QUESTO PICCOLO GRANDE AMORE (1972) 5,5/10
Viene un po' da pensare (e un po' da piangere) nel compulsare le cifre: “Questo piccolo grande amore” vende quasi 1 milione e mezzo di copie e trattasi, come noto, di un concept album. Io non dico gli Who di “Tommy”, 1969, ma in quello stesso anno, il 1972, in Italia uscivano ben altri concept album, uno su tutti lo strepitoso “Darwin!” del Banco del Mutuo Soccorso. Menomale che lo “tsunami” Baglioni lo fronteggiò caparbiamente Battisti, altrimenti questo album del Vate dell'Amore romano sarebbe finito al numero 1 della hit parade. Si piazzò settimo, dietro ai Pink Floyd de “The Dark Side of the Moon”, e ci mancava solo quello. Ma fu l'album che aprì le porte al giovane cantautore romano (che, per inciso, è colui che ha venduto più album nella storia in Italia): ben altra stroria furono i singoli, la title-track spopolò. Pare che sia ad oggi il brano italiano più coverizzato (persino all'estero) tanto da essere stato nominato “canzone del secolo” durante il Festival di Sanremo anno di grazia 1985.
E' un concept-album, dicevo. Sicuramente più fluido e meno pesante del successivo “Gira che ti rigira amore bello”, 1973, che ne sarà una pedissequa copia, ma certamente non esente da pecche e da romanticherie da romanzo rosa eccessive. La storia è di una banalità sconfortante: lui si perde a Piazza del Popolo, Roma, si rifugia in un bar ed incontra lei; seguono scherzi fra amici, promesse di matrimonio davanti a Dio (siamo pur sempre nel 1972 in un paese cattolico come l'Italia!), poi lui parte militare, torna e scopre di essere cornuto; torna a casa da mammà, vorrebbe spaccare il mondo ma alla fine capisce che non può farci niente (“Giulietta è 'na zoccola” dicevano i tifosi napoletani a quelli del Verona, e qui direi che ci calza a pennello). Come “storiella” è minima, evanescente, quasi stupida. Ma le ragazzine dell'epoca, quelle laylesche e disperatamente convinte che l'amore fosse la cosa più bella del mondo, non ebbero pietà ed accorsero in massa a comperare un 33 giri che, ascoltato oggi, pare roba del mesozoico. Anche nel linguaggio: “'sti cavoli” è un'espressione che, credo, non si usi più da un po' di decenni (così come “dar via il sedere”, anche se è comprensibile la pudicizia di Baglioni dato che la censura gli contestò alcune parole della title-track dato che “cose proibite” in radio divenne “scarpe bagnate” ed “essere nudi” si trasformò in “essere soli”).
Musicalmente è un bel (si fa per dire) guazzabuglio di suoni. Ora, non dico che sia tutto da buttare, ammetto che alcuni passaggi siano anche interessanti se non financo belli. Io, ad esempio, trovo molto azzeccato il dialogo tra mamma e figlio in “Quanto ti voglio” (che reputo la canzone migliore dell'intero album); il sax in “Con tutto l'amore che posso” è crepuscolare quanto basta; la coda finale de “Cartolina rosa” (vagamente, ma molto vagamente, prog) è una bella intuizione musicale, così come il giro armonico semplicissimo, ma efficace (poi ripreso spesso nell'album) de “Una faccia pulita”. Insomma, delle buone cose ci sono. Ma ce ne sono anche di discutibili. Io credo che il dialogo con gli amici in “Ma che begli amici...!” sia abbastanza tragico (soprattutto da un punto di vista di lyrics), non di meno il duetto tra i due protagonisti in “Battibecco”, ma più in generale tutti i brani botta e risposta, oltre ad apparire oggi invecchiatissimi, sono l'esempio di ciò che non dovrebbe essere una canzone dialogata (cito alcune strofe, le più mielose: “...e quanti cavoli, sai mia hai scocciato/se ti scoccio possiamo lasciarci”; “...fai la preziosa, ed io sono stanco/di passare da scemo per te”; “...sai non è per puntualizzare/ma con quella ci hai studiato o ci hai fatto altre cose?”; “...pecorella smarrita, è cotto/la bimba gli ha fatto un bel buco nel cuore”). Per tacere del misticismo che apre il lato B: “Io ti prendo come mia sposa” farebbe passare la voglia di sposarsi a chiunque (cosa che dovrebbe passare a chiunque per legge per quanto mi riguarda). Celebre è “Porta Portese”, ma chi ha vissuto quella “caciara” lì sa che Baglioni la ammorbidisce parecchio, tanto da renderla assai poco credibile.
Consoliamoci: trattasi di un LP unico, piuttosto lungo (53') ma unico, con grande rammarico di Baglioni che aveva pensato ad un doppio LP con un mucchio di canzoni di raccordo che, tolte alcune, non saranno mai incise. Il Baglioni migliore deve ancora arrivare: gli anni '80 saranno suoi.
"La storia è frammentaria e a volte alcune cose rimangono sottintese."
"Cambiare tempo e armonie a classici come 'Porta Portese' e 'Questo Piccolo Grande Amore' mi è sembrata una vera pacchianata."
Baglioni lo definirei come il primo che ha scritto di amori giovanili "a tu per tu" con un'immediatezza che nessuno ha mai fatto prima di lui.
Se fosse un film metterei i titoli di coda con lo strumentale di "Con tutto l'amore che posso".