Copertina di Blue Cheer Vincebus Eruptum
psychopompe

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Per appassionati di hard rock e blues elettrico, fan di musica psichedelica anni ’60, musicisti e critici musicali interessati alla storia del rock pesante
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LA RECENSIONE

Primordiale è l'aggettivo più adatto a definire il sound dei Blue Cheer, combo californiano di fine '60. Interpreti di un selvaggio e allucinato modo di suonare il cosiddetto "blues elettrico", i Blue Cheer vengono quasi esclusivamente ricordati per la loro infuocata versione del classico di Eddie Cochran, "Summertime Blues".

Il primo album, Vincebus Eruptum, rappresenta il picco della loro produzione musicale e il testamento sonoro della band, il cui merito maggiore rimane, indipendentemente dalle loro canzoni, quello di aver ridefinito il significato di "heavy sound", alzando i volumi a dismisura e puntando tutto su un impatto ritmico devastante. Al periodo - 1968 - nessun gruppo della Bay Area, dove dominava il sound folkeggiante alla Grateful Dead, suonava così "rumoroso" e stonato; per trovare gruppi simili bisognava difatti spostarsi in quel di Detroit.

Marchi di fabbrica inconfondibili dell'officina Blue Cheer rimangono la voce roca e sguaiata del bassista Dick Peterson e il drumming neandertaliano di Paul Whaley, ossessivo ed inquietante. Su tutto si ergeva la sei corde di Leigh Stephens, dispensatore di riff tagliati con l'accetta, il quale suppliva alla sua non eccelsa tecnica chitarristica tramite un debordante utilizzo del fuzz e un approccio quasi carnale con lo strumento.

Vincebus Eruptum si apre con la sopraccitata cover di Cochran, trasfigurata in una danza tribale, e prosegue con un blues canonico ma dall'alone malato ("Rock Me Baby"), caotiche cavalcate a base di chitarre impazzite ("DOctor Please"), pseudo-blues in partenza per lo spazio ("Out Of Focus"), assalti sonici che si trasformano in improvvisazioni di feedback ("Second Time Around") e un'altra cover passata al tritacarne ("Parchment Farm" di Mose Allison).

Un disco e una formazione, quindi, che hanno creato un sound megalitico, preconizzando di un anno lo stile dei vari mostri sacri dell'hard rock britannico, e che hanno ispirato, nel bene (Mudhoney, Kyuss, Monster Magnet, e in genere la scena stoner-psichedelica attuale) e nel male (l'Heavy metal più scontato e arido) molta della musica "pesante" a venire.

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Riassunto del Bot

Vincebus Eruptum, primo album dei Blue Cheer del 1968, rappresenta un monumento dell’heavy sound grazie a un approccio primordiale e sonorità devastanti. L’album si distingue per la forte presenza di fuzz, ritmi ossessivi e una voce roca che ridefiniscono il rock della Bay Area. Le cover di classici come Summertime Blues vengono trasformate in assalti sonici unici. L’influenza della band è stata fondamentale per lo sviluppo dell’hard rock e delle scene stoner e psichedeliche successive.

Tracce testi video

01   Summertime Blues (03:47)

Leggi il testo

02   Rock Me Baby (04:22)

06   Second Time Around (06:18)

Blue Cheer

Blue Cheer sono un power trio rock nato a San Francisco nel 1966. Con Dickie Peterson (voce/basso), Leigh Stephens (chitarra) e Paul Whaley (batteria) hanno spinto volumi e distorsione oltre i limiti, diventando pionieri di acid rock e heavy metal. Celebre la loro versione di Summertime Blues (1968) e l’album di esordio Vincebus Eruptum.
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