Copertina di Cranes Self Non Self
hypnosphere boy

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Per appassionati di musica alternativa, fan di industrial e dream pop, amanti di sonorità sperimentali e poesia rock
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LA RECENSIONE

Minimalista, oscuro, ipnotico, denso, al tagliente confine tra "musica" e "rumore": questo mini-album originariamente pubblicato in vinile, quindi ri-edito in CD (con due bonus-tracks) costituisce l'esordio di questa interessante e promettente band di Portsmouth: i Cranes. La formula sonora, spigolosa, gelida, a tratti sferzante, riesce a proporre un sound al tempo stesso compatto e capace di stemperarsi e perdersi in spirali di puro rumore industriale… questo è il primo referente stilistico, vale a dire ciò che bands come Z’ev, DAF (Deutsch-Amerikanische Freundschaft), primi The Young Gods (periodo “L’Eau Rouge”) sul versante industrial ed ebm hanno finora saputo realizzare nei termini di un uso intelligente dell’elettronica “dentro” la forma-rock tradizionale, (e a volte sconvolgendone lo schema canonico); e tale appare ascoltando la traccia conclusiva “Nothing In The Middle, Nothing At The End”, quasi un manifesto epigrammatico, o “Fuse”: incedere costruito come una sorta di “upward spyral” (direbbe Siddharta in lingua inglese), per giungere come una corrente ascensionale, ad una sorta di illuminazionecatartica. Questa è la struttura portante di diversi brani qui inclusi, compresi quelli che svelano maggiormente il secondo referente: il dream pop di bands quali Cocteau Twins, Belcanto, Talk Talk (“Focus Breathe” è un capolavoro dream-pop industrial ante-litteram, con le sue esplosioni/accensioni chitarristiche), sogni tuttavia come sommersi dal gelido inverno dei vortici dell’Oceano ritratto da Dylan Thomas:

“Con l'uomo nel vento e la luna d'occidente; (…)   /Sotto i meandri del mare /Giacendo a lungo non moriranno nel vento (…)/E la morte non avrà più dominio”

 

 (Dylan Thomas - "Poems")

Questo è il terzo ed ultimo referente: non musicale, ma letterario. Connotazione apparentemente sfumata, in realtà strutturante della poetica di un gruppo, che in tal senso si rivela allineato alla sensibilità poetica e letteraria di certo Rock d’Albione, legato al Romanticismo, al Simbolismo, alla Poesia Decadentista, e a molto altro ancora.
Un esordio potente, cadenzato e a tratti scabroso nelle sonorità, quanto dolce, soffuso e melodico nel cantato femminile, quasi fragile e sinuoso con voce volutamente “fuori campo”, alla maniera degli antesignani Suicide: industrial-wave concettuale, per la quale potremmo prendere a prestito la definizione di “Rock Esistenziale”.

 

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Riassunto del Bot

Self Non Self è l'esordio potente e affascinante dei Cranes, un mini-album che unisce elementi di industrial, dream pop e poesia decadente. La musica, densa e ipnotica, si muove tra rumore e melodia sospesa. La voce femminile, fragile e distante, aggiunge un tocco emotivo a un sound gelido e spigoloso. Un lavoro ricco di riferimenti letterari e sonori, che si distingue per originalità e profondità.

Tracce video

01   One From the Slum ()

02   Joy Lies Within ()

03   Heaven or Bliss ()

04   Beach Mover ()

05   Focus Breathe ()

Cranes

I Cranes sono una band britannica formata a Portsmouth da Alison e Jim Shaw. Emersi a fine anni ’80 con un suono tra dream pop ed etereo, si sono affermati nei ’90 con Wings of Joy, Forever e Loved. Hanno suonato in apertura ai The Cure e nel 2008 hanno pubblicato l’album omonimo, orientato a un’elettronica minimale.
08 Recensioni

Altre recensioni

Di  Qzerty

 Il genio è nelle linee di basso e nell’equilibrio perfetto/precario della sezione ritmica.

 Cinque secco, su tutte le ruote. Compratelo.