Copertina di Catherine Wheel Happy Days
Nevermind

• Voto:

Per appassionati di shoegaze, grunge e alternative rock, amanti della musica anni '90 e chi cerca band sottovalutate da riscoprire
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LA RECENSIONE

Ciao, questa è la mia prima recensione e ho deciso di parlare di un'album che qui ancora non è stato recensito ma che merita veramente, proprio per questo ho deciso di sopperire alla mancanza..

Voglio parlare di un gruppo britannico non certo famosissimo (purtroppo) ma di certo molto influente per molte band che poi sono nate, i Catherine Wheel. Sono una band che si è formata nel 1990 in Inghilterra. Il cantante e chitarrista del gruppo è Rob Dickinson (cugino del più famoso Bruce degli Iron Maiden). L'album in question, "Happy Days", è uscito nell'ormai "lontano" 1995. Nell'album sono presenti molte influenze grunge di certo, anche se non mancano le sonorità shoegaze tipiche della band.

Ma parliamo dell'album; si parte subito fortissimo con "God Inside My Head", un brano che ti fà letteralmente saltare dalla sedia, e ti fa subito capire di che pasta sono fatta i nostri. Si sentono molto le influenze grunge del periodo qui, ma a differenza di altre band, i Catherine non cercano di imitare ma inventano un proprio stile. La seconda traccia è "Waydown" che è anche uno dei due singoli dell'album. Qui si ritorna allo stile precedente della band, con una canzone molto bella e la voce di Rob che sembra esplodere quando urla. La terza traccia invece, "Little Muscle" parte molto calma con la voce di Rob quasi sussurata per poi esplodere nel chorus che ti entra immediatamente nella testa. Ma con la traccia n°4 i Catherine si superano, a parer mio questa è il pezzo forte del disco insieme alle prime due. Qui puoi letteralmente viaggiare con la mente, è una vera droga, con la parte finale che ti fa venire la pelle d'oca ad ogni ascolto. Le altre tracce da segnalare in particolare sono: "Eat My Dust You Insensitive Fuck", e "Judy Staring at the Sun", traccia n° 11 ed altro singolo dell'album.

L'intero album merita di essere ascoltato, non c'è una canzone che abbassa il livello, o che ti fa venir voglia di premere il tasto dello stereo per la traccia successiva. L'unica pecca è che forse non c'è la classica canzone singolo che arriva a tutti e che metterebbe la band in evidenza.(anche se personalmente penso che sia "God Inside My Head", che "Waydown" sono dei potenziali "singoloni")

In sostanza i Catherine Wheel sono un gruppo che purtroppo non è riuscito ad imporsi commercialmente, sopratutto qui in Europa, ma che avrebbero meritato davvero miglior fortuna. A parer mio sono una delle Band piu' sottovalutate della storia, sopratutto pensando alla varia immodizia che ci rifilano oggi (tipo Linkin Park, Green Day, Finley ecc.ecc.ecc....). Consiglio l'ascolto a tutti quelli che non li conoscono.

Un saluto...

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l'album del 1995 'Happy Days' dei Catherine Wheel, evidenziandone l'unicità nel panorama shoegaze e grunge. L'autore sottolinea alcune tracce forti come 'God Inside My Head' e 'Waydown', lodando l'energia e l'originalità del gruppo. Nonostante la scarsa fortuna commerciale, l'album è raccomandato a chi ama musica autentica e di qualità, considerandolo una gemma sottovalutata.

Tracce testi video

01   God Inside My Head (03:52)

02   Waydown (03:14)

03   Little Muscle (03:04)

05   Empty Head (03:12)

06   Receive (03:35)

08   Eat My Dust You Insensitive Fuck (08:06)

11   Judy Staring At The Sun (03:56)

Leggi il testo

12   Hole (03:49)

13   Fizzy Love (03:34)

14   Glitter (04:07)

15   Kill My Soul (05:11)

Catherine Wheel

Catherine Wheel sono una band inglese di alternative rock/shoegaze formata nel 1990 e attiva negli anni ’90. Guidati dal cantante/chitarrista Rob Dickinson, hanno pubblicato cinque album in studio tra il 1992 e il 2000, spaziando dallo shoegaze alle sonorità più radiofoniche.
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Altre recensioni

Di  mien_mo_man

 Quel che proprio non capisco è come mai i Catherine Wheel, band fin lì fondamentalmente shoegaze, avessero a quel tempo compiuto anch’essi questo passo deciso verso sonorità tanto radiofoniche.

 Probabilmente, forse uscito nel '92, sarebbe stato un lavoro all’altezza delle pietre miliari del (sotto-)genere, ma nel 1995 era già perso nella centrifuga del grunge.