Copertina di Beck One Foot in the Grave
DaedalusHerod

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Per amanti della musica indie, appassionati di blues e folk, fan di beck, ascoltatori di musica lo-fi e alternative, cultori di album intimi e d'autore
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LA RECENSIONE

"He's a mighty good leader... He's a mighty good leader..." qualche giro blues scordato introduce un canto profondo e naive di Beck Hansen. Un canto tradizionale, già ripreso da Skip James, è il primo brano di "One Foot in the Grave", uno degli episodi più rustici dell' allora ventiquattrenne statunitense. E' tra gli album più lo-fi della discografia, in cui dominano le radici blues e folk reinterpretate nell'attitudine stonata dell'artista, molto lontano però dalle irriverenze sonore di "Stereopathetic Soulmanure". Con questa canzone l'artista ci spiega subito la natura del disco, un lavoro molto più semplice tecnicamente di "Mellow Gold", ma profondamente serio ed ispirato. 

In copertina, oltre al nostro, c'è Calvin Johnson. Il disco, registrato negli Studi della K Records, non poteva che far rivivere l'ispirazione geniale dei primi Beat Happening, che porta a scegliere l'autore una composizione semplice dei brani, a volte molto brevi (tra tutti e sedici i brani solo due superano i tre minuti), con chitarre male accordate, elettrificate poco, poche percussioni, ma che creano un'atmosfera intimista, profondamente evocativa e emozionante.

In un tono quasi solenne il canto di Calvin Johnson accompagna il giovane cantante in "I Get Lonesome", brano sospeso nel vuoto, con un tamburo scandisce implacabile il ritmo dell'acquisizione della consapevolezza della propria solitudine. Il senso di smarrimento di certi brani (come "Sleeping Bag", "See Water", "Hollow Log") ricorda quella del giovane Leonard Cohen, ma mantenedno la poetica surreale ed ironica di Beck. 

In "I've Seen the Land Beyond" l'artista riesce a dipingere le campagne americane come un acquarello di un bimbo. "Cyanide Breath Mind" riesce a raggiungere un picco emotivo quando il nostro suggerisce di rispondere con un ramo alle richieste di credito e di masticare l'erba. La frustrazione che si prova nel risvegliarsi e sapere che il dolce incontro con la ragazza di cui sei follemente innamorato era solo un sogno riesce ad essere fedelmente riprodotta in "Girl Dreams". Un po' di garage sporco viene offerto in "Burnt Orange Peel", mentre solo lo sporco rimane in "Ziplog Bag". Ecco, ora sapete perchè dovete ascoltare questo disco.

Non che il resto del disco non sia da ascoltare anzi. Delle vere e proprie perle del lo fi. Le più di 168000 copie vendute negli Stati Uniti, che ha richiesto all' Universal una ristampa nel 2009, possono essere un dato indicativo che sia un disco che ha lasciato un impronta duratura nel tempo, sebbene incompreso in un primo momento. Un disco che riesce a mantere il primo stile "country-marcio" ma a far trasparire una profonda maturità artistica. A voi l'ascolto ed il giudizio

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Riassunto del Bot

One Foot in the Grave è uno degli album più lo-fi e rustici di Beck, caratterizzato da radici blues e folk con un approccio semplice ma ispirato. Registrato negli studi K Records con la collaborazione di Calvin Johnson, il disco offre atmosfere intime e brani brevi che esprimono solitudine e maturità artistica. Nonostante un'accoglienza iniziale incompresa, l'album ha lasciato un'impronta duratura e ha venduto oltre 168.000 copie negli Stati Uniti, ottenendo una ristampa nel 2009. È un viaggio emozionante tra suoni imperfetti e poesia surreale.

Tracce testi video

01   He's a Mighty Good Leader (02:40)

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03   I Get Lonesome (02:49)

04   Burnt Orange Peel (01:38)

05   Cyanide Breath Mint (01:36)

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06   See Water (02:22)

07   Ziplock Bag (01:44)

10   Fourteen Rivers Fourteen Floods (02:54)

12   I've Seen the Land Beyond (01:41)

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14   Girl Dreams (02:04)

16   Atmospheric Conditions (02:09)

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17   It's All in Your Mind (02:54)

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18   Feather in Your Cap (01:15)

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Beck

Beck (David Beck Hansen) è un cantautore e musicista statunitense noto per l’eclettismo e la capacità di mescolare generi diversi, passando da lavori più sperimentali e “collage” a dischi folk più intimi.
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