Copertina di Bob Dylan Another side of Bob Dylan
ilsuonatorejones

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Per appassionati di musica folk e rock, fan di bob dylan, amanti dei classici anni '60 e della musica d'autore
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LA RECENSIONE

Il titolo è posticcio e bruttarello, non voluto da Dylan, ma è indovinato parzialmente. La canzone politica, regina dei primi due album autografi di Dylan, lascia spazio all’amore e all’intimismo. Solo "Chimes of Freedom", chilometrico e straordinario pezzo, riecheggia i temi di "The Times They Are A Changin’". Siamo nel sessantaquattro, fuori impazza la rivolta e Dylan dice: un attimo, non sono io quello che state cercando per cantare, io altre cose da dire e un mucchio di idee. Non sono Woody Guthrie, lasciatemi fare.

Così chi comprò "Another Side" restò spiazzato fino al quarto pezzo: ma dov’è la rabbia? Qua c’è dell’amore, del divertissement, ci sono tre pezzi superflui ("All I Really Want To Do", "Black Crow Blues", prima volta di Dylan al piano, "Spanish Harlem Incident", questa però ha un che di particolare che mi cattura ogni volta).
Poi arriva "Chimes of Freedom" e si pensa: Ok ci stava prendendo in giro, ecco il vecchio Bobby. Scivolano via un po’ di pezzi, tra cui la dolce "To Ramona", si gira il vinile, e basta, canzoni politiche esplicite non se ne trovano più, mai più fino a George Jackson del ’71. Sì, Dylan sa cantare anche di altro: di se stesso, ad esempio con un capolavoro assoluto quale "My Back Pages"; stupenda la versione elettrica del tour '78, dell’amore finito, "I Don’t Believe You" (adorabile), "Ballad In Plain D" (un guazzabuglio di accordi sbagliati ma strappacuore) e "It Ain’t Me Babe", una delle canzoni più suonate da Dylan in concerto, uno dei suoi pezzi da 90. Il tutto registrato in un'unica session di una notte, con una bottiglia di vino francese, dice la leggenda, e senza aver ripassato i giri di accordi. Così esce un gran disco affastellato e casuale: dylanesco, in una parola, alti e bassi, anzi, altissimi e bassi.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Another Side of Bob Dylan', un album del 1964 che segna un distacco dalle canzoni politiche per esplorare temi più intimi e personali. Viene evidenziata la commistione di pezzi alti e bassi, con brani celebri come 'Chimes of Freedom' e 'My Back Pages'. L'album, registrato in una sola session notturna, mostra il lato più umano e creativo di Dylan, accolto con sorpresa dal pubblico dell’epoca.

Tracce testi video

01   All I Really Want to Do (04:04)

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02   Black Crow Blues (03:14)

03   Spanish Harlem Incident (02:24)

04   Chimes of Freedom (07:10)

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05   I Shall Be Free No. 10 (04:47)

07   Motorpsycho Nitemare (04:33)

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08   My Back Pages (04:22)

09   I Don't Believe You (She Acts Like We Never Have Met) (04:22)

10   Ballad in Plain D (08:16)

11   It Ain't Me Babe (03:33)

Bob Dylan

Bob Dylan (nome d'anagrafe Robert Allen Zimmerman) nasce nel 1941 e rivoluziona la musica e la canzone d'autore in Occidente, portando il folk e il rock in territori impensati. Influenzato da Woody Guthrie e dalla Beat Generation, vince il Nobel per la Letteratura nel 2016.
127 Recensioni

Altre recensioni

Di  Viva Lì

 L'altro lato di Bob Dylan dunque, come già ricordato in precedenza, è in realtà l'altro lato degli Stati Uniti d'America.

 Non si può amare Bob Dylan, specie quello rivoluzionario e rockeggiante di metà anni Sessanta, se non si conosce questo piccolo gioiello intimista e definitivo.