Trinity di nome e di fatto dato che questa terza pubblicazione, datata 1970, è anche l’ultima per la suddetta formazione. In questo caso la “Trinità” che accompagna il prodigioso organista britannico contempla l’aggiunta di un bravo chitarrista e cantante a nome Gary Boyle, il quale prende il posto dell’ottima Julie Driscoll passata a metter su famiglia.
L’album è corposo e interessante ed attacca subito alla grande con la cover degli Sly & Family Stone “I Wanna Take You Higher”: assai migliore dell’originale, più ordinata e cadenzata, restando decisamente orecchiabile. Si continua positivamente con quella “No Time to Live” dei Traffic che in quegli anni aveva fatto centro, specie fra i musicisti perché in molti stavano correndo a reinterpretarla. Auger la lascia cantare al suo nuovo chitarrista… magari era stato proprio quest’ultimo a proporla, poiché la canta con molta convinzione.
Le cover ben riuscite continuano con il bellissimo tema del pianista Herbie Hancock “Maiden Voyage”, che in ogni caso vi consiglio di andare a ripescare nella versione immortalata dai Toto nell’album “Through the Looking Glass” del 2002, con partiture meravigliose di Paich al piano e Lukather alla chitarra.
La riproposizione di “Listen Here” del sassofonista jazz Eddie Harris strizza l’occhio ai Santana attraverso l’uso delle percussioni, il groove ossessivo del basso e pure lo stile sfoderato da Boyle alla solista. In ogni caso si rivela ennesima palestra per le fluviali improvvisazioni del leader, prima al piano e poi all’organo. Un po’ meno, ma succede anche con l’autoctona “Just You, Just Me” nella quale Boyle si mette però a fare il Joe Pass, imbracciando la chitarra semi acustica, tradizionalmente jazz.
Dominante su tutto è comunque il fantastico, potente motivo della Pavana del compositore classico Gabriel Faurè, convertito abilmente ad umori jazz rock attraverso le sonorità penetranti e appaganti dell’organo Hammond, maneggiato com’è da uno dei suoi più sopraffini suonatori.
L’album è il migliore dei Trinity e chissà perché Brian manderà tutti a casa e continuerà la carriera fondando un nuovo gruppo, gli Oblivion Express… Forse il relativo successo di questa eccelsa opera aveva minato i rapporti interni alla band, così effettivamente era stato qualcuno dei suoi accompagnatori ad scegliere di andarsene. Ma resta a testimonianza questo disco, assolutamente consigliabile e dallo speciale profumo di inizio anni ’70.
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