Copertina di CapaRezza Exuvia
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Per appassionati di musica italiana, fan del rap alternativo, ascoltatori curiosi di concept album e chi cerca opere ricche di testi e riferimenti culturali.
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LA RECENSIONE

“Ho capito che il secondo album era più facile dell’ottavo”, così Michele Salvemini (in arte Caparezza) introduce questo Exuvia, uscito nel 2021 e per l'appunto il suo ottavo album in studio. Caparezza, dopo aver pubblicato Museica nel 2014 dal timbro rock e dai testi estremamente riflessivi, esce nel 2017 Prisoner 709, dove la catarsi ed il disagio del suo acufene fanno da protagonisti, sia nei testi che nella musica stessa; Exuvia, invece, segna il passaggio dell’artista verso la consapevolezza della sua condizione e verso la ricerca di fuga in un’altra dimensione.

Composto da 19 tracce, questo è un album completissimo a livello di songwriting ed esecuzione musicale, si apre, infatti, con il brano “Canthology” che vede subito la collaborazione di Mattew Marcantonio, cantante del gruppo alternative rock britannico Demob Happy. Il brano in questione, dal quale è tratta la citazione iniziale, ci trasporta subito in sonorità che si staccano dagli album precedenti del Capa in favore di un synth-rock dove la voce fa da protagonista assoluto in favore della narrazione, che consiste appunto in un’antologia delle varie tappe musicali del cantautore. La successiva “Fugadà”, come lascia intendere il titolo, racchiude la volontà di scappare da una condizione di oppressione, per l’appunto la sua condizione precaria a livello di udito che lo ha afflitto, estremamente traumatica per un musicista; la base musicale si fa psichedelica, cupa e malinconica e ci trasporta in un vortice che proseguirà per tutta la durata dell’album. Naturalmente, essendo il rap il genere musicale che caratterizza ogni album di Caparezza, anche qui abbiamo esso come collante tra i vari episodi del disco, qui anche sottoforma di tributo agli album rap della scena americana degli anni 90, come testimoniato dalle skit presenti nella tracklist del disco. “Una Voce” è la prima di esse, che anticipa il singolo “El Sendero”, cantato in coppia con la cantautrice messicana Mishel Domenssain; questo brano è un pezzo molto orecchiabile, paragonabile a brani come “Ti Fa Stare Bene” o “Una Chiave”, contenuti nei suoi vecchi album, tuttavia come influenza musicale abbiamo un’inedita sonorità latina. Arriviamo quindi a “Campione Dei Novanta”, brano che riprende certe tematiche affrontate da Salvemini già nel brano “Abiura Di Me” da Le Dimensioni Del Mio Caos; il disagio provato verso la sua prima parte della carriera si confronta con un altro disagio: il non riconoscersi più nell’attuale scena musicale italiana, “… in confronto Mikimix è Bob Dylan…” recita infatti il testo in maniera goliardica. Dopo questa traccia, un’altra skit ci introduce ad una nuova sezione dell’album, la settima traccia “Contronatura” affronta il tema del rapporto con la natura, passando da momenti riflessivi a riferimenti verso la letteratura italiana dei secoli scorsi; assieme alla successiva “Eterno Paradosso”, dal timbro pop-rock e con un assolo di chitarra conclusivo che lascia ad un primo ascolto spiazzati, rappresenta due dei capitoli più riusciti dell’album. “Marco e Ludo” è una skit che fa da introduzione al singolo “La Scelta”, uno dei brani più noti della carriera recente del cantautore pugliese che, prendendo come riferimento Beethoven e Mark Hollis dei Talk Talk, confronta due attitudini differenti nel comporre musica. Sulla base di questo confronto, arriviamo alla successiva “Azzera Pace”, dove si mostra in primo piano l’attitudine del bastian contrario, nella musica ma ancora prima nella vita; non mancano riferimenti alla società contemporanea, ma allo stesso tempo il posizionamento in questa parte del disco di questa canzone non è casuale, infatti se qui abbiamo il tema centrale del “voler essere contro a tutti i costi”, con la successiva “Eyes Wide Shut” arriviamo al concetto pirandelliano dell’ indossare una maschera per affrontare la vita: “… io non vado in cerca di me stesso, perché rischio di trovarmi per davvero”. Il chiaro omaggio a Kubrick contenuto nel titolo è un elemento che gli appassionati di cinema noteranno fin da subito, così come saltano subito all’orecchio le sonorità hard rock del pezzo, con riff di chitarra e di basso distorti. Questo pezzo, assieme a “Zeit!” (che ammicca all’industrial metal), rappresentano due degli episodi più duri dell’album, che risultano estremamente efficaci in ottica live. “Come Prypiat”, “Il Mondo Come Lewis Carroll” e “La Certa” fanno infine da protagoniste assolute dell’ultima parte di questo concept album; la prima consiste in un velato riferimento alla contraddizione e l’ipocrisia della propaganda e della comunicazione via social-media, mentre le altre due sono brani estremamente introspettivi dove Caparezza riflette su temi quali l’incertezza e la mancanza di stimoli sempre nell’ottica del mondo contemporaneo. “Exuvia”, per concludere, è la traccia che da il nome all’album, ed è un pezzo synth pop liberatorio, dove il testo esplicito riguardante il rinascere dopo periodi negativi, viene enfatizzato da sintetizzatori martellanti che ipnotizzano l’ascoltatore; la reale conclusione dell’album è tuttavia nell’ultimissima parte del brano, che contiene un easter egg udibile soltanto con le cuffie; si tratta di un rumore bianco che copre un messaggio audio fuori fase che consiste nel messaggio “Ricordati che questo è un disco allegro”.

Questa ironia conclusiva è la ciliegina sulla torta che fa capire come la genialità di questo artista è ormai ben radicata nella sua produzione musicale, totalmente indipendente dalla richiesta musicale della discografia italiana. A differenza dei suoi primi lavori, questo Exuvia prende una strada molto più cantautorale e meno rap di stampo tradizionale, proseguendo di fatto anche la svolta rock di Il Sogno Eretico e Museica. Questo disco rappresenta un picco altissimo nella carriera di Michele Salvemini, è un disco che pur essendo complesso, ha dei momenti orecchiabili che fanno emergere la curiosità di approfondire l’opera con un approccio più meditativo.

Assieme al successivo Orbit Orbit e al precedente Prisoner 709, questo album fa parte di una “trilogia” che affronta il passaggio dal disagio, all’accettazione, e infine alla nuova dimensione dell’artista affrontata nell’album seguente. Possiamo concludere quindi affermando che Caparezza, anche dopo diversi anni, può cambiare stile musicale ed evolversi nelle tematiche affrontate, ma resterà sempre coerente con il suo essere ed il suo spirito.

Brani migliori: “Campione Dei Novanta”, “Eterno Paradosso”, “La Certa”, “Exuvia”

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Riassunto del Bot

La recensione analizza Exuvia, ottavo album di Caparezza, come un viaggio tra catarsi e rinascita personale. L'opera miscela rap, rock e sperimentazione, affrontando tematiche profonde come disagio, accettazione e ricerca d’identità. Il disco spicca per songwriting, collaborazioni e riferimenti culturali, chiudendosi su una nota di ironia e consapevolezza artistica.

Tracce

01   Exuvia (04:45)

CapaRezza

Rapper e cantautore di Molfetta (1973), già Mikimix, poi Caparezza. Celebre per testi ricchi di citazioni, satira sociale e un sound che mescola rap e rock. Ha firmato vari concept album di forte impatto.
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