Ho vissuto a Londra per un anno. Citta' di bevitori. Paese che vai usanze che trovi, perciò io mi adeguo. Nei passati sei mesi ho bevuto in media un litro e mezzo di birra al giorno. Per gli standard londinesi sono un fallito anche in questo, un principiante, qualcuno da deridere al bancone del pub. La birra costa poco (due sterle e 20) ed il disoccupato spende meta' del suo unemployment cheque in nettare giallognolo. Li vedo tutti appollaiati davanti alla cassa con 5 sterline in una mano e nell'altra la carta di identita', farfugliano qualcosa al barista il quale da' loro una birra a caso, tanto ingurgitano tutto, fosse anche benzina. Anzi, soprattutto benzina, per incendiare la rabbia.
La birra e' cheap e anche leggera. Per essere brillo ne devi ingollare almeno 2 litri, 4 per litigare con il vicino e per picchiare tua moglie un locale intero. Gia', perche' da queste parti si preferisce la quantita' alla qualita'. Invece se bevessero quelle birre serie e seriose, quelle dei monaci, per intenderci (a proposito: ma i monaci non dovrebbero bere vino? meglio ancora, non dovrebbero bere affatto ma passare la vita ad elogiare il signore) non avrebbero bisogno di ingozzarsi per ritrovarsi davanti allo specchio a farsi le boccacce. Basterebbero poche sorsate per essere soddisfatti. Ma che ci volete fare, il motto da queste parti e' "la qualita' non apprezzo".
Io invece quando ho un po' di soldi mi sollazzo con le birre pastose, quelle che puoi mangiare con il cucchiaio e ti fanno camminare ballonzolante lungo la main road. Nessun estraneo ti si avvicinerebbe vedendoti in quelle condizioni. E hai appena fatto un sorso, perbacco.
Ed e' per questo motivo che Blood On The Tracks l'ho ascoltato soltanto fino alla quarta traccia (il capolavoro di livore "Idiot Wind"): dopo "Tangled Up In Blues", "Simple Twist Of Faith", "You're A Big Girl Now" e appunto "Idiot Wind" ho fatto un rutto di soddisfazione. Non mi serviva altro. Il Dylan amaro e amareggiato, armonica a cucire i tagli, chef di parole come serpenti, suono definitivo e chiarificatore mette la marcia e si ubriaca da solo. Non abbisogna di faccendieri idioti.
Che disco. Se non ce l'avete,be', io vi ho avvisato
"Blood On The Tracks è un'equazione. Bob Dylan è il più grande e questo è il suo album migliore."
"Il risultato è un capolavoro immortale."
Il lirismo sconvolgente ed impetuoso di quest’album scuote, smuove, commuove nel profondo dell’animo umano.
Probabilmente l’album più maturo della storia del rock.
Amor perduto... è proprio questo il tema principale di questo splendido album, la gemma più luccicante degli anni 70 Dylaniani.
Shelter from the storm è un quadro che raffigura un immagine sacra che da protezione a un debole.
Il sangue che copre le note ed i versi del disco non è più quello della lotta sociale, ma quello dello stesso cantautore e di tutti noi.
La vita è triste, la vita è un pasticcio. Tutto ciò che puoi fare è fare ciò che devi.
Le linee di chitarra acustica di questo disco, sono a mio parere le migliori della carriera di Bob.
I testi, poi, credo abbiano contribuito in modo sostanziale al Nobel per la Letteratura.