Copertina di Big Ups Two Parts Together
kloo

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Per appassionati di alternative rock, post-hardcore e post-rock, amanti della musica indipendente e sperimentale.
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LA RECENSIONE

Parliamone:
Ci sono pochissimi gruppi che riescono a trasformare quel calderone alternative-rock/post-hardcore/post-rock, a cavallo tra anni '80 e '90, all'epoca ancora poco definito e renderlo qualcosa di fresco ed estremamente personale (penso ai Metz, Pile, in parte i Krill e pochissimo altro).

Tra questi c'è davvero bisogno di citare i Big Ups, non nuovi nelle pagine del debasero, il disco passa davvero tra i decenni: dalle sfuriate di Shellac e Big Black, alla compressione Helmet-iana, fino ad arrivare da un lato a macigni metal/emo-core e dall'altro arrivando all'espiazione del fragore e lambendo le rive di Slint e Rodan, non rinunciando a quella matematica dei Polvo riscoperta sia nel cantato (molto grunge che ricorda il Cobain ma non totalmente) che in certe strutture.

Gl'Unwound potrebbero risultare il paragone più azzeccato per la capacità di saper navigare tra varietà di suoni e generi.

Sogno una produzione Albina.

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Riassunto del Bot

I Big Ups con 'Two Parts Together' riescono a rivisitare con personalità il calderone alternative-rock/post-hardcore/post-rock anni '80/'90. Il disco intreccia sonorità metal, emo-core e grunge, riconducibili a riferimenti come Shellac, Big Black, Slint e Unwound. La band mostra capacità di innovare restando fedele a radici sonore diverse, offrendo un'esperienza intensa e variegata.

Big Ups

I Big Ups sono un gruppo post-hardcore di New York attivo negli anni 2010. Hanno pubblicato tre album di riferimento: Eighteen Hours of Static (2014), Before a Million Universes (2016) e Two Parts Together (2018).
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