Vera stranezza nel mezzo secolo di catalogo musicale relativo al virtuoso organista e pianista londinese Brian Auger, quest’opera mette per una volta discretamente in secondo piano le tastiere jazz fusion del nostro per spingersi sovente in territori folk e semiacustici, chitarristici, armoniosi (nel senso di: pieni di armonie vocali); soluzioni inedite per un combo essenzialmente strumentale e swingante come gli Oblivion Express.

La proverbiale vena, soprattutto organistica, di Auger lavora qui molto part-time, spesso e volentieri mettendosi piuttosto a disposizione delle canzoni, delle melodie vocali, di strofe e ritornelli e così rivestendo un ruolo sempre importante, ma certo non dominante come nel passato.

L’album inizia ripescando i due scolpiti accordi in minore settima di “Light My Fire”, una piccola ossessione per Brian e per tanti altri musicisti di quegli anni. Non è certo un plagio questa “Down of Another Day” poiché dal terzo accordo in poi la canzone prende pieghe diverse, ma insomma l’incipit fa alzare il sopracciglio.

Chitarre acustiche e dolcemente elettriche spuntano da ogni angolo anche su “Mara’s Wedding” che, per le sue triplici armonie costanti dall’inizio alla fine, denuncia una chiara ispirazione proveniente da Crosby Stills & Nash e similia. Tre voci in armonia si trovano pure in “Trouble” che aggiunge sfumature moderatamente rhythm&blues e potrebbe appartenere tranquillamente al repertorio di James Taylor.

Voglio dire… tutto estremamente piacevole sia chiaro, questi gradevolissimi e rilassati motivi fra west coast e country sono ben concepiti ed eseguiti. E’ solamente la provenienza che è sorprendente. Tutto ciò vale anche per “Women of the Seasons” che sfoggia un inizio più in direzione Allman Brothers, ma poi rientra in un’ennesima soave melodia armonizzata con terze e quinte. C’è da dire che è indubbiamente il disco dove Auger canta meglio, versando molta cura e attenzione alla cosa, spendendosi in tante sovraincisioni, in ogni caso aiutato dalle altre voci a disposizione nel gruppo.

Il primo vero morso di organo Hammond lo si ascolta non prima della quinta traccia “Fill Your Head with Laughter”, stavolta cantata maluccio, però. Ma i corali rigogliosi ritornano prontamente su “I’m Thinking It Over”, benché immersi in un’atmosfera jazzata: deliziosa ballata questa tutto sommato, nobilitata inoltre da un compassato ma solare assolo di pianoforte.

Tomorrow City” è “All the Time There Is” e pure la chiusura eponima dell’album sono finalmente di genere fusion richiamando maggiormente cose passate (e future). La prima e terza sono ancora e sempre corali, la seconda no.

In fondo non è da buttar via il timbro vocale di Brian Auger… sufficientemente chiaro e soprattutto simpatico, umile, comunicativo. Le finali “All the Time…” e “…Better Land” son pure difficilotte da cantare, con tutti quegli scivolamenti di mezzo tono. Il nostro tastierista provetto vi si cimenta al meglio concedendo l’unico, vero assolo fluviale di Hammond proprio alla fine, nell’ultima occasione utile del disco.

Ah, un’ultima nota, e di piena lode, per la verdognola e puntigliosa copertina psichedelico/ progressiva, un poco Caravan e un poco Genesis. Senz’altro la migliore della discografia dell’amabile, glorioso Brian.

Elenco tracce e video

01   Dawn Of Another Day (04:18)

02   Marai's Wedding (04:22)

03   Trouble (08:12)

04   Women Of The Seasons (05:00)

05   Fill Your Head With Laughter (03:49)

06   On Thinking It Over (05:23)

07   Tomorrow City (03:30)

08   All The Time There Is (03:29)

09   A Better Land (05:30)

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