Copertina di Black Flag My War
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Per appassionati di punk, hardcore, metal, fan di musica alternativa e cult album, giovani e nostalgici degli anni 80
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LA RECENSIONE

Attenzione: questo è uno scritto dettato dalla rabbia e dall'incredulità più che una recensione propriamente detta!

Diamo un maligno ceffone a chi definisce tale disco una "cosa da poco"! Scaruffi, onda-rockers e soggetti del genere, come ben dimostrato sui loro siti, dovrebbero collegare il cervello (E NON IL CULO) alle proprie mani prima di scrivere qualcosa riguardo i Black Flag di Enrico Rollini!

"My War": declassato, con assoluta strafottenza, come "parto minore", come esperimento metal-hardcore da due lire e come capitolo tranquillamente trascurabile. Vergogna!!

Grazie a Dio esistono i fans, ovvero le persone che sanno cos'è merda e cosa non lo è!

"My War" è un sonoro e doloroso calcio nel culo sferrato contro il perbenismo, contro la pulizia sonora, contro i buoni sentimenti e, probabilmente, una bella randellata tirata sulla testa di chi, come già evidenziato, ciancia di musica senza capirne una fava!

Perchè, cari miei, sarà pur vero che la produzione del disco è di tipo semiamatoriale.... Ma che legnate!

Tutta la rabbia, l'incazzatura e la paranoia presenti nel cranio di Henry Rollins vengono, ringhiosamente, concentrate in nove fottutissime canzoni! Indimenticabili!

Le prime sei songs, ad essere onesti, si avvicinano al consueto stile Black Flag. Punk-Hardcore dinamico, talvolta contorto e doloroso, eppure servitoci con i controcazzi! Non dimentichiamo, infatti, che il chitarrista è pur sempre il buon Greg Ginn!

Le ultime tre pallottole, invece, sembrano create e plasmate da un gruppo di novelli Sabbath. Un gruppo di Sabbath nevrotici, cresciuti con iniezioni di Stooges e animati dalla voglia di sparare, giustamente, contro tutto e tutti.

"Nothing Left Inside", "Three Nights" e "Scream". Tre titoli da incidere sulla propria pelle e da non dimenticare! Nemmeno dopo esser diventati arteriosclerotici!

Urla disperate, riffs marci e putridi, lentezza debilitante, testi spappola-cuore e in grado di farci comprendere quanto tutti siamo caduti in basso!

Eh no, cari professori! Come al solito avete pisciato fuori dalla tazza del cesso! Henry Rollins e soci, ovviamente, se ne fotteranno delle vostre chiacchiere! Qualcuno, con tutti i suoi limiti, deve comunque demistificarle e dare a "Cesare ciò che è di Cesare". Questo disco ha segnato la storia del rock, quello più sporco e malevolo intendo! Cosa sarebbero Melvins, Nirvana, Kyuss e Cathedral senza "My War"??

Era necessario ribadirlo? Pensatela come cacchio vi pare! Di certo non potevo star zitto dopo aver letto, forse con ritardo, certi giudizi idioti. Giudizi scritti dai miei amati... "kritikini"!!

 

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Riassunto del Bot

La recensione difende con passione l'album 'My War' dei Black Flag, considerandolo un capolavoro essenziale del punk-hardcore. Nonostante critiche superficiali, l'album viene celebrato per la sua rabbia autentica e l'influenza duratura. Le prime sei tracce mantengono lo stile tradizionale, mentre le ultime tre anticipano atmosfere metal pesanti. L'autore disprezza le opinioni negative di critici poco informati e sottolinea l'importanza storica del disco nel rock sporco e malevolo.

Tracce video

01   My War (03:45)

02   Can't Decide (05:22)

03   Beat My Head Against the Wall (02:34)

04   I Love You (03:27)

05   Forever Time (02:30)

06   The Swinging Man (03:04)

07   Nothing Left Inside (06:34)

08   Three Nights (06:13)

09   Scream (06:51)

Black Flag

Black Flag sono una band hardcore punk formata a Hermosa Beach (California) nel 1976 dal chitarrista Greg Ginn. Pionieri del DIY con l’etichetta SST, hanno definito l’hardcore americano con Damaged e spinto verso territori più lenti e pesanti con My War e Slip It In. Tra i cantanti storici figurano Keith Morris, Ron Reyes, Dez Cadena e Henry Rollins.
14 Recensioni

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Di  lexus

 NELLA QUALE LE URLA AGGHIACCIANTI di Rollins distruggono e annientano l’impatto punk dei primi Flag.

 My War è il disco dell’apocalisse, dal quale non si può fare più ritorno.