Copertina di Calexico Spoke
SonOfNothing

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Per appassionati di musica indie, sperimentale e desert rock, fan di band alternative e cult, amanti delle sperimentazioni sonore e dell'etnico-folk
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LA RECENSIONE

Registrato in un mese, a fine 1995, 'Spoke' (dovrebbe essere "raggio", quello delle ruote, ma gli si può preferire anche una coniugazione a casa di "to speak") è il primo (nonchè meno noto) prodotto targato Calexico (costola ritmica dei Giant Sands), se si esclude un "tape" autoprodotto qualche mese prima.

In meno di 45 minuti sono compresse ben 19 tracce: frammenti, piuttosto. Frammenti di sperimentazione sonora e rumoristica, frammenti d'idee, frammenti ci ciò che sarà il manifesto programmatico musicale del duo di Tucson. Benchè accreditato un manipolo di amici a supporto ed a vario titolo, di fatto il disco è suonato interamente da Burns e Convertino.
Il primo, oltre ad offrire la propria (affascinante) voce, si districa fra chitarre, bassi, armoniche, violoncelli e mandolini; il secondo è delegato alla sezione ritmica, non disdegnando, comunque, apprezzabili apparizione all'acustica e, soprattutto, sfoggiando una padronanza quasi africana della marimba, sorta di xilofono originario – appunto – del continente nero.

Frammenti, si diceva. Come quelli rumoristici, la cui presenza devo molto al metodo di produzione (del tutto casalingo, quasi lo-fi): porte che scricchiolano e poi si chiudono impetuosamente, annunci di viaggio rubati ad una stazione ferroviaria, nastri che stridono e si lamentano fino a stracciarsi, music-box languidamente rinascimentali. Frammenti musicali: prime avvisaglie di desert sound(scapes) si notano soprattutto in tre composizioni: Sanchez (senza dubbio l'apice dell'album), Point Vicente (che s'apre con la deliziosa voce di una bimba che pare in cerca di qualcosa/qualcuno) e Wash (dove i riferimenti morriconiani più si fanno palesi).
Frammenti pop: come quello di Glimpse, dove un giro di chitarra riporta alla mente addirittura Get Back dei Beatles. Come quello, anche, di Slag. Frammenti pseudo-punk: l'attacco di Scout quasi spaventa, con un paio d'accordi di una poderosa elettricità che lasciano immaginare un prosieguo à la Clash.

Frammenti di etnicismo europeo, con una breve ma essenziale Mazurka e la gitana Mazurra. E, infine, frammenti di frammenti. È il minimalismo che chiude il disco suggerito da Removed (ballata accompagnata dai sussurri di Burns), Hitch (forse il pezzo più ruvido di questo "Spoke") e Stinging Nettle, contraddistinto da un lungo e sostenuto arpeggio.
Non mancano, purtroppo e per fortuna, frammenti e basta, poco ambiziosi minuti scanditi da linee melodiche semplici, così sottili da quasi non accorgersene (Haul, Spokes, la stessa Low Expectations).

Un debutto, quello del collettivo dell'Arizona, da 6,5 (odio le stelline).

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Riassunto del Bot

‘Spoke’ è il primo album ufficiale di Calexico, caratterizzato da un sound frammentario e sperimentale. Il disco racchiude 19 tracce in meno di 45 minuti, con un mix di elementi desertici, folk, punk e minimalismo. Realizzato quasi interamente dai due membri fondatori, l'album mostra un'impronta casalinga lo-fi molto personale, tra cui spiccano pezzi come 'Sanchez' e 'Point Vicente'. Un debutto interessante, non privo di alcune tracce meno ambiziose.

Tracce testi video

01   Low Expectations (02:36)

03   Mazurra (01:44)

05   Haul (01:21)

06   Slag (02:26)

07   Paper Route (01:59)

08   Glimpse (02:38)

09   Navy Cut (00:29)

10   Spokes (02:37)

11   Scout (02:09)

14   Ice Cream Jeep (00:29)

16   Mazurka (01:17)

17   Removed (03:52)

18   Stinging Nettle (03:41)

Calexico

Calexico è una band statunitense di Tucson (Arizona) guidata da Joey Burns e John Convertino. Il loro suono unisce indie/alt‑country, tex‑mex e colori mariachi con atmosfere cinematografiche. Tra gli album più noti: The Black Light, Feast of Wire, Carried to Dust e Algiers; celebre anche l’EP In the Reins con Iron & Wine.
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