Nel 1970 il satanismo nel rock non era nemmeno più un tabù, già sdoganato dai Coven e dai Black Sabbath; ma mentre i primi si fingevano satanisti e i secondi erano spaventati dall'occultismo, i Black Widow, nati dalle ceneri di un insignificante gruppo blues-rock, erano seriamente coinvolti in quel mondo oscuro, tanto da officiare autentici rituali durante i propri concerti, con sacrifici annessi. Oltre ad essere ottimi musicisti, erano anche geni della pubblicità.

Il loro disco d'esordio, "Sacrifice", è il capolavoro della loro originalità, fin dalla prima traccia, "In Ancient Days", aperta da un moog potente e tenebroso, poi sorretta da un riff immediato e accattivante sul quale si levano evocazioni di demoni antichi: il tutto accompagnato da un brillante flauto e un suadente sassofono.

Dopo il breve e interessante stacco psichedelico di "Way To Power", arriva il punto forte, "Come To The Sabbat", dove percussioni tribali, claustrofobiche linee di flauto e cori malefici invitano l'ascoltatore a unirsi al rituale satanico. Per non farsi mancare nulla, chiude il lato A un altro pezzo dalle suggestioni ritualistiche, "Conjuration", dalla sulfurea progressione armonica.

Se il lato A è sorprendente, non è da meno l'opener del B-side, "Seduction", un completo cambio di registro verso un morbido jazz rilassante e rarefatto, quasi rassicurante, se non fosse per le liriche d'amore dedicate al potentissimo demone Astaroth. "Attack Of The Demon", nonostante il nerbo hard rock e il testo introspettivo, è solo un pezzo di passaggio verso il capolavoro del disco, "Sacrifice": magistrale parata di bravura su un ritmo travolgente, con gli assoli indiavolati dei musicisti a rincorrersi e disegnare atmosfere a tratti inquietanti e ad altri energiche: a coronamento del "sacrificio" umano avvenuto.

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