Copertina di Church of Misery Houses Of The Unholy
Bartleboom

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Per appassionati di metal estremo, stoner doom, cultori del metal giapponese e fan di sonorità heavy blues anni '70
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LA RECENSIONE

"Houses Of The Unholy" ('09), quarto full length per i quattro redneck dagli occhi a mandorla dello Shijuku (Tokyo), sa di mosche che si fanno il bidet nel sangue rappreso, di incaute e poppute studentesse in mini-shirts finite per sbaglio nella dispensa di Hannibal Lecter, di vermi goderecci che si stiracchiano al sole del Texas, assopiti da un coccolone postprandiale a base di carcasse umane.

Sei canzoni per sei serial killer, in cui i nostri tamagotchi assetati di sangue prelevano con operazione chirurgica il canone sabbathiano dalla bigia Birmingham per condurlo a forza di calci e pugni fino agli scenari desolanti dell'America rurale e cannibale. Esasperandolo nei suoni e nei volumi, spogliandolo di ogni fascinazione pagana ed esoterica per rivestirlo di un tailleur di pelle umana.

Affondando le mani nelle viscere della tradizione heavy blues settantiana, forti del titolo di "Gruppo preferito del nonno imbalsamato di "Non aprite quella porta", fanno a pezzi la frenesia dei Sir Lord Baltimore (per l'occasione omaggiati della cover di "Master Heartache"), l'urgenza pre-punk della Detroit di fine anni sessanta, l'acida esuberanza fuzz dei Blue Cheer ("Shotgun Boogie"), per cucinarne i resti in un pentolone ribollente di stoner doom slabbrato e anthemico ("Badlands"). Il tutto con una sorta di spensierata efferatezza, come in preda alla furia allucinata e divertita tipica dello psicopatico scappato dal manicomio che si ritrovi in mezzo ad una comitiva di collegiali lontane da casa.

Nessuna densità catramosa a là Sleep. Nessuna divagazione extrasensoriale a là Kyuss. Piuttosto l'immanenza di un punteruolo che spezza ossa e lacera cartilagini, di corde vocali straziate e martoriate da un growl feroce e animalo, richiamo d'amore di un qualche antenato della razza umana abbandonato dal Tom Tom al momento di intraprendere la strada per l'evoluzione. E che, diciamolo, sa tanto di presa per il culo a certe pose cattivissime del medal più estremo.

Un disco violento e cazzone. La colonna sonora ideale per vacanze in campeggio, serate a casa da soli e passaggi dati a tarda notte ad autostoppisti sconosciuti.

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Riassunto del Bot

Houses Of The Unholy è il quarto album dei Church of Misery, un potente lavoro di stoner doom che fonde sonorità heavy blues settantiane con atmosfere oscure e violente. L'album rende omaggio a leggende come Sir Lord Baltimore e Blue Cheer, spingendo però il sound verso territori più abrasivi e brutali. La recensione ne celebra il carattere feroce e divertito, ideale per chi cerca un metal crudo e senza compromessi. Un disco energico e iconoclasta, perfetto per notti all'insegna della follia sonora.

Tracce video

01   El Padrino (Adolfo de Jesús Constanzo) (08:51)

02   Shotgun Boogie (James Oliver Huberty) (04:15)

03   The Gray Man (Albert Fish) (05:45)

04   Blood Sucking Freak (Richard Trenton Chase) (08:33)

05   Master Heartache (05:17)

06   Born to Raise Hell (Richard Speck) (07:33)

07   Badlands (Charles Starkweather & Caril Fugate) (07:57)

Church of Misery

Church of Misery è una band doom/stoner di Tokyo fondata nel 1995 dal bassista Tatsu Mikami. I testi sono ispirati a serial killer e crimini reali, su un suono pesantemente debitore ai Black Sabbath. Tra gli album più noti: Master of Brutality, The Second Coming, Houses of the Unholy, Thy Kingdom Scum e And Then There Were None.
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