett. Mr. Epitaph ha, infatti, acquistato i diritti di distribuzione e di vendita di "Stranger than Fiction", "The Gray Race" e "The New America" per rimpinguare il ventre della sua major indipendente, snobbando il fiore all'occhiello del periodo Sony/Dragnet, "No Substance", sicuro di non far alcun torto ai kids, lobotomizzati dalla verve tamarra degli Escape The Fate.
"Lento. Noioso. Non panc. Commerciale." Dal Vangelo secondo i pischelli. Impossibile far capir loro che sono molto più ammiccanti al mainstream i (sublimi) treaccorditrè di "Against the Grain". E, comunque, ogni ipotesi di imborghesimento viene definitivamente fugata dal torrido rock ‘n' roll dell'opening, quella "Hear It" sospesa tra i New Bomb Turks e la West Coast, dominata dal virtuosismo osmotico di Baker e Bentley, in un continuo e palpitante intreccio di riff. Ma è un attimo. Improvvisamente, il basso punteggia un'atmosfera cupa e dimessa, pronta subito ad esplodere nel muro di chitarre di "Shades of Truth": è un muro armonioso, però, avvolgente e solare. Ricchissimo di sfumature. Delicato e potente. Si respira l'aria, la malinconia di "Two Babies in the Dark", lo sperimentalismo di "Generator". Uno sperimentalismo, strano, senza Brett. Ma la pausa è già finita. Subito la batteria riparte a rotta di collo, ad esplorare i lidi power-pop di "All Fantastic Images".
E' così, "No Substance". Zero punti di riferimento. Sghembo, fatto di schegge. Schizofrenico e difficile. Da suonare e da ascoltare. L'album grida la voglia irrefrenabile dei Bad Religion di provare qualcosa di nuovo, di inafferrabile. La voglia di uscire da un preconcetto, dalla confezione di un prodotto, dal sentito dire (emblematica, in questo senso, è "The State of The End of The Millennium Address"). Si percepisce, fortissima, la malinconia per la perdita dell'amico, del rivale, del compagno songwriter Brett Gurewitz e della splendida sfida con il Dott. Graffin (i testi, pur ottimi, mancano un po' di quell'approccio istintivo e disincantato proprio dell'ex chitarrista).
"No Substance" è lo splendido specchio di tutto questo. La tristezza si legge a chiare righe nella tematica cardine del disco: l'incomunicabilità, l'impossibilità di relazionarsi con il mondo e con le cose, l'illusione di scovare una sostanza oltre la forma. Una polifonia energica, radiosa. Un ottimo pop edulcorato e reso ancora più inimitabile dall'intrecciarsi delle doppie voci, dal continuo inseguirsi degli oozin' aahs, marchio di fabbrica del quintetto losangelino.
E' davvero difficile rinvenire una battuta d'arresto, un episodio sottotono: l'epica "The Voracious March of Godliness" e "Sowing The Seeds of Utopia" (brutta storia di ipocrisie e corsi e ricorsi storici) sono altri due piccoli capolavori che, per il chitarrismo perenne, la dimensione introspettiva dei testi, i repentini cambi di registro ritmico e le linee vocali (per non parlare del timbro vocale di Graffin, davvero simile a quello di Mould) sicuramente non faticherebbero a trovare posto in quella pietra miliare del rock che è Warehouse: Songs And Stories.
Anzi, No Substance è il "Warehouse" dei Bad Religion. Un disco maturo, consapevole, ma anche sconsiderato, rischioso nel rompere gli schemi, nel sussurrare le sue personalissime melodie pop. Nel delineare un alternative rock esente da manierismi, vibrante di emozoni, che non disdegna incursioni nel suo passato prossimo hardcore ("The Biggest Killer in American History", "The Hippy Killers", "At the Mercy of Imbeciles", "Raise Your Voice!"). Ma sono echi composti, questi, quasi educati nella loro irruenza, deflagrazioni controllate cui i Bad Religion ci hanno abituato dai tempi di "Fertile Crescent": alcuni eletti, si sa, hanno l'innata qualità di alzare la voce senza urlare.
E' nella riservata dolcezza dei suoi brani mid-tempo, però, che l'album cala la mano vincente.
"The Same Person", la stessa "No Substance", "Victims of the Revolution" e "Strange Denial" sono la massima espressione del "Bad Religion sound" inaugurato con "Generator" e "Recipe for Hate", il quale trova la sua gemma più fulgida in "In So Many Ways", elegia serena e triste, in cui riecheggiano i versi ora non più disperati, ma stoicamente rassegnati, di "Suffer".