Copertina di Buffalo Volcanic Rock
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Per appassionati di heavy metal classico, stoner rock, musica vintage anni '70 e amanti di sonorità ruvide e potenti
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LA RECENSIONE

Trogloditi, cavernicoli, rozzi scimmioni della pietra che hanno imparato a memoria la lezione dei Black Sabbath. La chitarra maneggiata come una clave bitorzoluta, schiacciasassi. Il suono saturo, roccioso e (vedi copertina) magmatico. Lapilli incandescenti, fiumi di riff distorti e malefici. La struttura dei pezzi è un assalto violento allo stomaco, spietato.

E deserto. Un enorme, potente vulcano in mezzo a un oceano di dune e cactus. Un Krakatoa immerso in sabbia rossa. Stiamo parlando dei Buffalo, australiani artigiani heavy-doom, stoner da un quintale di amplificatori buttati in faccia direttamente dal '73. Una delle glorie dimenticate dell'aussie-rock, molto prima che i Radio Birdman dessero il la a una scena coesa per tutto il continente.

Sperduti nell'Oceano Pacifico, lontanissimi, li immagino nella loro baracca da vaccari puzzoni, sommersi di vinili. Ovviamente: Blue Cheer, rock distorto, heavy blues, Detroit. O magari solo impiegati bancari fulminati dall'invenzione del riff; poco importa, perché il risultato è veramente sanguigno e d'impulso. Un gancio sul grugno, una martellata dove fa più male, una mazza da baseball in pieno collo: fate voi.

Ripescato nelle pieghe del tempo dalla Aztec Records (preserving Australia's rich musical heritage), il secondo LP dei Buffalo è una bomba al napalm. Nel genere le perle dimenticate sono forse altre (la montagna di ampli tirata su da Randy Holden per Population II? I 45 giri dei Pentagram riscoperti solo nel nuovo millennio e che suonano come dei fottutissimi classici?) ma basta la conclusiva cingolata "Shylock" (in dedica allo shakespeariano mercante di Venezia) per desiderare anche questa roccia vulcanica: groove maligno e una sequenza di accordi da boia macellai.

Non certamente innovatori, padroni di uno tra i suoni più pesanti e sfacciati del periodo, nuotavano nello stesso mare (di lava) in cui sguazzavano antropomorfi coevi (per dirne due: Sir Lord Baltimore, Night Sun). Adatti a chi, tra una bistecca al sangue e un'insalatina mista, sceglie...

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Riassunto del Bot

Volcanic Rock dei Buffalo è un album heavy-doom e stoner rock australiano che evoca un suono potente, denso e grezzo, ispirato ai Black Sabbath e al rock degli anni '70. L'album, ristampato da Aztec Records, rappresenta una gemma dimenticata della scena rock australiana con riff malefici e una carica sonora travolgente. La recensione evidenzia l'impatto sonoro e l'energia di questo disco che rimane attuale e vigoroso.

Tracce video

01   Sunrise (Come My Way) (04:58)

02   Freedom (09:02)

03   Till My Death (05:37)

04   The Prophet (07:25)

05   (I) Intro: Pound of Flesh (II) Shylock (10:33)

06   I'm a Skirt Lifter, Not a Shirt Raiser (04:52)

07   I'm Coming On (03:39)

08   Dune Messiah (04:32)

09   Stay With Me (03:37)

10   What's Going On (03:57)

11   Kings Cross Ladies (07:27)

12   United Nations (06:17)

Buffalo

Buffalo è una band australiana di heavy/hard rock nota per il suono massiccio e riff distorti; particolarmente attiva negli anni 1970 e citata come influenza nella scena heavy australiana.
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