Ho sempre pensato che il più grande strumento che abbia portato alla redenzione i popoli neri d'america sia stata la musica. Parte il groove e anche il più bigotto e stupido americano dal riportino alla Full Metal Jacket non può che fare una semplice cosa: muovere il tacchetto in legno della sua scarpa di cuoio sulla pista da ballo, sorridere, ammiccare e magari conoscere una bella ragazza. Era il 1962 e in America stava succedendo qualcosa già da qualche anno. I neri si erano già presi da anni la scena musicale di molti stati, facendo battere il cuore di migliaia di ragazzi, bianchi e neri, insieme per la prima volta. Vi chiederete: come fu possibile tutto questo in un paese militarista, conservatore, in procinto di iniziare una delle campagne militari più tragiche della sua storia contro un piccolo paesino del lontano oriente? La risposta mi risulta scontata: ascoltate Green Onions di Booker T & The MG's. Appunto nel 1962 quest'album fu pubblicato dalla stax Records, in uno stato sudista e venne accolto alla grande dal pubblico. Quando arrivò oltre manica non poté che uccidere le orecchie e fare spalancare le bocche dei novellini british R&B, quali Yardbirds, Bluesbreakers e i Rolling Stones di Keith Richards che soleva ascoltare questo album sulle poltrone dei migliori salotti d'avanguardia della swingin' London della metà degli anni '60, accompagnato dalle prime dosi di oppioidi della sua lunga carriera. Come ho già detto in America stava succedendo qualcosa, qualcosa di nuovo, il canto nero non era più di repressione, di schiavitù, di agonia, non era più BLUE. Dall'organo di Booker T esce qualcosa che non ti tiene fermo, esce gioia, esce libertà, esce redenzione! Alla chitarra Steve Cropper suona sulle orme del suo idolo Chuck Berry, unito a un suond vero e puro e radicato anche nella tradizione americana. Quando parte Green Onions ci si immagina a bordo di una decappottabile con il vento tra i capelli, pronti per un lungo viaggio che non va su strada, ma sulla bass line di Donald 'Duck' Dunn, a mio avviso uno dei migliori bassisti blues/rock e R&B di questo pianeta in lotta con John McVie, Jack Bruce, Andy Fraser e Larry Taylor dei Canned Heat. Il disco va avanti e con lenti come Stranger on the shore non puoi che invitare una bella ragazza a ballare con te. Lonely Avenue ricorda l'atmosfera rivoluzionaria e nuova di John Mayall nella suite Nature disappearing (nuova???? Booker T mise giù il pezzo quasi una decina di anni prima, a 18 anni). Questo gioiello della Stax records raccoglie tutto ciò che c'è di Soul, R&B, blues e rock 'n' roll dei primi anni sessanta negli stati Uniti. Green Onions ha un lungo pedigree che parte dai blues di Muddy Waters, passa per Bo Diddley, Chuck Berry, Otis Redding, Sam & Dave e arriva fino a James Brown, Funkadelic e Parliament, fino ad aiutare i Blues Brothers a fare su i soldi per l'orfanotrofio (si scherza); ricordo però che Steve Cropper e Donald Dunn suonarono anche con i giganti presenti nel film Blues Brothers. Oggi fuori c'è il sole e per iniziare la giornata con il giusto groove e un sorriso stampato sul volto io nel dubbio metto su questo disco.

Carico i commenti... con calma