L’abisso nel quale stanno scendendo i Coldplay sembra non avere fine.

Un gruppo che aveva esordito con album pazzesco all’inizio del millennio (Parachutes) creava grandi speranze. Sembrava infilarsi in quel cono d’ombra del Rock nel quale non riuscirono gli U2, ai quali i quattro si ispiravano all'inizio della loro carriera, senza troppo nasconderlo.

Ma il secondo album deluse le aspettative, pur essendo presenti degli episodi rimarchevoli. Di lì in poi un progressivo abbandono del Rock verso un pop patinato, plasticoso e affetto da gigantismo di arrangiamento (tipo "All that you can’t leave Behind" dei loro maestri, per dire).

Di questo ultimo album, credo, non si sentisse il bisogno, perché suona esattamente come i precedenti, con l’aggravante che i testi sono di una banalità sconcertante (sin dal titolo, come nel caso di "feels like i'm falling in love"; oppure come il primo verso di "Good Feelings": "we fell in love in summer" e relativi urletti con autotune di sottofondo). E’ tutto già sentito ed anche tremendamente disomogeneo. C’è la canzone elettronica, quella acustica, quella squisitamente mainstream radiofonico e quella con le collaborazioni con artisti rap che adesso fanno tanto fino. Insomma, un album senza capo ne' coda e fondamentalmente mediocre. Anche se la mediocrità dei Coldplay potrebbe essere l'eccellenza di altri gruppi.

Il gruppo ha annunciato altri due album, prima di concludere la carriera. Se devono continuare su questa china, sarebbe meglio fermarsi qui. Se invece hanno intenzione di produrre musica un po' più raffinata, meno catchy e più matura, ben vengano. Che sappiano fare pop mainstream l'abbiamo capito: perchè non misusarsi in qualcosa d'altro? Le capacità le hanno!

Ah, dimenticavo: di musica lunare, di cui al titolo dell'album, ben poche note. Il titolo mi ha spimto ad ascoltarrlo, illuso che potesse essere un cambio di rotta. Forse la delusione deriva da questo.

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