Come già accaduto a Renato Zero nel 1980 (l'album in questione "Tregua") è il caso di dire che il troppo stroppia. E le ambizioni spesso uccidono l'inventiva. Qui Baglioni va davvero oltre, troppo oltre: una specie di lunghissimo concept album diviso in 4 parti (aria, acqua, fuoco, terra) in cui si narrano le vicende di Cucaio (che era la storpiatura che lo stesso Baglioni, da piccino, dava del proprio nome) che nasce come racconto (e l'edizione del 1990, diretta solo a chi prenotò in anticipo l'album, contiene il racconto originale in forma di libricino) e che finisce per essere un album musicalmente affascinante ma dispersivo (ed alla lunga pesante) come pochi. Oltretutto, tolti pochi momenti, di emozioni ce ne sono pochine: più algido di un ghiacciolo, procede a tratti quasi per inerzia, sempre attento a stupire, quasi mai a colpire nel segno.
L'album ha una gestazione che definire travagliata è poco. Baglioni lo comincia a scrivere, ad Ansedonia, insieme ad alcuni collaboratori, a fine 1987 e ci lavora tutto l'anno successivo. Lo registra un po' ovunque, soprattutto a Londra dove, negli studi accanto, Peter Gabriel sta registrando la colonna sonora de "L'ultima tentazione di Cristo", capolavoro a firma Martin Scorsese. Essendo Peter Gabriel il re, all'epoca, della world music di riflesso Baglioni pensa di essere il Gabriel italiano e fa di "Oltre" un disco di world music a tutto tondo (come se "Creuza de ma", 1984, world music vera, non fosse mai esistito). Contamina così la sua musica con sound e culture musicali lontanissime dal Belpaese e scrive alcuni tra i testi più complessi (e più oscuri) della musica italiana (difficilissimi da comprendere ascoltando l'album dato che questo, misteriosamente, viene registrato a volume bassissimo, mah...). Musiche etniche, testi incomprensibili (o quasi), una storia complessa da seguire e la frittata è fatta, ma all'epoca pochi se ne accorgono. L'album viene pubblicizzato nel 1989 con uscita a fine anno (avrebbe dovuto intitolarsi "Un mondo più uomo sotto un cielo mago", ma la prima idea, confessata da Baglioni a "Topolino", sarebbe dovuta essere "A presto") ma l'8 settembre 1988 allo Stadio Comunale di Torino, durante il tour del "Human Rights Now!" gli organizzatori ebbero la "brillante" idea di fare esibire sullo stesso palco Bruce Springsteen, Sting, Peter Gabriel, Youssou N'Dour, Tracy Chapman e Claudio Baglioni, il quale venne preso a fischi e pernacchi (e lanci di bottigliette e pomodori). Scosso, Baglioni si rifugia nella stesura definitiva del suo nuovo lavoro, appunto "Oltre", provando ad andare al di là del proprio, ormai consunto, status di cantante di canzoncine d'amore. Ma l'invito a tutti di prenotare l'album con uscita 1989 è un boomerang, dato che in molti lo prenotano ma l'uscita viene posticipata (con gran scorno di chi ci aveva già messo i soldi). Uscirà nell'ottobre del 1990, e qualche giorno prima Baglioni sarà vittima di un incidente automobolistico a Roma sulla Camilluccia. L'attesa è spasmodica (l'ultimo album di Baglioni, "La vita è adesso" risaliva al 1985, cinque anni prima): le vendite sono buone, molto buone, ma i fans sono perplessi, mentre la critica, seppur a targhe alterne, lo incensa sottolineandone la ritrovata maturità artistica ed il coraggio non battere più strade, già al tempo, piuttosto logore. Gino Castaldo, su "Repubblica" scrive: "Bisognerà cominciare a prenderlo sul serio il signor Claudio Baglioni, di professione cantautore. [...] E diciamo subito che siamo ai massimi livelli della produzione discografica.[...] La magniloquenza è palese, ma in fondo è un tratto tipico di Baglioni, che ha compiuto imprese spesso eccessive e che va vista nell'ambito di questa strana storia di cantautore, assolutamente unica, tutta fondata su una inestinguibile voglia di riscatto intellettuale che egli coltiva fin dai tempi in cui era il più grande autore di canzoni per adolescenti innamorati". A "Taratatà", programma musicale di Mamma Rai con Enrico Silvestrin gran cerimoniere, nel 1999 durante un'intervista in cui era presente anche Lucio Dalla (che definì una delle canzoni qui presenti, "Domani mai", come una delle più dell'intero panorama musicale italiano) Baglioni ebbe a dire che dopo l'uscita dell'album dovette rifugiarsi in campagna, fuori Roma, e riascoltare cosa diavolo avesse partorito la propria mente. Sul concetto di world music Baglioni proseguirà negli anni a venire, con album a mio avviso più a fuoco ("Io sono qui", 1995; "Viaggiatore sulla coda del tempo", 1999) e, soprattutto, più coincisi.
"Oltre" presenta un mucchio di collaborazioni di lusso. Pino Daniele ("Io e il mare"); Richard Galliano ("Io lui e la cana femmina"); Mia Martini ("Stelle di stelle"); Paco de Lucia ("Domani mai", "Mah, non so se potevo suonare ancora meglio", dirà il musicista spagnolo evidentemente soddisfatto del proprio, in effetti ottimo, lavoro); Youssou N'Dour ("Le mani e l'anima"); Oreste Lionello ("Dov'è Dov'é"); Didier Lockwood ("Qui Dio non c'è"). 20 brani di cui, stringi stringi, a restare in mente sono al massimo 4, il resto è talmente troppo arzigogolato che si fatica ad assimilarlo, non dico al primo ascolto ma nemmeno al quinto. "Dagli il via"; "Naso di falco"; "Noi no" e la stra-abusata "Mille giorni di te e di me" (che Baglioni scrisse 8 anni prima non trovandone pero' ai tempi la giusta "coperta" musicale) sono gli episodi più famosi dell'intero album, le altre cose scivolano via senza lasciare grandi tracce, se si eccettua forse "Io dal mare" e "La piana dei cavalli bradi" (che venne ispirata da Baglioni durante un soggiorno in Umbria). Tanta complessità ed ambiziosità non giovano all'operazione che all'epoca sembrò innovativa, spericolata e coraggiosa: col tempo tali aggettivi hanno lasciato il posto ad altri lemmi, come pesantezza, supponenza (a volte davvero insopportabile), senso di superiorità (come se Baglioni, ormai pago del proprio mito, avesse voluto indirettamente confrontarsi con i grandi cantautori dei decenni precedenti "impegnati", a differenza sua che per antonomasia è stato negli anni della lotta politica l'artista italiano più disimpegnato possibile). Ma siamo fuori tempo massimo.
Va al n.1 in classifica e sarà il terzo album più venduto in Italia dopo il Lucio Dalla di "Cambio" e l'Eros Ramazzotti de "In ogni senso": in un panorama musicale in continua evoluzione (da lì a poco i cantautori entreranno definitivamente in crisi e le classifiche, anche italiane, saranno dominate dalla techno music) il coraggio di Baglioni va sicuramente premiato. Poi il risultato, vabbè, ci siamo capiti.
Le parole sono una fitta rete sulla quale lasciarsi cadere e lentamente rotolare.
'Mille giorni di te e di me' è l'estrema sintesi tra poesia e canzone.