Copertina di Black Sabbath Vol. 4
2+2=5

• Voto:

Per appassionati di heavy rock, fan dei black sabbath, amanti della musica anni '70 e chi cerca sonorità sperimentali nel rock classico
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LA RECENSIONE

I Sabs avevano dichiarato che "Vol 4" avrebbe rappresentato il loro prodotto più vario in assoluto.
In un lustro nel quale numerose compagini avevano rischiato di intaccare la propria credibilità, proponendo alla sempre crescente scena Heavy Rock (il termine Heavy Metal non era certo in voga allora) produzioni decisamente innovative rispetto ai fortunati esordi, i quattro di Birmingham non apparvero curarsi molto di tali frivole paranoie conservatrici, che a tutt'oggi tristemente attanagliano numerose scene musicali.

Abbandonata la ferocità espressiva e la cadenzata oscurità che ne aveva sino ad allora caratterizzato il percorso musicale, i Black Sabbath si mostrarono come una band priva di qualunque timore nei confronti della sperimentazione sonora, sino a suggerire un possibile paragone con la nuova scuola Progressive che vedeva al suo vertice gruppi come Genesis, Yes ed ELP.

Inspiegabilmete bistrattato dalla critica l'album presenta una compattezza unica e particolare, risultando un esperienza affascinante e malinconica se colto nella sua interezza. Una suite ininterrotta, una via diretta al cuore dell'esperienza sonica dei quattro componenti, che si plasma nel corso della lunga coda strumentale del brano d'apertura ("Wheels Of Confusion" che inevitabilmente suggerisce il richiamo alla già citata scena Progressive), ti culla con una classica e delicatissima ballad (la sorprendente "Changes") per poi sprofondare nella vuota esistenza alla quale condanna l'abuso della cocaina ("Snowblind").
Menzione a parte merita certamente la stupefacente maestria di Tony Iommi, dalle cui mani scaturiscono riffs che, pur brillando di luce propria, in nessun caso risultano decontestualizzati da quella che è la struttura melodica dei brani ("Supernaut" è certamente l’esempio migliore).

Un viaggio fuori dal percorso artistico proprio di Osbourne e compagni, ricco di forza e di carica emotiva. Non epocale ma particolare.

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Riassunto del Bot

Vol. 4 dei Black Sabbath è un album vario e sperimentale che si distingue per il suo coraggio creativo in un periodo di forte evoluzione musicale. Abbandonando la pura ferocia, la band esplora nuovi orizzonti sonori molto influenzati dal progressive rock. Il risultato è un viaggio sonoro affascinante e malinconico, esaltato dalla tecnica superiore di Tony Iommi. Un disco particolare, sottovalutato dalla critica, ma ricco di emozioni e contenuti.

Tracce testi video

01   Wheels of Confusion / The Straightener (08:02)

02   Tomorrow's Dream (03:13)

Leggi il testo

09   St. Vitus' Dance (02:29)

10   Under the Sun / Every Day Comes and Goes (05:51)

Black Sabbath

Black Sabbath sono tra i più importanti e influenti gruppi heavy metal della storia, nati a Birmingham nel 1968. La loro musica ha definito i canoni del metal, grazie soprattutto agli inconfondibili riff di Tony Iommi e alla voce carismatica di Ozzy Osbourne.
91 Recensioni

Altre recensioni

Di  poeta

 Quando Osbourne ebbe comando dei Sabba Neri in quell’anno si mise a bella posta a sfornare senza sosta capolavori senza tempo!

 Chiedere ai Black Sabbath di innovare era come chiedere alla Bibbia di raccontare la storia di un altro dio.


Di  Nottetempo88

 Il pezzo Under the Sun è per me il più bello dell'album, con un riff cupissimo e un assolo finale da brivido.

 Changes, con piano e voce malinconica di Ozzy, rappresenta il cambio di rotta verso il progressive rock.


Di  Tragopano

 Il termine che può descrivere questo disco è "discontinuo": le due tipologie di brani fanno molta fatica ad integrarsi.

 Le sperimentazioni di Iommi sono incomplete e confuse, aborti musicali lasciati a metà che non mi hanno convinto.