Copertina di Celtic Frost Morbid Tales
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Per appassionati di metal, fan di generi estremi, collezionisti di album cult, studiosi di musica metal e nuove leve interessate alla storia del black e thrash metal
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LA RECENSIONE

Corre l'anno 1984 e i Celtic Frost, la band svizzera capitanata da Thomas Gabriel Warrior, pone la prima pietra di quello che sarà il suo immenso castello: si tratta di "Morbid Tales". L'ampia ricerca musicale dei Celtic Frost muove da un lavoro che si iscrive nella cosiddetta "prima ondata black metal", all'epoca in pieno fermento (nell'anno precedente i Venom avevano pubblicato "At War With Satan" e i Mercyful Fate "Melissa"): infatti, anche se l'album appartiene essenzialmente al filone thrash, l'atmosfera oscura che pervade tutte le tracce e le liriche legate all'occulto fanno dei Celtic Frost uno tra i gruppi più importanti per lo sviluppo del black metal successivo.

L'intro spettrale "Human" ci porta a "Into The Crypt of Rays", pezzo dal ritmo frenetico che presenta tutte le caratteristiche che fondono pressoché ogni brano del disco: il sound sporco e pesante della chitarra di Warrior, la sua voce roca e malefica, la batteria implacabile del session-man Stephen Priestly. La presenza del bassista Martin Eric Ain è forse meno appariscente, ma certo è che pure lui in quanto a pestare non scherza. Interessante, inoltre, notare gli urletti (i classici "Uh!") del cantante, che diventeranno un vero e proprio timbro ricorrente delle sue opere.

Da qui in poi si sprofonda sempre più nell'oscurità, passando da canzoni tipicamente thrash come "Morbid Tales" e "Visions of Mortality" a tracce lentissime che paiono provenire dall'oltretomba, quali "Dethroned Emperor" e "Procreation Of The Wicked". Ed ecco che in mezzo alla densa coltre sulfurea, passando per "Return to the Eve", si intravede il primo bagliore strumentale, "Danse Macabre", che simboleggia la voglia di rinnovamento della band svizzera e preannuncia (facile dirlo, col senno di poi) i futuri capolavori. Dopo "Nocturnal Fear", forse il brano più riuscito, il disco si conclude-nella versione rimasterizzata del 1999-con tre perle furiose che ben suggellano il tutto: "Circle Of The Tyrants", "Visual Agression" e "Suicidal Winds"

Anche se non è questo il lavoro che ha fatto passare i Celtic Frost alla storia, rimane comunque un ottimo album di salubre metal (estremo), che io consiglio sia per ascoltare l'esordio di coloro che saranno i pionieri dell'avantgarde metal (e dunque può interessare), sia per la qualità delle tracce in sé, a parer mio degna di nota.

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Riassunto del Bot

Pubblicato nel 1984, 'Morbid Tales' dei Celtic Frost rappresenta una pietra miliare nella prima ondata del black metal e nel thrash metal. L'album spicca per atmosfere oscure, liriche occulte e un sound sporco ma innovativo. I brani variano dal ritmo frenetico a passaggi più lenti e atmosferici. Pur non essendo il loro lavoro più famoso, resta un'opera di grande valore per appassionati e cultori del genere.

Tracce testi video

01   Into the Crypts of Rays (04:21)

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02   Visions of Mortality (04:48)

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03   Dethroned Emperor (04:37)

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05   Circle of the Tyrants (04:27)

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06   Procreation (of the Wicked) (04:03)

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07   Return to the Eve (04:07)

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08   Dance Macabre (03:53)

10   Suicidal Winds (04:36)

11   Visual Aggression (04:13)

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Celtic Frost

Celtic Frost sono un gruppo svizzero formato da Thomas Gabriel Fischer (Tom G. Warrior) e Martin Eric Ain, tra i più influenti del metal estremo europeo. Dagli esordi ferali di Morbid Tales alle orchestrazioni e ibridazioni di Into the Pandemonium, fino al ritorno oscuro di Monotheist.
13 Recensioni

Altre recensioni

Di  Cronos

 "Morbid Tales è un lavoro tecnicamente strutturato molto bene, con riff assassini e un ruggito demoniano."

 "Questo album, insieme al primo dei Bathory, ha aperto un nuovo periodo per il black metal, che si evolverà sempre più."