Copertina di Blur The Great Escape
madcat

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Per appassionati di musica britannica, fan dei blur, cultori del britpop e ascoltatori di album con testi profondi e atmosfere complesse
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LA RECENSIONE

"Ernold Same si svegliò dal solito sogno / nel solito letto / alla solita ora / guardò nel solito specchio / fece la solita faccia / e si sentì come tutti i giorni nel solito modo / (..) povero Ernold Same / il suo mondo rimane il solito / oggi sarà sempre domani (..) povero, vecchio Ernold Same, / ha di nuovo quella sensazione / che domani non cambierà nulla"

("Ernold Same")

Una mancanza di senso e di speranza quasi paralizzante.

"The Great Escape" è un disco di passaggio, ma nel migliore senso di questo termine; è uno splendido disco di passaggio: sta tra i Blur di "Parklife" e i Blur di "Blur", ovvero i dischi che rappresentano, in modo magnifico, le due facce della band. Ed è un disco triste, anche se a volte la sua malinconia è volutamente nascosta.

Osservate la copertina: apparentemente estiva, con degli individui che si tuffano felici e spensierati in mare. Aprite la confezione: uno squalo minaccioso li sta aspettando.

Pezzi, infatti, come l'irresisibile e trascinante "Country House", "Charmless Man" o "It Could Be You" hanno una melodia solare e sostanzialmente divertente.

Ma mettetevi ad ascoltare la cupa e lisergica "He Thought Of Cars", la schizofrenica rabbia punk di "Globe Alone", la follia di "Mr Robinson's Quango", la malinconia di "Best Days", "The Universal" o di "Entertain Me" e vi accorgerete che di solare, in questo disco, c'è ben poco.

E poi c'è "Ernold Same", un valzer ubriaco e triste, poi ripreso dopo l'ultima, malinconica "Yuko and Hiro", in forma di ghost track, un modo di chiudere il disco che i nostri riproporranno anche in "Blur".

Albarn, Coxon, James e Rowntree ormai hanno uno stile ed un talento, nel fare musica, invidiabile: sono eclettici, brillanti, curiosi, geniali. Il capolavoro che faranno uscire due anni dopo ha le basi qui.

"La Grande Fuga" era iniziata; e si poteva intuire dove li avrebbe portati.

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Riassunto del Bot

La recensione descrive 'The Great Escape' come un album di passaggio tra due fasi chiave di Blur, ricco di malinconia nascosta dietro melodie solari. Il disco spazia da pezzi pop allegri a tracce introspective e cupe, mostrando un talento eclettico e in crescita. L'opera anticipa il capolavoro successivo della band, evidenziandone la genialità e la profondità emotiva.

Tracce testi video

Blur

I Blur sono una delle band inglesi più influenti del britpop anni Novanta, noti per la capacità di reinventarsi e spaziare tra generi. Nati a Colchester nel 1989, hanno segnato la storia del pop britannico con dischi iconici (Parklife su tutti), progetti paralleli e un’ironia inconfondibile.
49 Recensioni

Altre recensioni

Di  Tegucigalpa

 "The Great Escape è l'equivalente britannico di 'Nord sud ovest est' degli 883."

 "Albani e soci sanno a mala pena strimpellare i loro strumenti, e il biondino slavato gracchia come una cornacchia."


Di  Boop07

 Nel lavoro più Pop come suoni i brani più 'sperimentali' migliori sono 'He Thought Of Cars' e 'Yuko And Hiro'.

 La sconfitta storica del gruppo ... sarebbe stata di beneficio per una maggiore affermazione sulla scena internazionale.