Io, essendo un fan di musica Progressive in tutte le sue forme, non potevo far mancare una recensione di un'album del "Banco Del Mutuo Soccorso", uno dei miei gruppi preferiti e uno dei più rappresentativi a livello internazionale.
L'album in questione è "Io Sono Nato Libero", il primo che ho conosciuto ed uno dei più belli insieme a "Darwin". Mi ricordo la prima volta che mio padre mi metteva queste musiche e me ne raccontava le storie, i significati, o il contesto storico: rimasi subito catturato alle sonorità dei loro lavori. Erano suoni talvolta cupi, o effetti che si rifacevano alla Psichedelia, a cui un bambino non dava un senso, ma che allo stesso tempo ti coinvolgono e ti rendono partecipe alle melodie del disco. Infatti, il disco spazia in molti generi (come la cultura Porg impone): talvolta ci sono sprazzi Jazz, a volte quasi Etnico, e con una buona dose di Psichedelia e Musica Classica.
"Io Sono Nato Libero" esce nel 1973 dopo il grandissimo "Darwin", in cui il gruppo affianca sonorità di altissimo livello a i testi e alla voce di Di Giacomo, sempre presente con una voce unica e con delle tematiche inspirate alla libertà ed al suo rapporto con la guerra. Con questo disco, la formazione del gruppo vede un piccolo ambiamento: un certo Rodolfo Maltese sostituisce il Marcello Todaro, anche se nel disco Maltese appare come chitarrista temporaneo, ma diventerà una colonna portante del gruppo. Alla realizzazione del disco partecipa anche Gianni Nocenzi, fratello di Vittorio, che firma "La Città Sottile", oltre che a i soliti Francesco Di Giacomo (cantante), Pierluigi Calderoni (batteria e percussioni), Renato D'Angelo (basso e chitarre acustiche) e Marcello Todaro (chitarre elettriche ed acustiche). Il disco presenta 5 brani, di cui 2 suite di circa 15 minuti, e gli altri 3 di breve durata, ma lo stesso belli ed interessanti. I 2 brani sono lunghi, ma l'ascolto risulta fluido e scorrevole (per gli amanti del genere; a chi non piace il Prog estremo è meglio che stia lontano dal Banco).
Il disco inizia con un pianoforte che sussurra un'intensa melodia, a cui si aggiunge un'inspirato Di Giacomo; ma al secondo minuto prende il via un brano più veloce, molto sincopato in cui tutti sono in evidenza, creando un atmosfera davvero movimentata, per poi culminare in un lento arpeggio di chitarra che riprende il motivo iniziale. Ma il brano non è finito: adesso si può udire una sezione Psichedelica che sfocia in un ritmato Jazz, in cui le armonie sono davvero dissonanti, a ma interessanti e accattivanti, dove i Nocenzi si sbizzarriscono con soli e armonie contorte. Ora vi è un' intermezzo di chitarre acustiche davvero bello, a cui si aggiungono le percussioni, dando al brano una tinta etnica, a cui si ricollega il pezzo Jazz che conclude la suite. Il secondo brano è "Non Mi Rompete", un tranquillo brano per sola chitarra acustica e voce, diventato un cavallo di battaglia del gruppo. Il brano presenta una melodia semplice ed un testo corto e immediato, in cui ognuno viene invitato ad essere libero, e a non farsi disturbare. Il terzo brano è "La Città Sottile", un brano dalle armonie molto inspirate al Jazz e alla Psichedelia, a cui si aggiunge la batteria e il basso a completare l' atmosfera su cui Todaro (o Maltese), sviluppa un solo, attaccato ad una sezione di pura Psichedelia. "Dopo Niente E' Più Lo Stesso" è il quarto brano e la seconda suite: intro di tastiere, su cui si sviluppa una melodia dettata dalla ritmica abbastanza sostenuta, in cui un breve intermezzo di piano la collega al secondo pezzo più ritmato del primo su cui chitarre e tastiere sono in primo piano. Adesso, a mio avviso, vi è uno dei momenti più significativi del disco: le atmosfere classicheggianti fanno da contorno ad un dialogo tra due persone, in cui si capisce benissimo il punto di vista del Banco sul rapporto tra religione e guerra (da me ampiamente condivisa). Adesso il brano si ripete con i pezzi precedentemente suonati per poi concludere. L' ultimo brano è "Traccia 2", un breve strumentale in cui Nocenzi dimostra di essere veramente abile nell' utilizzo dei sintetizzatori e di possedere una tecnica formidabile capito anche dagli album precedenti).
Concludo col dire che il Banco è uno dei gruppi Progressive di sempre, ed anno avuto la sapienza di amalgamare musiche molto studiate e difficili a tematiche di protesta o in cui venivano espresse le loro tesi anticonformiste spesso contestate o ignorate.
Io Sono Nato Libero (1973) è il loro terzo album e a mio giudizio il vertice insuperato di una lunghissima parabola.
La musica è più che all’altezza, un susseguirsi di quadri continuamente mutanti in perfetto stile Emerson Lake & Palmer.
La grandezza dei complessi che hanno segnato la storia della musica risiede nella capacità di sorprendere e incantare anche dopo il picco di magnificenza.
Io Sono Nato Libero è forse il punto più alto mai toccato dal prog-rock italiano e certamente la consacrazione definitiva e totale del Banco.