"Cuckoo" è il secondo album studio del duo britannico formato dalla vocalist Tony Halliday e dal chitarrista / programmer Dan Garcia.
Dopo l'esordio del '92 con "Doppelganger" il duo ci riprova questa volta con "Cuckoo", che a tratti sembra continuare la scia del precedente lavoro, a tratti evidenzia un cambiamento di tendenza, non del tutto repentino. Un album studio caratterizzato sempre dal quel sound sporco, distorto, misto all'elettronica che tanto ha fatto affermare questa band (ormai rimasta solo un ricordo). I più vedranno nei pezzi dei Curve qualche discordanza, caratterizzata dal quel contrasto "musica - voce" non sempre ben amalgamato, ma che è diventato, in fondo, il loro marchio di fabbrica. "Cuckoo" è il risultato di tutti questi ingredienti tipici e che stanno molto a cuore: a far da padrona non solo è la vocalità sensuale della Halliday che ci regala brividi misti a testi non proprio positivi, sussurri e inquietudini anormali, ma anche il loro sound che continua a spaziare dall'alternative, all'electronic, senza peccare di presunzione alcuna.
L'album si apre con un'energica "Missing Link", che fa ben sperare in una sorta di continuità con le origini. La Halliday canta con una grinta tale da renderla affascinante e aggressiva mentre parla di perdita di cuore, di mente e di passato. Inversione di tendenza in "Crystal" e "Men Are From Mars, Women Are From Venus" in cui emerge un animo più dark e una voce a tratti quasi sussurrata e incapace di stare a passo con il frastuono dei campionamenti che l'accompagnano. La pecca o il punto di forza dei pezzi dei Curve è proprio la mancanza di una continuità ben precisa tra un brano e un altro. Presi singolarmente rappresentano tutti grosso modo delle buone produzioni e ci dimostrano anche la crescita di questo gruppo (destinato poi a scindersi, per più volte unirsi senza trovare un riscontro positivo nel pubblico): messi in scaletta, invece, questi suoni un po' contorti si disperdono troppo e danno all'ascoltatore l'idea di smarrirsi in un'eco di sonorità già sentite che portano l'album a ripetersi e a non avere quell'input o quella voglia tale da procedere facilmente con l'ascolto.
Certo, è opportuno precisare che non stiamo parlando dei loro nemici/amici Garbage (il termine di paragone è quasi d'obbligo visti gli esordi di quest'ultimi nel '95 con l'omonimo album) i quali ci hanno invece sorpresi, abituati e allo stesso modo delusi per l'innovazione e per la facilità di creare canzoni dalle velature dark ma dai ritornelli fin troppo semplici e banali (e che hanno rappresentato il loro successo). Qui parliamo di tutt'altro: i rumori si sposano con le campionature elettroniche, la Halliday che da il meglio di sé per essere in accordo con la musicalità; i testi per nulla positivi, l'atmosfera tetra e rabbrividante che circonda l'intero album (unica cosa in concordanza di questo disco). Continuando nell'ascolto ci ritroviamo ancora in questa cupidigia e dispersione che rabbrividisce e ci trasporta in un luogo surreale ed astratto, cui sembra non esserci via d'uscita: "Unreadable Communication" è la conferma di quanto detto finora, perché mostra proprio la parte più introversa e intrigante dei Curve.
Il pregio dei Curve sta proprio nella loro raffinatezza musicale, nel loro intrecciare di rumori contorti, nella loro sapiente capacità di trasportarti in un'altra dimensione, a dir poco surreale, che purtroppo e a malincuore si interrompe a metà album e che possiamo solamente risentire nell'ultima traccia che porta il nome dell'album "Cuckoo": la loro miglior traccia con quel sussurrio intrigante, a tratti sensuale, a tratti ipnotizzante e per contro la musicalità così lieve, quasi inesistente che permette al pezzo di essere in concordanza con lo spirito dell'album. Per il resto, invece, si avverte un tentativo non troppo ben riuscito di voler continuare con il passato tentando di portare qualche evoluzione; l'atmosfera svanisce, il ritmo cupo diventa quasi inesistente, il velato solamente e poche volte da una leggera sfumatura dark/noir che non appassiona.
Considerando il lavoro nella sua integrità, invece, "Cuckoo" rappresenta sicuramente una svolta rispetto alla produzione precedente, si continua a percepire quel "curve style", ci si immerge in un tentativo (piuttosto ben riuscito) di creare un nuovo sound sperimentale che permetterà al duo di continuare, non senza problemi, e che darà alla luce poi successivi lavori. In sintesi, un buon lavoro, che appassionerà sicuramente gli amanti del genere, un album da non sottovalutare e sicuramente capace di aprire nuovi orizzonti musicali.