Copertina di Blondie Plastic Letters
Hank Monk

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Per appassionati di musica vintage, fan della new wave, amanti del pop rock anni '70, lettori interessati alla storia musicale e alla crescita artistica
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LA RECENSIONE

Il cambio di paradigma arriva a volte come un calcio nei coglioni, a volte piano piano come un'idea che ti nasce in sogno.

Sarà che sono arrivato a quell'età in cui capisco finalmente cosa voleva dire Bob con “I was so much older then I'm younger than that now” solo recentemente, sarà che il tempo passa e uno comincia ad avere la paura di non stare spremendo come si deve quella pesca raggrinzita che chiamiamo vita, sarà che son sempre stato un bambino noioso (no non è vero, lo dico solo come licenza poetica) ma fino a poco tempo fa proprio non capivo come uno che di nome fa Jeffry Lee Pierce e che ha cantato amore e morte dalla palude potesse essere stato il presidente dello US Blondie's Fun Club.

No perché, sarà stato lo strascico della cultura noiosamente e sterilmente impegnata degli anni '70, ma si faceva una grande attenzione a distinguere la così detta musica seria da quella così detta del disimpegno; e quando dico “si faceva” in pratica dico “facevo” perché fino almeno ai quattordici anni (in cui ho conosciuto i primi integralisti del metal) delle altre conoscenze con cui potere discutere di musica e dischi non è che pullulassero nel mio paesotto di provincia.

Ma tutti i grandi sistemi vengono messi in crisi dalle incognite non facilmente catalogabili e i Blondie sono senz'altro uno di questi casi.

Paladini della New Wave e grandissimi amici di tutto il giro leggendario del CBGB sono stati quelli che hanno riscosso sicuramente più successo nazional popolare di tutti grazie al loro fare sbarazzino, all'essere degli ottimi scrittori di canzoni, dei musicisti più che discreti e all'indimenticabile immagine di Debbie Harry.

Si può perdonare a un ragazzino in piena scoperta pre-adolescenzale lo snobismo che accantonava i Blondie nel mucchio del disimpegno a causa della loro immagine patinata e dei loro ritornelli orecchiabili, colpevoli di non apparire lugubri, cervellotici, tristi e facilmente assimilabili e godibili pure dall'amico più ignorante della cumpa?

Sì, si può perdonare perché la ricerca di una propria identità ,come tutti sappiamo, spesso ci porta a rigettare quello che è accettato e imposto dalla massa.

Ma si può continuare a credere che questo snobismo possa ancora continuare a permeare una persona più adulta, la quale si presuppone che abbia compiuto il suo viaggio di formazione e che oramai dolce e beata, al riparo di qualsiasi strale, regni sul suo presente con la sua solida e cazzuta personalità?

Difficilmente.

Come è noto mi trovo nella spiacevole situazione di dovere tornare sui miei passi e riconsiderare qualche mia vetusta opinione su cosa sia serio e cosa sia disimpegno, situazione però che già mi preannuncia (come una sensazione per ora, ma che sarà sempre più pesante da ignorare) come questa stessa distinzione sia una colossale cagata.

Superata perciò questa distinzione cosa può rimanere? Il bersi tutto beato e contento senza più nessuno spirito critico? Il calare i pantaloni alla cultura del disimpegno? Il divenire finalmente gaudente di un presente immaginifico e speciale?

Ma non sarà che il liberarsi di questo peso del dovere schierarsi, l'accettare finalmente la realtà senza la perenne sfida del confronto, il raggiungere una mia propria quadratura del cerchio mi spinga poi lontano dal mondo dell'arte e della musica stessa, verso le calde braccia della vita che non ha bisogno di surrogati per essere capita e interiorizzata?

Beh questo non lo so e sinceramente poco mi frega ma spero proprio che questa nuova maturità abbia le fattezze di Debbie, la sua imperfetta bellezza, il suo modo strampalato di cantare in playback, i suoi capelli biondi solo sul davanti, i suoi vestitini rosa shock e il grande divertimento che regala vederla esibirsi.

A proposito del disco: appena prima del clamore, appena prima dell'affermazione, appena prima del cambiamento e della maturità (chiamiamola così dai) artistica. A mio modo di vedere il modo migliore per conoscere e godere questa fantastica band.

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Riassunto del Bot

La recensione riflette sulla crescita personale e sul superamento degli snobismi giovanili nei confronti della musica di Blondie. 'Plastic Letters' viene riconosciuto come un album fondamentale della New Wave, caratterizzato da canzoni ben scritte e dall'inconfondibile carisma di Debbie Harry. Il racconto evidenzia la sfida tra musica seriosa e disimpegno, invitando a rivalutare i pregiudizi per apprezzare pienamente l'opera.

Tracce testi video

03   Bermuda Triangle Blues (Flight 45) (02:53)

04   Youth Nabbed as Sniper (03:06)

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05   Contact in Red Square (02:04)

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06   (I'm Always Touched) By Your Presence, Dear (02:47)

07   I'm on E (02:21)

08   I Didn't Have the Nerve to Say No (02:57)

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09   Love at the Pier (02:31)

Blondie

Blondie è una band newyorkese formata nel 1974 da Debbie Harry e Chris Stein, emersa dalla scena del CBGB. Ha unito new wave, punk e pop con incursioni disco e reggae, conquistando le classifiche con brani come Heart of Glass, Call Me e Rapture. Dopo lo scioglimento nel 1982, si è riunita nel 1997, tornando ai vertici con No Exit.
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