La quiete dopo la tempesta... accomodarsi e lasciarsi coccolare dalla quotidianità di una tiepida vita familiare...
Ed è proprio questo che fece Mr.Dylan dopo aver passato la sua "Stagione all'inferno" (come scrisse Rimbaud) tra eccessi,contestazioni, e la sua inevitabile "the fall"....
Bob ebbe il tempo di riscoprire se stesso con la bibbia e rispolverare delle sue sfumature vocali che non usava dai tempi di Minneapolis grazie al suo Country di Nashville Skyline..
Ma successivamente qualcosa si era rotto.... forse il richiamo dell'"on the road" o forse la presa di consapevolezza di non esser più visto come la coscienza di un popolo porto Bobby ad allontanarsi lentamente dal suo vero amore e a chinare il capo e scrivere ancora testi che avevano un impatto emozionale...
Amor perduto... è proprio questo il tema principale di questo splendido album, la gemma più luccicante degli anni 70 Dylaniani...
L'Album si apre con la confessione "Tangled up in blue"...un fiume in piena... una massa di acqua gelata che porta ricordi passati.. un amore perso... e un poeta italiano del 300 che sembra raccontare implicitamente questa storia.... Si procede con "Simple twist of fate" una confidenza malinconica... come uno sguardo furtivo fuori dalla finestra di un albergo che si è da troppo tempo in solitudine....
"You are a big girl now" sembra quasi la presa di consapevolezza che ormai cio che gli apparteneva se ne andato via...è cresciuto....e il poeta rimane a cantare le sue odi sotto la pioggia... e prosegue facendo un j'accuse una sentenza amara con "Idiot wind"
Dopo uno spiraglio di luce con "you're gonna make me lonesome when you go" e "Meet in the morning" un blues che sembra quasi un lamento di sofferenza, l'album arriva finalmente all'epica "Lily Rosemary and the Jack of Heart" una atipica storia d'amore ispiratasi indirettamente a una tragedia greca.... Proseguendo in questa confessione di un innamorato si arriva a "If you see her say hello" un chiaro invito a tornare un autoconvincimento che le cose si possono ancora sistemare....
Ma la gemma arriva proprio ora con "Shelter from the storm" un quadro che raffigura un immagine sacra che da protezione a un debole...
L'album si chiude con "Buckets of rain" canzone in chiave folk dove il nostro Dylan chiacchera quasi melanconicamente col suo amore guardando il tramonto... Insomma un album sofferto splendido e imparagonabile...
"Blood On The Tracks è un'equazione. Bob Dylan è il più grande e questo è il suo album migliore."
"Il risultato è un capolavoro immortale."
Il lirismo sconvolgente ed impetuoso di quest’album scuote, smuove, commuove nel profondo dell’animo umano.
Probabilmente l’album più maturo della storia del rock.
Il sangue che copre le note ed i versi del disco non è più quello della lotta sociale, ma quello dello stesso cantautore e di tutti noi.
La vita è triste, la vita è un pasticcio. Tutto ciò che puoi fare è fare ciò che devi.
Il Dylan amaro e amareggiato, armonica a cucire i tagli, chef di parole come serpenti, suono definitivo e chiarificatore mette la marcia e si ubriaca da solo.
Che disco. Se non ce l'avete, be', io vi ho avvisato.
Le linee di chitarra acustica di questo disco, sono a mio parere le migliori della carriera di Bob.
I testi, poi, credo abbiano contribuito in modo sostanziale al Nobel per la Letteratura.